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La grande truffa della Nato economica: il TTIP

Il 14 giugno scorso Enrico Letta - insieme ai suoi colleghi capi di governo europei, ha dato il via libera alla Commissione Europea per aprire le trattative con gli Stati Uniti per stipulare il Transatlantic Trade and Investment Partnership, cioè la costruzione di un mercato unico per merci, investimenti e servizi tra Europa e Nord America.

Il 12 luglio scorso si è conclusa a Washington la prima sessione di trattative ufficiali tra la UE e gli USA e il capo negoziatore dell'Unione Europea, Ignazio Garzia-Bercero, che uscendo dai colloqui, ha commentato "è stata una settimana molto produttiva". Questo perché "l'obiettivo principale è stato raggiunto: abbiamo avuto un giro di colloqui sostanziali su tutta la gamma di argomenti che intendiamo inserire in questo accordo".
La notizia riportata qui di sopra non è arrivata alle orecchie della larga maggioranza degli italiani. Eppure la trattativa in corso tra Nord America ed Unione Europea ci cambierà la vita - in peggio - e rischia di produrre i suoi nefasti effetti sin da 2015, cioè tra pochissimo.

Che cos'è questo Transatlantic Trade and Investment Partnership il cui acronimo è Ttip ? E' un trattato di libero scambio tra Europa e Nord America che abolisca i dazi doganali e uniformi i regolamenti dei due continenti, in modo da non aver più alcun ostacolo alla libera circolazione delle merci e alla libertà di investimento e di gestione dei servizi. Questo significa abolire i dazi ma soprattutto uniformare i regolamenti USA e UE in modo da costruire un unico grande mercato. Per dare una idea dell'enorme importanza di questa operazione, occorre tener presente che tra gli argomenti trattati vi è: "l'accesso al mercato per i prodotti agricoli e industriali, gli appalti pubblici, gli investimenti materiali, l'energia e le materie prime, le materie regolamentari, le misure sanitarie e fitosanitarie, i servizi, i diritti di proprietà intellettuale, lo sviluppo sostenibile, le piccole e medie imprese, la composizione delle controversie, la concorrenza, la facilitazione degli scambi, le imprese di proprietà statale". Le sole produzioni audiovisive sono state tolte dalla trattativa grazie alla meritoria opposizione del governo francese. Ovviamente i nostri governanti magnificano gli elementi positivi che scaturiranno da questa ulteriore liberalizzazione del mercato, parlando di significativi aumenti del Pil e del reddito pro capite oltre a milioni di nuovi posti di lavoro. Questa tesi ovviamente non ha fondamento, in quanto non si capisce perché un ulteriore aumento di concorrenza al ribasso sui costi dovrebbe far aumentare il prodotto interno lordo.
Il punto più rilevante però non è dato dalle solite promesse infondate che vengono fatte dai nostri governanti. Il punto più pericoloso è che l'uniformazione dei regolamenti tra USA e UE produrrà tendenzialmente una uniformazione al ribasso. Questa ipotesi è così vera che Obama ha chiesto di togliere dal negoziato i mercati finanziari, portando a motivazione che le regole in vigore negli Stati Uniti sono più severe di quelle europee (vero) e dando quindi per scontato che nella trattativa verrebbero rimosse le regole più severe che proprio la sua amministrazione ha inserito. Questa uniformazione al ribasso delle regole avrebbe delle ricadute disastrose sull'Europa ed in particolare sull'Italia. Per quanto riguarda l'agricoltura, negli USA infatti è possibile coltivare prodotti Ogm, è possibile utilizzare gli ormoni nell'allevamento degli animali destinati all'alimentazione, così come non riconoscono la denominazione d'origine controllata. Sarebbe così possibile commercializzare Chianti o Barolo prodotto in California e denominare Parmigiano reggiano qualsiasi tipo di formaggio duro. Per quanto riguarda i servizi si ipotizza di escludere dalla trattativa solo quelli per i quali non esiste offerta privata: l'acqua , la sanità, l'istruzione e cioè il complesso dei beni comuni e del welfare rischiano di essere completamente privatizzati e snaturati.
Per quanto riguarda l'ambiente le regole Usa sono molto meno vincolanti: non esiste la carbon tax e le aziende potranno contrapporre la loro aspettativa di guadagno alla difesa della salute attuata dagli stati. Emblematico - nell'ambito del trattato di libero commercio tra Usa e Canada (Nafta) - che lo stato del Quebec - che ha votato una moratoria sull'estrazione dello shale gas in nome della difesa della salute della popolazione - sia stato portato di fronte al tribunale arbitrale del Nafta dalle industrie Usa del settore, a causa della perdita di potenziale guadagno derivante dalla sua decisione.

Sul piano economico e geopolitico.

In primo luogo sul piano economico chi ci guadagnerà di più saranno gli Usa e non l'Europa. Banalmente i dazi medi che le merci europee pagano per entrare in Usa sono del 3,5% mentre i dazi medi che le merci Usa pagano per entrare in Europa sono del 5,2%. A questa piccola differenza si deve sommare il fatto enorme che gli Usa hanno un sistema sanitario ed educativo sostanzialmente privato. Negli Usa vi sono cioè le aziende private in grado di colonizzare il mercato europeo in settori ove l'Europa - e segnatamente l'Italia - ha un sistema pubblico che sarebbe semplicemente scardinato dalla concorrenza al massimo ribasso. Al contrario è del tutto evidente che una Asl o una università pubblica italiana non si metterebbero a concorrere negli Usa per aprire ospedali o università.

In secondo luogo, questo trattato di libero scambio accentuerà le differenze che ci sono in Europa. Mentre gli Stati esportatori come la Germania vedranno un aumento degli sbocchi di mercato per le loro merci, gli stati più deboli saranno letteralmente colonizzati nel complesso delle loro funzioni vitali. Ai danni prodotti dall'Europa neoliberista di Maastricht, si sommerebbero i danni dell'ulteriore allargamento di un mercato sregolato, in particolare sul welfare, sull'ambiente, sull'agricoltura. Tornano alla mente le parole del Presidente della BCE Draghi quando nell'estate scorsa concionava sul fatto che il welfare è troppo costoso e che l'Europa deve farne a meno. Il libero mercato è lo strumento attraverso cui distruggere il welfare, il sindacato e alla fine la democrazia intesa come effettiva sovranità popolare.

In terzo luogo, non sfugge a nessuno che la costruzione di un mercato Transatlantico - una vera e propria Nato economica - risponde ad un preciso disegno geopolitico. Nella crisi evidente della globalizzazione neoliberista gli USA stanno ricostruendo le proprie aree di influenza e di egemonia economica e militare. Dapprima hanno fatto il trattato transpacifico che ha unito i paesi che affacciano sul pacifico salvo la Cina. Adesso questo trattato trans Atlantico. Se si guarda chi resta fuori è evidente l'operazione degli USA di saldare una propria sfera di influenza contro i BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica) e segnatamente Cina, Russia e America Latina.

In quarto luogo è evidente che la riorganizzazione del mondo attorno agli Usa per aree di libero scambio economico e alleanze militari, porta dritto dritto all'acuirsi dei pericoli di guerra. La dinamica è del tutto simile a quella della prima guerra mondiale in cui imperialismo militarista e liberismo economico globalizzato si saldarono in una miscela esplosiva. Non sfugge a nessuno che il passaggio dalla guerra commerciale aggressiva alla guerra guerreggiata non è così lungo.

La nostra opinione è quindi che il Ttip sia un passo che distruggerà il livello di civiltà che abbiamo conquistato in Europa dopo la seconda guerra mondiale e con esso i diritti dei lavoratori e buona parte della democrazia; che contribuirà a centralizzare i capitali e a dividere ulteriormente tra paesi e aree ricche e paesi ed aree deboli e che porta in se la certezza della guerra commerciale e i germi della guerra guerreggiata.

Esiste una strada alternativa su cui lavorare a partire dalla informazione su cosa sia il Ttip e dalla sua contestazione?

Innanzitutto la scelta dell'Europa di giocare un proprio ruolo autonomo e di pace sullo scacchiere globale. L'Europa è il più grande produttore mondiale e il più grande mercato mondiale, ha un peso sufficiente a determinare il terreno di gioco e deve attuare una politica di disarmo e cooperazione con tutti, a partire dai paesi del mediterraneo.
L'Europa dovrebbe uscire dal Wto (World Trade Organization - Organizzazione mondiale del commercio OMC) che ha sregolato completamente il mercato globale e dotarsi di una propria sovranità economica e finanziaria continentale. A partire dalla messa in discussione del Wto l'Europa dovrebbe proporre un sistema di relazioni internazionali multilaterali e bilaterali cooperative che permettano di migliorare la condizione umana sul globo nel rispetto dei diritti del lavoro e della natura.
L'Europa, poi, deve modificare se stessa, superando il trattato di Maastricht e le successive regolamentazioni neoliberiste e assumendo la piena occupazione, lo sviluppo del welfare, il superamento delle diseguaglianze interne e la riconversione ambientale dell'economia e delle produzioni come obiettivo comune. A tal fine l'Italia dovrebbe disobbedire ai trattati europei a partire dal Fiscal Compact.

Utopie? Per combattere la barbarie che sta avanzando nell'incapacità del capitalismo di uscire dalla sua crisi, non basta lamentarsi, occorre avere una visione globale.

Tratto da "ilfattoquotidiano.it"

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This page contains a single entry by Francesco Paolo Trapani published on 28.04.14 19:33.

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