SVILUPPO ECONOMICO E INNOVAZIONE

Il ruolo dello stato nella transizione al modello circolare

Nella nostra prima legislatura abbiamo dimostrato grande attenzione ai temi dell’economia circolare: ambiente, energia pulite, sviluppo tecnologico, rifiuti zero, sostegno all’autoproduzione, alle piccole e medie imprese e alla stabilità del posto di lavoro. Per dare continuità a questo impegno dobbiamo governare e riprenderci le nostre leve economiche, senza le quali lo Stato non può dare il suo fondamentale contributo alla ripresa economica e alla transizione dall’economia lineare a quella circolare.
Hanno votato per il programma Sviluppo Economico 13.490 iscritti certificati che hanno espresso 152.006 voti.

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Il percorso del programma su Rousseau

Dal modello di sviluppo lineare a quello circolare

Abbiamo sviluppato un programma partecipato, insieme agli esperti e ai cittadini, per trascinare l’Italia fuori dalla stagnazione e riconvertire l’economia attraverso una nuova rivoluzione, questa volta attenta non solo alla crescita, ma anche all’ambiente, alle condizioni dei lavoratori e al benessere sociale. Dovremo consumare meno e meglio, trasformare il prodotto finito da potenziale rifiuto a materia prima del nuovo ciclo produttivo, disimpegnare i lavoratori dalle mansioni fisicamente più logoranti per mezzo di uno sviluppo tecnologico trainato dallo Stato lungo tutta la catena produttiva. Ne beneficerà anche il bilancio pubblico, sgravato da parte dei costi sanitari prodotti dal modello attuale e da una ritrovata piena occupazione, che darà il via ad un nuovo circolo virtuoso. Per realizzare la transizione all’economia circolare, però, non potremmo farci frenare da vincoli di bilancio anti-scientifici, come quelli che ci impone l’Unione Europea attraverso il Fiscal Compact.

I punti votati dagli iscritti

1.Economia circolare
È urgente passare da un modello di sviluppo fondato sulla crescita fine a sé stessa ad un modello che si rigenera da sé riutilizzando le risorse del ciclo produttivo precedente. Ambiente, lavoro e benessere sociale devono tornare a stare insieme. Ci riusciremo solo mettendo al centro l’azione regolatrice ed economica dello Stato, ricalibrando le filiere su una dimensione locale, puntando pesantemente sull’innovazione tecnologica e sull’educazione della cittadinanza ad un consumo consapevole. Approfondisci sul blog Hanno partecipato alla votazione 13.490 iscritti che hanno espresso 40.109 preferenze.

Dettaglio delle preferenze:
- Maggior localizzazione della produzione e dell'offerta sul territorio nazionale rispetto alla produzione odierna globalizzata 8.513
- Maggior tutela dei prodotti e dei servizi italiani sui mercati esteri, contro la contraffazione e le delocalizzazioni 8.116
- Vincolo delle risorse economiche pubbliche destinate alle imprese alle sole finalità di investimento sul territorio nazionale 5.703
- Prolungamento della durata d'uso dei prodotti (contro l'obsolescenza programmata) 5.171
- Promozione di una cultura del consumo consapevole 5.053
- Spinta all'innovazione tecnologica per il superamento del gap innovativo e lo sviluppo di nuovi ambiti e nuovi settori produttivi 4.708
- Coinvolgimento diretto dello Stato e della Pubblica Amministrazione nei processi di rilancio del Paese, attraverso le società pubbliche e partecipate 2.845
2.Innovazione e partecipate pubbliche
l’intervento pubblico è il volano fondamentale del nuovo modello di sviluppo circolare. È lo Stato che deve accompagnare le imprese private nel futuro attraverso gli investimenti nei settori avanzati e strategici, la ricerca e le nuove pratiche produttive. Per riuscirci, però, bisogna riordinare il perimetro delle partecipazioni pubbliche, soprattutto locali, rendere più stringenti i requisiti di onorabilità per i manager pubblici, eliminare il rischio di conflitti di interesse e ridimensionare gli investimenti esteri delle nostre partecipate concentrandoli nuovamente sul territorio nazionale. Il fine ultimo è rilanciare l’innovazione sia di processo che di prodotto, per una economia non solo più competitiva, ma anche compatibile con le stringenti esigenze ambientali e sociali del nuovo modello di sviluppo. Approfondisci sul blog
Dettaglio delle preferenze:

SOCIETÀ PUBBLICHE E PARTECIPATE
Hanno partecipato alla votazione 12.840 iscritti che hanno espresso 12.840 preferenze.
- Stringente definizione dei requisiti di onorabilità e contrasto ai conflitti di interesse nelle nomine dei vertici delle società pubbliche 5.062
- Razionalizzazione e riorganizzazione delle società e partecipate pubbliche valutandone i servizi e le funzioni offerte 2.299
- Ridimensionamento degli investimenti esteri delle imprese pubbliche a favore di investimenti sul territorio nazionale 2.237
- Rigida valutazione dell'azione delle società pubbliche statali in base a obiettivi predefiniti 2.035
- Aumento della percentuale di utile delle imprese pubbliche da dedicare al comparto della ricerca e dello sviluppo 1.207

INDUSTRIA 4.0
Hanno partecipato alla votazione 12.731 iscritti che hanno espresso 12.731 preferenze.
- Creazione di un modello collaborativo PA-Imprese-Università per le nostre città intelligenti 5.966
- Estensione delle agevolazioni a favore delle imprese per l'acquisto di nuovi beni strumentali e servizi ad alto valore tecnologico 4.932
- Incentivazione dei corsi di formazione universitari dedicati agli innovatori di domani 1.833

IMPRESE INNOVATIVE
Hanno partecipato alla votazione 12.514 iscritti che hanno espresso 12.514 preferenze.
- Agevolazione della nascita di nuove imprese mediante l'eliminazione delle barriere (come, ad esempio, il contributo minimale INPS per i soci amministratori e dipendenti) 3.886
- Conversione dei sistemi della pubblica amministrazione verso gli standard di interoperabilità, i quali garantiscono un più efficiente funzionamento della macchina amministrativa attraverso la maggiore capacità di cooperare e scambiare informazioni tra sistemi di amministrazioni e istituzioni differenti. 2.473
- Istituzione di nuovi spazi condivisi di lavoro (coworking) da realizzare presso locali in disuso della pubblica amministrazione, previa riqualificazione energetica e antisismica delle strutture 2.420
- Massimo sfruttamento degli open data, per rendere il cittadino più consapevole e per favorire la nascita di nuove imprese in grado di sfruttare i dati e creare nuovi servizi innovativi 1.606
- Incentivazione delle esperienze di rete di imprese per scambiare conoscenze e prestazioni industriali, commerciali e tecnologiche 899
- Promozione all'estero dei procedimenti e dei casi di successo italiani evidenziando le opportunità che il Paese presenta per gli investitori 745
- Potenziamento dei sistemi di Visto per le professionalità nel campo dell'alta tecnologia, quando si trasferiscano in Italia per costituire società innovative o per prestare servizio presso società innovative 485
3.Innovazione ed economia circolare
Lo Stato non dovrà solo investire ma anche costruire un quadro di regole nuove, chiare ed efficaci. Solo così il nostro tessuto vitale di piccole e medie imprese potrà aprirsi all’innovazione e alle pratiche produttive di riuso, recupero e riciclo dei materiali. Importanti saranno anche le politiche di coinvolgimento della cittadinanza nel nuovo modello di consumo consapevole. Lo sviluppo circolare richiede non solo un’offerta indirizzata da obiettivi sociali e ambientali, ma anche una domanda di qualità. Approfondisci sul blog Hanno partecipato alla votazione 12.420 iscritti che hanno espresso 24.678 preferenze.

Dettaglio delle preferenze:
- Regolamentazione dedicata ad una legislazione che favorisca il riuso, il recupero e il riciclo dei materiali 7.955
- Incentivazione dell'innovazione per superare la barriera tecnologica che non permette un accesso all'innovazione soprattutto alle piccole e medie imprese. 4.641
- Creazione di politiche dedicate al coinvolgimento della cittadinanza, al fine di rendere la popolazione maggiormente consapevole degli acquisti e delle varie fasi di produzione dei prodotti 4.477
- Utilizzo di strumenti aziendali che forniscano un supporto al design dei prodotti/servizi tali da evidenziare l'impatto ambientale che ogni fase della catena d'approvvigionamento implica 2.978
- Sviluppo e utilizzo della Reportistica Integrata per avere attraverso un unico documento di bilancio aziendale annuale la rendicontazione economica assieme alle performance finanziarie, ambientali, sociali e di governance, per fornire una visione complessiva della capacità di creare valore in modo responsabile 2.696
- Sviluppo di infrastrutture virtuali per poter ridurre i costi di transazione legati all'ampiezza geografica del nostro Paese e delle distanze in gioco durante le varie fasi 1.931
4.Commercio con l’estero
La globalizzazione ha imposto agli Stati la concorrenza al ribasso sui diritti del lavoro e dell’ambiente, oltre all’esplosione della disoccupazione e al diffondersi di prodotti di bassissima qualità. A pagare è stato in particolare il made in Italy. Per rilanciare una produzione sostenibile occorre quindi tornare a gestire il commercio nazionale in entrata (import) e in uscita (export), se necessario anche con misure radicali, come i dazi doganali e le quote di importazione. Misure che se usate selettivamente e con intelligenza hanno il merito di proteggere lavoratori e imprese italiane senza penalizzare le potenzialità commerciali di queste ultime sui mercati esteri. Né liberismo né autarchia, ma un giusto mezzo che tuteli e rilanci la qualità italiana nel mondo. Approfondisci sul blog Hanno partecipato alla votazione 12.302 iscritti che hanno espresso 12.302 preferenze.

Dettaglio delle preferenze:
- Sulla ricerca di un giusto equilibrio tra apertura del mercato (import/export) e tutela degli interessi sociali ed economici dei cittadini prevedendo, qualora fosse necessario, anche politiche di protezionismo economico e commerciale, quali dazi doganali e quote di importazione 10.208
- Sulla completa e rapida rimozione di tutte le barriere al commercio globale, come già avviene, sostenendo in modo incondizionato la logica dei trattati di libero scambio e le attuali politiche europee in materia di commercio. 1.212
- Su politiche di protezionismo totale e di chiusura radicali, puntando su produzione e consumo interno, sull'aumento o introduzione di dazi doganali, accettando però rischi quali l'aumento dei prezzi di alcuni beni, la penalizzazione delle esportazioni e la minore competitività della produzione italiana sul piano globale 882
5.Vincoli europei
Un programma ambizioso come quello del M5S non può essere realizzato all’interno di trattati neoliberisti come il Fiscal Compact. Occorre far valere il peso politico dell’Italia in Europa così da rigettare i trattati più dannosi per la nostra economia e rivedere radicalmente gli altri. Il bilancio pubblico non può più sottostare a limiti non scientifici come il 3% deficit/Pil, che inibiscono gli investimenti pubblici produttivi e la politica industriale. Lo stesso vincolo sul rapporto debito/Pil, comprensibile in astratto, non tiene conto del fallimento storico delle politiche di austerità. Il peso del debito si abbatte tornando a crescere e non tagliando fuori lo Stato dall’economia tramite sforbiciate ai servizi pubblici e privatizzazioni. O l’Europa cambia, o il M5S ne prenderà atto muovendosi di conseguenza. Approfondisci sul blog Hanno partecipato alla votazione 12.331 iscritti che hanno espresso 12.331 preferenze.

Dettaglio delle preferenze:
SI 11734
NO 597
6.Politica economica dell’Italia
Ricontrattare i trattati europei ci consentirà di decidere del nostro destino senza che poteri non democratici lo facciano per noi. Il nostro programma di governo richiede infatti un piano ambizioso di investimenti pubblici, finanziati in parte anche a deficit, un rilancio delle esportazioni con l’aiuto della politica monetaria, un drastico taglio della pressione fiscale e una riforma tributaria in senso progressivo, come vuole la nostra Costituzione. Infine, nella tragica situazione sociale in cui versa l’Italia, è urgente garantire alle fasce più deboli un sostegno al reddito. Approfondisci sul blog Hanno partecipato alla votazione 12.362 iscritti che hanno espresso 24.501 preferenze.

Dettaglio delle preferenze:
- Riduzione drastica della pressione fiscale sui redditi d'impresa e sui redditi da lavoro 7.303
- Finanziamento di misure di integrazione dei redditi sotto la soglia di povertà e di sostegno economico per le famiglie senza reddito 5.962
- Esclusione delle spese di investimento per l'istruzione e per la ricerca dal vincolo del 3% deficit/Pil 4.981
- Investimento di risorse in settori produttivi e nella politica industriale attraverso lo sforamento del 3% deficit/Pil 3.386
- Abbattimento del rapporto debito/Pil attraverso lo sviluppo economico del Paese e la ricerca di una inflazione moderata 2.087
- Sostegno alle imprese esportatrici tramite svalutazione monetaria nei confronti delle valute concorrenti 782

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