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Vogliamo tornare anche noi sull'argomento IGDO tanto per ribadire quanta importanza abbia per i cittadini ciampinesi la vicenda ad esso legata e per rispondere al comunicato rilasciato dal PD di Ciampino a difesa dell'infelice posizione presa dall'amministrazione e dalla maggioranza sull'ipotesi di acquisizione del complesso.

Non siamo certo sorpresi dai toni usati in apertura del comunicato, i soliti toni risolutivi con cui si decreta "non la mancanza di volontà politica, ma la certificata impossibilità tecnica e finanziaria" ad acquisire l'IGDO, e neppure dall'affermazione successiva sull'opposizione che - sostiene il PD - non avrebbe una effettiva soluzione in mano perché - sostiene ancora il PD - sulla questione "nessuna alternativa è realisticamente e responsabilmente praticabile". Ci preme però capire la dinamica che ha ha portato l'ex Assessore al BILANCIO Giovanni Terzulli, ora Sindaco di Ciampino, ad affermare poco meno di due anni fa, nel suo programma elettorale, la volontà di acquisire a patrimonio pubblico il complesso quando il costo stimato al momento della redazione del programma era di almeno 7 Milioni d'euro contro l'attuale base d'asta di 1,5 Milioni d'euro: o si è scritto irresponsabilmente e irrealisticamente un programma elettorale prima - facendo quella demagogia che oggi il Sindaco ha premurare di attribuire all'opposizione, M5S in primis - conoscendo appunto alla perfezione i conti comunali in quanto assessore al bilancio - oppure nel frattempo ha cambiato indirizzo politico tradendo il mandato ricevuto, i suo elettori e la cittadinanza che vorremmo ricordare dovrebbe rappresentare nella sua totalità.

Con questo secondo comunicato, il PD ha nuovamente distratto l'attenzione dal reale tema in oggetto - l'acquisizione dell'IGDO e l'incoerenza programmatica che sta dimostrando - verso un'invettiva contro l'opposizione, accusata di incompetenza, di pressappochismo fatto di interventi sommari e palesemente privi di preparazione che denoterebbe una "mancanza di conoscenza tecnico-amministrativa e storico-culturale del bene stesso".

Innanzitutto vorremmo sapere come sia riuscito il nostro il Sindaco a valutare così attentamente le istanze dell'opposizione dato il suo atteggiamento distratto in aula e la palese indisposizione all'ascolto; poi ci incuriosisce il riconoscimento più che positivo dedicato al collega Boccali, non tanto per il merito dell'intervento del quale condividiamo tutto quanto detto, ma per il fatto che quello di Gente Libera è stato un intervento assolutamente critico rispetto all'operato della Giunta e del Sindaco e a tratti fortemente ironico che non lasciava spazio a interpretazioni rispetto alla sua condanna assoluta.

Ci teniamo inoltre a sottolineare alcune cose: la "dialettica democratica viene mortificata", vero, ma dall'atteggiamento della maggioranza stessa, del Sindaco e della Giunta che evitano come sempre di fare un minimo di autocritica di fronte alle tante rimostranze dell'opposizione e dei cittadini stessi riducendo il famoso confronto democratico alle repliche della capogruppo Perinelli, peraltro fischiata dai cittadini nel tentativo di deviare l'attenzione dalle critiche. La "scarsa capacità di ruolo" e l'"assenza di strategia politica e di visione" sono quelle dell'assessore e del Sindaco che in due anni non hanno saputo dare nemmeno prova di un tentativo nel centrare l'obiettivo promesso ai cittadini: l'acquisizione al patrimonio dell'IGDO. Sono stati capaci di imporre una maggior spesa ai cittadini sui servizi di igiene urbana senza remora alcuna di ''vessare'' i contribuenti ma hanno ritenuto opportuno decidere da soli che spendere qualcosa in più per l'IGDO era un'ipotesi impraticabile. Intendono, dunque, questo per confronto democratico, trasparenza, lungimiranza, i nostri signori del PD?

Riguardo al "carattere familistico" ricordiamo solo una cosa: lo staff del sindaco è ''pateticamente'' (per citare il loro stesso comunicato) composto in parte da parenti di membri della maggioranza. Il carattere familistico che contraddistingue la storia dell'IGDO, invece, è ben altra cosa: riguarda la storia di numerose famiglie della nostra città, famiglie a cui si dovrebbe rispetto per essere la nostra memoria, il fulcro del nostro passato.

Il politico è un cittadino che indirizza l'amministrazione attraverso degli ideali di governo che mirano ad un paese migliore, se siamo d'accordo su questo allora avere un Sindaco che amministra come un ragioniere è come trovarsi in commissariamento politico vale a dire zero strategie, zero ideali.

Dimenticavamo di citare l'affermazione finale: "Siamo noi quindi, come PD Ciampino, a tenere alta e puntuale l'attenzione, che il nostro territorio merita, sui problemi della città, con impegno politico e organizzativo, elementi di un partito che è capace di esprimere posizioni avanzate e strategiche nell'interesse generale del Paese, contrastando in modo aperto e rigoroso ogni tentativo di ridurre la politica a pura demagogia e strumentalizzazione". Se non è autoreferenziale questo... Invece di continuare a propinarci la retorica del confronto democratico - che sono i primi a disattendere miserevolmente - il PD di Ciampino iniziasse a dare risposte a TUTTI i cittadini, spiegando perché non si procede IMMEDIATAMENTE ad una conversione assoluta ad uso pubblico dell'area, spiegando perché nel suo programma il Sindaco ha promesso un IGDO pubblico ed oggi non trova i soldi; ci spieghi come faceva l'assessore preposto a non sapere che ci sarebbe stata un'asta e ci spieghi, infine, il Partito Democratico che concetto ha di città e di comunità perché nella fretta di insultare gli altri sta facendo confusione su quale sia l'indirizzo politico che sta dando alle sue scelte di governo!

Il Meccanismo europeo di stabilità (MES), detto anche Fondo salva-Stati, istituito dalle modifiche al Trattato di Lisbona (art. 136) approvate il 23 marzo 2011 dal Parlamento europeo e ratificate dal Consiglio europeo a Bruxelles il 25 marzo 2011, nasce come fondo finanziario europeo per la stabilità finanziaria della zona euro (art. 3). Esso ha assunto però la veste di organizzazione intergovernativa (sul modello dell' F.M.I.), a motivo della struttura fondata su un consiglio di governatori (formato da rappresentanti degli stati membri) e su un consiglio di amministrazione e del potere, attribuito dal trattato istitutivo, di imporre scelte di politica macroeconomica ai paesi aderenti al fondo-organizzazione.

Il Consiglio Europeo di Bruxelles del 9 dicembre 2011, con l'aggravarsi della crisi dei debiti pubblici, decise l'anticipazione dell'entrata in vigore del fondo, inizialmente prevista per la metà del 2013, a partire da luglio 2012. Successivamente, però, l'attuazione del fondo è stata temporaneamente sospesa in attesa della pronuncia da parte della corte costituzionale della Germania sulla legittimità del fondo con l'ordinamento tedesco. La Corte Costituzionale Federale tedesca ha sciolto il nodo giuridico il 12 settembre 2012, quando si è pronunciata, purché vengano applicate alcune limitazioni, in favore della sua compatibilità con il sistema costituzionale tedesco.
Il MES sostituirà il Fondo europeo di stabilità finanziaria (FESF) e il Meccanismo europeo di stabilizzazione finanziaria (MESF) attualmente ancora in vigore, nati per salvare dall'insolvenza gli stati di Portogallo e Irlanda, investiti dalla crisi economico-finanziaria. Il MES è attivo da luglio 2012 con una capacità di oltre 650 miliardi di euro, compresi i fondi residui dal fondo temporaneo europeo, pari a 250-300 miliardi.
Il fondo emetterà prestiti (concessi a tassifissi o variabili) per assicurare assistenza finanziaria ai paesi in difficoltà e acquisterà titoli sul mercato primario (contestualmente all'attivazione del programma Outright Monetary Transaction), ma a condizioni molto severe. Queste condizioni rigorose "possono spaziare da un programma di correzioni macroeconomiche al rispetto costante di condizioni di ammissibilità predefinite" (art. 12). Potranno essere attuati, inoltre, interventi sanzionatori per gli stati che non dovessero rispettare le scadenze di restituzione i cui proventi andranno ad aggiungersi allo stesso MES. È previsto, tra le altre cose, che "in caso di mancato pagamento, da parte di un membro dell'Esm, di una qualsiasi parte dell'importo da esso dovuto a titolo degli obblighi contratti in relazione a quote da versare [...] detto membro dell'Esm non potrà esercitare i propri diritti di voto per l'intera durata di tale inadempienza" (art. 4, comma 8).
L'operato del MES, i suoi beni e patrimoni ovunque si trovino e chiunque li detenga, godono dell'immunità da ogni forma di processo giudiziario (art. 32). Nell'interesse del MES, tutti i membri del personale sono immuni a procedimenti legali in relazione ad atti da essi compiuti nell'esercizio delle proprie funzioni e godono dell'inviolabilità nei confronti dei loro atti e documenti ufficiali (art. 35).

Il 14 giugno scorso Enrico Letta - insieme ai suoi colleghi capi di governo europei, ha dato il via libera alla Commissione Europea per aprire le trattative con gli Stati Uniti per stipulare il Transatlantic Trade and Investment Partnership, cioè la costruzione di un mercato unico per merci, investimenti e servizi tra Europa e Nord America.

Il 12 luglio scorso si è conclusa a Washington la prima sessione di trattative ufficiali tra la UE e gli USA e il capo negoziatore dell'Unione Europea, Ignazio Garzia-Bercero, che uscendo dai colloqui, ha commentato "è stata una settimana molto produttiva". Questo perché "l'obiettivo principale è stato raggiunto: abbiamo avuto un giro di colloqui sostanziali su tutta la gamma di argomenti che intendiamo inserire in questo accordo".
La notizia riportata qui di sopra non è arrivata alle orecchie della larga maggioranza degli italiani. Eppure la trattativa in corso tra Nord America ed Unione Europea ci cambierà la vita - in peggio - e rischia di produrre i suoi nefasti effetti sin da 2015, cioè tra pochissimo.

Che cos'è questo Transatlantic Trade and Investment Partnership il cui acronimo è Ttip ? E' un trattato di libero scambio tra Europa e Nord America che abolisca i dazi doganali e uniformi i regolamenti dei due continenti, in modo da non aver più alcun ostacolo alla libera circolazione delle merci e alla libertà di investimento e di gestione dei servizi. Questo significa abolire i dazi ma soprattutto uniformare i regolamenti USA e UE in modo da costruire un unico grande mercato. Per dare una idea dell'enorme importanza di questa operazione, occorre tener presente che tra gli argomenti trattati vi è: "l'accesso al mercato per i prodotti agricoli e industriali, gli appalti pubblici, gli investimenti materiali, l'energia e le materie prime, le materie regolamentari, le misure sanitarie e fitosanitarie, i servizi, i diritti di proprietà intellettuale, lo sviluppo sostenibile, le piccole e medie imprese, la composizione delle controversie, la concorrenza, la facilitazione degli scambi, le imprese di proprietà statale". Le sole produzioni audiovisive sono state tolte dalla trattativa grazie alla meritoria opposizione del governo francese. Ovviamente i nostri governanti magnificano gli elementi positivi che scaturiranno da questa ulteriore liberalizzazione del mercato, parlando di significativi aumenti del Pil e del reddito pro capite oltre a milioni di nuovi posti di lavoro. Questa tesi ovviamente non ha fondamento, in quanto non si capisce perché un ulteriore aumento di concorrenza al ribasso sui costi dovrebbe far aumentare il prodotto interno lordo.
Il punto più rilevante però non è dato dalle solite promesse infondate che vengono fatte dai nostri governanti. Il punto più pericoloso è che l'uniformazione dei regolamenti tra USA e UE produrrà tendenzialmente una uniformazione al ribasso. Questa ipotesi è così vera che Obama ha chiesto di togliere dal negoziato i mercati finanziari, portando a motivazione che le regole in vigore negli Stati Uniti sono più severe di quelle europee (vero) e dando quindi per scontato che nella trattativa verrebbero rimosse le regole più severe che proprio la sua amministrazione ha inserito. Questa uniformazione al ribasso delle regole avrebbe delle ricadute disastrose sull'Europa ed in particolare sull'Italia. Per quanto riguarda l'agricoltura, negli USA infatti è possibile coltivare prodotti Ogm, è possibile utilizzare gli ormoni nell'allevamento degli animali destinati all'alimentazione, così come non riconoscono la denominazione d'origine controllata. Sarebbe così possibile commercializzare Chianti o Barolo prodotto in California e denominare Parmigiano reggiano qualsiasi tipo di formaggio duro. Per quanto riguarda i servizi si ipotizza di escludere dalla trattativa solo quelli per i quali non esiste offerta privata: l'acqua , la sanità, l'istruzione e cioè il complesso dei beni comuni e del welfare rischiano di essere completamente privatizzati e snaturati.
Per quanto riguarda l'ambiente le regole Usa sono molto meno vincolanti: non esiste la carbon tax e le aziende potranno contrapporre la loro aspettativa di guadagno alla difesa della salute attuata dagli stati. Emblematico - nell'ambito del trattato di libero commercio tra Usa e Canada (Nafta) - che lo stato del Quebec - che ha votato una moratoria sull'estrazione dello shale gas in nome della difesa della salute della popolazione - sia stato portato di fronte al tribunale arbitrale del Nafta dalle industrie Usa del settore, a causa della perdita di potenziale guadagno derivante dalla sua decisione.

Sul piano economico e geopolitico.

In primo luogo sul piano economico chi ci guadagnerà di più saranno gli Usa e non l'Europa. Banalmente i dazi medi che le merci europee pagano per entrare in Usa sono del 3,5% mentre i dazi medi che le merci Usa pagano per entrare in Europa sono del 5,2%. A questa piccola differenza si deve sommare il fatto enorme che gli Usa hanno un sistema sanitario ed educativo sostanzialmente privato. Negli Usa vi sono cioè le aziende private in grado di colonizzare il mercato europeo in settori ove l'Europa - e segnatamente l'Italia - ha un sistema pubblico che sarebbe semplicemente scardinato dalla concorrenza al massimo ribasso. Al contrario è del tutto evidente che una Asl o una università pubblica italiana non si metterebbero a concorrere negli Usa per aprire ospedali o università.

In secondo luogo, questo trattato di libero scambio accentuerà le differenze che ci sono in Europa. Mentre gli Stati esportatori come la Germania vedranno un aumento degli sbocchi di mercato per le loro merci, gli stati più deboli saranno letteralmente colonizzati nel complesso delle loro funzioni vitali. Ai danni prodotti dall'Europa neoliberista di Maastricht, si sommerebbero i danni dell'ulteriore allargamento di un mercato sregolato, in particolare sul welfare, sull'ambiente, sull'agricoltura. Tornano alla mente le parole del Presidente della BCE Draghi quando nell'estate scorsa concionava sul fatto che il welfare è troppo costoso e che l'Europa deve farne a meno. Il libero mercato è lo strumento attraverso cui distruggere il welfare, il sindacato e alla fine la democrazia intesa come effettiva sovranità popolare.

In terzo luogo, non sfugge a nessuno che la costruzione di un mercato Transatlantico - una vera e propria Nato economica - risponde ad un preciso disegno geopolitico. Nella crisi evidente della globalizzazione neoliberista gli USA stanno ricostruendo le proprie aree di influenza e di egemonia economica e militare. Dapprima hanno fatto il trattato transpacifico che ha unito i paesi che affacciano sul pacifico salvo la Cina. Adesso questo trattato trans Atlantico. Se si guarda chi resta fuori è evidente l'operazione degli USA di saldare una propria sfera di influenza contro i BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica) e segnatamente Cina, Russia e America Latina.

In quarto luogo è evidente che la riorganizzazione del mondo attorno agli Usa per aree di libero scambio economico e alleanze militari, porta dritto dritto all'acuirsi dei pericoli di guerra. La dinamica è del tutto simile a quella della prima guerra mondiale in cui imperialismo militarista e liberismo economico globalizzato si saldarono in una miscela esplosiva. Non sfugge a nessuno che il passaggio dalla guerra commerciale aggressiva alla guerra guerreggiata non è così lungo.

La nostra opinione è quindi che il Ttip sia un passo che distruggerà il livello di civiltà che abbiamo conquistato in Europa dopo la seconda guerra mondiale e con esso i diritti dei lavoratori e buona parte della democrazia; che contribuirà a centralizzare i capitali e a dividere ulteriormente tra paesi e aree ricche e paesi ed aree deboli e che porta in se la certezza della guerra commerciale e i germi della guerra guerreggiata.

Esiste una strada alternativa su cui lavorare a partire dalla informazione su cosa sia il Ttip e dalla sua contestazione?

Innanzitutto la scelta dell'Europa di giocare un proprio ruolo autonomo e di pace sullo scacchiere globale. L'Europa è il più grande produttore mondiale e il più grande mercato mondiale, ha un peso sufficiente a determinare il terreno di gioco e deve attuare una politica di disarmo e cooperazione con tutti, a partire dai paesi del mediterraneo.
L'Europa dovrebbe uscire dal Wto (World Trade Organization - Organizzazione mondiale del commercio OMC) che ha sregolato completamente il mercato globale e dotarsi di una propria sovranità economica e finanziaria continentale. A partire dalla messa in discussione del Wto l'Europa dovrebbe proporre un sistema di relazioni internazionali multilaterali e bilaterali cooperative che permettano di migliorare la condizione umana sul globo nel rispetto dei diritti del lavoro e della natura.
L'Europa, poi, deve modificare se stessa, superando il trattato di Maastricht e le successive regolamentazioni neoliberiste e assumendo la piena occupazione, lo sviluppo del welfare, il superamento delle diseguaglianze interne e la riconversione ambientale dell'economia e delle produzioni come obiettivo comune. A tal fine l'Italia dovrebbe disobbedire ai trattati europei a partire dal Fiscal Compact.

Utopie? Per combattere la barbarie che sta avanzando nell'incapacità del capitalismo di uscire dalla sua crisi, non basta lamentarsi, occorre avere una visione globale.

Tratto da "ilfattoquotidiano.it"

E.R.F.

Diversi giorni or sono, ho pubblicato su Facebook un articolo sull'ERF e sul TTIP e con mia grande sorpresa ho visto pubblicato sul numero 1 del periodico d'informazione condivisa "Oltre" gli stessi argomenti trattati in maniera eccellente. Da qui, la decisione di pubblicazione sul blog nazionale di un sunto di queste notizie per far meglio comprendere agli elettori tutti, ma soprattutto ai nostri concittadini, che quest'anno sono molto importanti, ancor più delle elezioni amministrative, le elezioni europee: il clima di austerità, la spending review e le crisi che stiamo vivendo ed affrontando dipendono unicamente da molti esponenti politici che trattano argomenti economici pubblicamente senza averne le più che minime conoscenze tecniche ed ignorando completamente i vincoli ed i dettami sempre più pressanti imposti dalle regole di quei Trattati sottoscritti (a nostra insaputa).

Dire "sarò breve" è un'ipocrisia, purtroppo lo scenario non si presta ad un riassunto breve, gli argomenti che tratterò sono molto complessi e devono essere spiegati per poter comprendere appieno cosa ci riserva il futuro, quindi le uniche cose che verranno omesse sono le parti tecniche e di alta economia.

Il vecchio Trattato di Maastricht firmato nel 1992 e ribadito da quello di Lisbona nel 2006 ed entrato in vigore nel 2009, prevedevano essenzialmente la possibilità dell'indebitamento massimo del 3% rispetto al rapporto con il PIL ed il contenimento del debito non oltre il 60%, secondo l'indicatore di crescita. Successivamente si sono irrigiditi questi criteri di convergenza, introducendo il Trattato di Stabilità, Fiscal Compact, un trattato intergovernativo approvato dal Consiglio europeo del 30 gennaio 2012, 25 dei 28 Paesi membri dell'Unione europea, con l'eccezione del Regno Unito e della Repubblica Ceca, lo firmano il 2 marzo 2012, dove è stato introdotto il principio del pareggio di bilancio, cioè la non possibilità per uno Stato membro di ricorrere all'indebitamento, inserendo il vincolo nel dettame costituzionale, e una metodologia per il rientro delle eccedenze delle porzioni di debito pubblico superiori al 60% nel limite temporale di 20 anni. Premesso che l'Italia è stato per ora l'unico Paese dei 25 firmatari ad averlo inserito in Costituzione, nell'art. 81, si ricorda che il Fiscal Compact è illegittimo, in quanto lo stesso testo precisa che si applica se non in contrasto con altri Trattati su cui si fonda l'Unione Europea (art. 2), mentre questi ultimi specificano chiaramente che il limite dell'indebitamento è del 3% (art. 104 Maastricht e art. 126 Lisbona) e non dello 0%.

La crisi economica ha indotto la Commissione Europea ad escogitare un micidiale ulteriore meccanismo automatico per il rispetto delle regole previste dal Fiscal Compact, pertanto, per soddisfare i fabbisogni finanziari in regime di pareggio di bilancio, si dovrà far ricorso solo ed esclusivamente a tagli della spesa pubblica e/o aumenti della pressione fiscale a carico delle famiglie e delle imprese che saranno in questo modo considerati a tutti gli effetti i soli "prestatori di ultima istanza" e non come in tutto il resto del mondo dove questa funzione è svolta dalle proprie Banche Centrali. Si ricorda che la spesa primaria, cioè quella al netto degli interessi sul debito, è comunque inferiore alla spesa sostenuta dalla media dei Paesi dell'eurozona come la Francia, Finlandia, Austria, Belgio, Germania e Olanda e che pertanto il futuro reperimento di fabbisogni finanziari sarà soddisfatto con il ricorso alla fiscalità. In ogni caso se volessimo simulare l'entità delle risorse necessarie per soddisfare la riduzione dell'eccedenza del debito come previsto dal F. C., tenendo conto dei dati previsionali del F. M. I. sulla dinamica del debito e del P. I. L. nel 2014 e 2015 nel nostro Paese, dovremmo reperire 38,4 miliardi di euro che a conti fatti sicuramente sono molti di più perché le elaborazioni fatte dal FMI sulla crescita di un Paese si sono rivelate essere sempre non veritiere e troppo ottimistiche.

Ma il Fiscal Compact ha subito una terrificante evoluzione perché la Commissione Europea si è resa conto che in pochi riusciranno a rispettarlo, quindi ha terminato i lavori a fine marzo 2013 facendo propria la proposta del German Council of Economics Expert avanzata a fine 2012 che prevede la costituzione di un Fondo Europeo di Redenzione (Riscatto), ovvero E .R. F., acronimo di European Redemption Fund. Questa proposta è stata presa a totale riferimento per ridurre coercitivamente le eccedenze di debito senza possibilità di moratorie e con modalità automatiche. Il micidiale ERF funziona in questo modo: tutti gli Stati aderenti conferiscono a un Fondo specifico le eccedenze delle porzioni di debito superiori al 60% del PIL e lo stesso Fondo, per finanziarsi e tramutare i titoli nazionali con quelli con garanzia comune, emetterà sul mercato dei capitali una sorta di super Eurobond (avvalendosi della tripla A concessa dalle agenzie di rating alle emissioni della UE) con tassi presumibilmente più bassi. In cambio viene pretesa a garanzia l'asservimento dei rispettivi asset patrimoniali nazionali (ENI, Enel, Finmeccanica, Poste ecc...), riserve valutarie e auree e parte del gettito fiscale (esempio IVA). In questo modo si firmano cambiali in bianco e la riduzione del debito avverrà automaticamente con la vendita dei beni patrimoniali seguendo la logica del curatore fallimentare più orientata a soddisfare i diritti del creditore che del debitore se non si sarà in grado di versare gli importi previsti ogni anno e per vent'anni, rimanendo però con il residuo del debito (il 60%) da onorare senza più contare sul "collaterale" patrimoniale, praticamente una specie di euro Equitalia! Le partecipazioni degli asset patrimoniali nazionali, le riserve auree e valutarie e i beni immobiliari pubblici saranno liquidati automaticamente con il pericolo che saranno letteralmente svendute a favore dei soliti noti per soddisfare il criterio della riduzione ventennale del debito, visto che attualmente la nostra eccedenza di debito ammonta a circa 1.170 miliardi di euro, pari al 73% del PIL essendo ora al 133%.

Il nostro debito, anche se espresso in euro, di fatto valuta per noi estera in quanto non la stampiamo, è ancora sotto la giurisdizione italiana, mentre la conversione in emissioni comuni (eurobond), si tramuterebbe in giurisdizione internazionale e non più convertibile in valuta nazionale in caso di uscita poiché non più applicabile il principio di Lex Moneta. Si tratterebbe dell'abdicazione più totale di qualsiasi residuo di sovranità e oltre ad essere depredati di tutto il nostro patrimonio pubblico, il residuale del debito del 60% sul PIL, che come già detto rimarrebbe comunque nostro, subirebbe un forte deprezzamento in termini di tassi.

Siamo certi che la nostra classe politica ignora completamente cosa stiano tramando a Bruxelles? Siamo certi che erano già fortemente deficitari sulla conoscenza del Fiscal Compact, tanto da inserirlo nella Costituzione? Se così fosse, significa che siamo guidati da ignoranti ed incompetenti, ancora peggio il contrario, significherebbe l'esistenza di un piano a noi sconosciuto e non osiamo pensare quale ... Non bastava dunque il MES, il Meccanismo Europeo di Stabilità, la cui entrata in vigore è ora legata alle decisioni della Corte Costituzionale tedesca. Non era sufficiente neppure il Fiscal Compact, o meglio il pareggio di bilancio, che trasforma un'entità illegittima - il debito - in una leva costituzionale bastevole a giustificare qualunque tipo di provvedimento che il governo di turno decida di calare sulle teste degli Italiani. Sicuramente un minuto dopo la chiusura delle urne del 25 maggio, inizierà l'iter decisionale politico sull'applicazione dell'ERF: l'assoggettamento a tutela giuridica di uno Stato membro (a decorrere dal 2017). Ciò significa che le autorità dello Stato membro interessato attuano le misure raccomandate (dalle istituzioni europee) relative all'assistenza tecnica (...) e presentano alla Commissione un piano di ripresa e di liquidazione dei debiti per approvazione. Cioè il Governo nazionale perde ogni tipo di potere decisionale e operativo; in altre parole lo Stato è privato totalmente della propria sovranità. In altri termini potremmo dire che è commissariato. Formalmente occupato dall'esercito della grande finanza internazionale. Nessun complottismo, dunque...è una vera e propria dittatura dell'euro e dell'UE. Il Parlamento Europeo (con poche lodevoli eccezioni) fiancheggia dunque, più o meno ignaro, le istituzioni antidemocratiche europee, come la Commissione e la BCE, e aiuta le banche e la finanza mondiale a dissanguarci, attraverso il nuovo Fondo Europeo di Redenzione. Il passaggio sicuramente più insidioso è quello relativo alle garanzie: secondo gli analisti tedeschi, l'Italia dovrebbe partecipare al fondo con la quota più grande (40%), ovvero oltre 950 miliardi di euro.
Ma questa volta c'è in gioco il destino, il futuro e l'identità del nostro Paese e siamo certi che la corretta informazione preventiva farà in modo che la coscienza dei cittadini italiani compenserà l'incapacità dimostrata fino ad ora della classe politica nel non comprendere l'irreversibilità di certe scelte scellerate!

I nostri aguzzini continuano a inventarsi nuovi metodi di tortura. Continuano a stillarci il sangue e a trarre profitto dalle nostre tragedie. Vogliamo tutto ciò?

FPT

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