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Lettera aperta di una cittadina di Ciampino: Mille e una villa. Perché costruire sull'area del Muro dei Francesi sarebbe un crimine contro l'umanità.

Qualche giorno fa mi sono imbattuta in un post di Alberto Angela su facebook che mostrava bellissime foto e un lungo commento alle stesse che riassumo di seguito:
''(..)Immagino che abbiate tutti sentito parlare della distruzione dell'antichissima città di Hatra in Iraq da parte dell'Isis. Per me quella notizia è stata come perdere qualcuno a cui volevi bene. (...) Tra le sue rovine silenziose, (...), emergeva un mondo incredibile dove architetture e forme d'arte greco-romane si mescolavano a quelle asiatiche. (...). È possibile che tutto questo non esista più. (...)''
Le parole usate da Angela mi sono arrivate dritte allo stomaco perché sembravano dare voce alle emozioni che ho provato anche io di fronte alle immagini di un'imperdonabile ingiustizia fatta al mondo intero. Come perdere una persona cara. Come perdere un pezzo di mondo, aggiungo, tanto da trasformare quel ''possibile che tutto questo non esista più'' da ipotesi (che da ancora qualche speranza) a rabbiosa domanda di rassegnazione. Esattamente ciò che mi succede ogni sera alla lettura delle magiche storie delle Mille e una notte che mi parlano dei sontuosi giardini di Baghdad, dell'antico fasto di Damasco o di Aleppo, l'indistruttibile millenaria. Possibile che tutto questo non esista più?
Dopo la rabbia si cerca di indagare sulle ragioni di tali atti e se pure questo esercizio fallisce nell'alleviare la pena per tanta devastazione, si ritorna al più semplice e confortevole dei binomi che dividono il mondo, che contrappongo il nostro mondo a quello degli altri: barbarie contro civiltà.
Il patrimonio artistico rappresentala massima espressione della bellezza e della sacralità nell'evoluzione della storia dei popoli; questa vale anche e soprattutto per le recenti vicende in Iraq dove distruggere questo patrimonio assume un valore altamente simbolico di annichilimento di tutto ciò sia stato creato prima dell'avvento dell'Islam. Una barbarie che sono certa lo stesso Profeta condannerebbe e che tutto l'occidente a viva voce addita come un crimine contro l'umanità. Ma le condanne valicano presto le lucide considerazioni se ad insinuarsi è la presunzione di essere esempio del giusto e la complessità dei fenomeni si assottiglia sempre più fino a raggiungere la semplicità - molto più rasserenante e comoda - appunto della contrapposizione della nostra immensa civiltà contro la loro barbarie terrorista, perpetrata da irragionevoli mostri che vivono di pane e religione, selvaggi e diseducati pazzi che non conoscono distinzione tra l'aspetto mistico e temporale della vita democratica di un paese.
Ma allora perché se a distruggere la storia sono quelli del califfato dell'Isis nel lontano Iraq siamo così fermi nel condannare e se la stessa, identica, cosa succede da noi - certo con meccanismi e mezzi diversi ma tendenti allo stesso risultato - nessuno si indigna, nessuno è considerato indegno della bellezza del nostro mondo? Ecco perché da Hatra sono partita per arrivare a Ciampino: un tesoro archeologico, il "Muro dei Francesi" e "Colle Oliva" stanno per perire sotto il vessillo della legge 167 di edilizia popolare. Un patrimonio meraviglioso ed unico andrà perso e nessuno si indignerà perché non ci stiamo buttando le bombe ma solo il cemento. Invece, reputo tutto ciò un atto criminale dello stesso peso, valore e gravità di quanto accade la dove nasceva la civiltà di cui ci riempiamo la bocca.
Se non proteggiamo le nostre ricchezze artistiche siamo terroristi anche noi. Che mi viene da pensare, che la Villa di Messalla e l'antico centro termale debbano sparire perché nati prima dell'avvento del PD a Ciampino? Questi siti sono la nostra storia, la nostra bellezza, quanto rimane di sacro in un territorio a dir poco maltrattato: non possiamo permetterci di snaturarlo facendone un cortile di un complesso residenziale senza pensare che anche noi, esattamente come i soldati dell'Isis ma a modo nostro, siamo dei folli criminali che rinnegano la storia del proprio territorio e attentano, dunque, alla libertà dei propri simili.
Si lotta per le persone care, facciamolo anche per il luoghi del cuore affinché non diventino solo ambientazioni rimpiante di novelle di una ''Mille e una villa''.

Una cittadina

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This page contains a single entry by Marco Antonio Sergi published on 25.03.15 10:23.

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