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I nostri aguzzini continuano a inventarsi nuovi metodi di tortura: ERF

E.R.F.

Diversi giorni or sono, ho pubblicato su Facebook un articolo sull'ERF e sul TTIP e con mia grande sorpresa ho visto pubblicato sul numero 1 del periodico d'informazione condivisa "Oltre" gli stessi argomenti trattati in maniera eccellente. Da qui, la decisione di pubblicazione sul blog nazionale di un sunto di queste notizie per far meglio comprendere agli elettori tutti, ma soprattutto ai nostri concittadini, che quest'anno sono molto importanti, ancor più delle elezioni amministrative, le elezioni europee: il clima di austerità, la spending review e le crisi che stiamo vivendo ed affrontando dipendono unicamente da molti esponenti politici che trattano argomenti economici pubblicamente senza averne le più che minime conoscenze tecniche ed ignorando completamente i vincoli ed i dettami sempre più pressanti imposti dalle regole di quei Trattati sottoscritti (a nostra insaputa).

Dire "sarò breve" è un'ipocrisia, purtroppo lo scenario non si presta ad un riassunto breve, gli argomenti che tratterò sono molto complessi e devono essere spiegati per poter comprendere appieno cosa ci riserva il futuro, quindi le uniche cose che verranno omesse sono le parti tecniche e di alta economia.

Il vecchio Trattato di Maastricht firmato nel 1992 e ribadito da quello di Lisbona nel 2006 ed entrato in vigore nel 2009, prevedevano essenzialmente la possibilità dell'indebitamento massimo del 3% rispetto al rapporto con il PIL ed il contenimento del debito non oltre il 60%, secondo l'indicatore di crescita. Successivamente si sono irrigiditi questi criteri di convergenza, introducendo il Trattato di Stabilità, Fiscal Compact, un trattato intergovernativo approvato dal Consiglio europeo del 30 gennaio 2012, 25 dei 28 Paesi membri dell'Unione europea, con l'eccezione del Regno Unito e della Repubblica Ceca, lo firmano il 2 marzo 2012, dove è stato introdotto il principio del pareggio di bilancio, cioè la non possibilità per uno Stato membro di ricorrere all'indebitamento, inserendo il vincolo nel dettame costituzionale, e una metodologia per il rientro delle eccedenze delle porzioni di debito pubblico superiori al 60% nel limite temporale di 20 anni. Premesso che l'Italia è stato per ora l'unico Paese dei 25 firmatari ad averlo inserito in Costituzione, nell'art. 81, si ricorda che il Fiscal Compact è illegittimo, in quanto lo stesso testo precisa che si applica se non in contrasto con altri Trattati su cui si fonda l'Unione Europea (art. 2), mentre questi ultimi specificano chiaramente che il limite dell'indebitamento è del 3% (art. 104 Maastricht e art. 126 Lisbona) e non dello 0%.

La crisi economica ha indotto la Commissione Europea ad escogitare un micidiale ulteriore meccanismo automatico per il rispetto delle regole previste dal Fiscal Compact, pertanto, per soddisfare i fabbisogni finanziari in regime di pareggio di bilancio, si dovrà far ricorso solo ed esclusivamente a tagli della spesa pubblica e/o aumenti della pressione fiscale a carico delle famiglie e delle imprese che saranno in questo modo considerati a tutti gli effetti i soli "prestatori di ultima istanza" e non come in tutto il resto del mondo dove questa funzione è svolta dalle proprie Banche Centrali. Si ricorda che la spesa primaria, cioè quella al netto degli interessi sul debito, è comunque inferiore alla spesa sostenuta dalla media dei Paesi dell'eurozona come la Francia, Finlandia, Austria, Belgio, Germania e Olanda e che pertanto il futuro reperimento di fabbisogni finanziari sarà soddisfatto con il ricorso alla fiscalità. In ogni caso se volessimo simulare l'entità delle risorse necessarie per soddisfare la riduzione dell'eccedenza del debito come previsto dal F. C., tenendo conto dei dati previsionali del F. M. I. sulla dinamica del debito e del P. I. L. nel 2014 e 2015 nel nostro Paese, dovremmo reperire 38,4 miliardi di euro che a conti fatti sicuramente sono molti di più perché le elaborazioni fatte dal FMI sulla crescita di un Paese si sono rivelate essere sempre non veritiere e troppo ottimistiche.

Ma il Fiscal Compact ha subito una terrificante evoluzione perché la Commissione Europea si è resa conto che in pochi riusciranno a rispettarlo, quindi ha terminato i lavori a fine marzo 2013 facendo propria la proposta del German Council of Economics Expert avanzata a fine 2012 che prevede la costituzione di un Fondo Europeo di Redenzione (Riscatto), ovvero E .R. F., acronimo di European Redemption Fund. Questa proposta è stata presa a totale riferimento per ridurre coercitivamente le eccedenze di debito senza possibilità di moratorie e con modalità automatiche. Il micidiale ERF funziona in questo modo: tutti gli Stati aderenti conferiscono a un Fondo specifico le eccedenze delle porzioni di debito superiori al 60% del PIL e lo stesso Fondo, per finanziarsi e tramutare i titoli nazionali con quelli con garanzia comune, emetterà sul mercato dei capitali una sorta di super Eurobond (avvalendosi della tripla A concessa dalle agenzie di rating alle emissioni della UE) con tassi presumibilmente più bassi. In cambio viene pretesa a garanzia l'asservimento dei rispettivi asset patrimoniali nazionali (ENI, Enel, Finmeccanica, Poste ecc...), riserve valutarie e auree e parte del gettito fiscale (esempio IVA). In questo modo si firmano cambiali in bianco e la riduzione del debito avverrà automaticamente con la vendita dei beni patrimoniali seguendo la logica del curatore fallimentare più orientata a soddisfare i diritti del creditore che del debitore se non si sarà in grado di versare gli importi previsti ogni anno e per vent'anni, rimanendo però con il residuo del debito (il 60%) da onorare senza più contare sul "collaterale" patrimoniale, praticamente una specie di euro Equitalia! Le partecipazioni degli asset patrimoniali nazionali, le riserve auree e valutarie e i beni immobiliari pubblici saranno liquidati automaticamente con il pericolo che saranno letteralmente svendute a favore dei soliti noti per soddisfare il criterio della riduzione ventennale del debito, visto che attualmente la nostra eccedenza di debito ammonta a circa 1.170 miliardi di euro, pari al 73% del PIL essendo ora al 133%.

Il nostro debito, anche se espresso in euro, di fatto valuta per noi estera in quanto non la stampiamo, è ancora sotto la giurisdizione italiana, mentre la conversione in emissioni comuni (eurobond), si tramuterebbe in giurisdizione internazionale e non più convertibile in valuta nazionale in caso di uscita poiché non più applicabile il principio di Lex Moneta. Si tratterebbe dell'abdicazione più totale di qualsiasi residuo di sovranità e oltre ad essere depredati di tutto il nostro patrimonio pubblico, il residuale del debito del 60% sul PIL, che come già detto rimarrebbe comunque nostro, subirebbe un forte deprezzamento in termini di tassi.

Siamo certi che la nostra classe politica ignora completamente cosa stiano tramando a Bruxelles? Siamo certi che erano già fortemente deficitari sulla conoscenza del Fiscal Compact, tanto da inserirlo nella Costituzione? Se così fosse, significa che siamo guidati da ignoranti ed incompetenti, ancora peggio il contrario, significherebbe l'esistenza di un piano a noi sconosciuto e non osiamo pensare quale ... Non bastava dunque il MES, il Meccanismo Europeo di Stabilità, la cui entrata in vigore è ora legata alle decisioni della Corte Costituzionale tedesca. Non era sufficiente neppure il Fiscal Compact, o meglio il pareggio di bilancio, che trasforma un'entità illegittima - il debito - in una leva costituzionale bastevole a giustificare qualunque tipo di provvedimento che il governo di turno decida di calare sulle teste degli Italiani. Sicuramente un minuto dopo la chiusura delle urne del 25 maggio, inizierà l'iter decisionale politico sull'applicazione dell'ERF: l'assoggettamento a tutela giuridica di uno Stato membro (a decorrere dal 2017). Ciò significa che le autorità dello Stato membro interessato attuano le misure raccomandate (dalle istituzioni europee) relative all'assistenza tecnica (...) e presentano alla Commissione un piano di ripresa e di liquidazione dei debiti per approvazione. Cioè il Governo nazionale perde ogni tipo di potere decisionale e operativo; in altre parole lo Stato è privato totalmente della propria sovranità. In altri termini potremmo dire che è commissariato. Formalmente occupato dall'esercito della grande finanza internazionale. Nessun complottismo, dunque...è una vera e propria dittatura dell'euro e dell'UE. Il Parlamento Europeo (con poche lodevoli eccezioni) fiancheggia dunque, più o meno ignaro, le istituzioni antidemocratiche europee, come la Commissione e la BCE, e aiuta le banche e la finanza mondiale a dissanguarci, attraverso il nuovo Fondo Europeo di Redenzione. Il passaggio sicuramente più insidioso è quello relativo alle garanzie: secondo gli analisti tedeschi, l'Italia dovrebbe partecipare al fondo con la quota più grande (40%), ovvero oltre 950 miliardi di euro.
Ma questa volta c'è in gioco il destino, il futuro e l'identità del nostro Paese e siamo certi che la corretta informazione preventiva farà in modo che la coscienza dei cittadini italiani compenserà l'incapacità dimostrata fino ad ora della classe politica nel non comprendere l'irreversibilità di certe scelte scellerate!

I nostri aguzzini continuano a inventarsi nuovi metodi di tortura. Continuano a stillarci il sangue e a trarre profitto dalle nostre tragedie. Vogliamo tutto ciò?

FPT

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This page contains a single entry by Francesco Paolo Trapani published on 22.04.14 11:01.

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