Aprile 2014 Archives

Il 14 giugno scorso Enrico Letta - insieme ai suoi colleghi capi di governo europei, ha dato il via libera alla Commissione Europea per aprire le trattative con gli Stati Uniti per stipulare il Transatlantic Trade and Investment Partnership, cioè la costruzione di un mercato unico per merci, investimenti e servizi tra Europa e Nord America.

Il 12 luglio scorso si è conclusa a Washington la prima sessione di trattative ufficiali tra la UE e gli USA e il capo negoziatore dell'Unione Europea, Ignazio Garzia-Bercero, che uscendo dai colloqui, ha commentato "è stata una settimana molto produttiva". Questo perché "l'obiettivo principale è stato raggiunto: abbiamo avuto un giro di colloqui sostanziali su tutta la gamma di argomenti che intendiamo inserire in questo accordo".
La notizia riportata qui di sopra non è arrivata alle orecchie della larga maggioranza degli italiani. Eppure la trattativa in corso tra Nord America ed Unione Europea ci cambierà la vita - in peggio - e rischia di produrre i suoi nefasti effetti sin da 2015, cioè tra pochissimo.

Che cos'è questo Transatlantic Trade and Investment Partnership il cui acronimo è Ttip ? E' un trattato di libero scambio tra Europa e Nord America che abolisca i dazi doganali e uniformi i regolamenti dei due continenti, in modo da non aver più alcun ostacolo alla libera circolazione delle merci e alla libertà di investimento e di gestione dei servizi. Questo significa abolire i dazi ma soprattutto uniformare i regolamenti USA e UE in modo da costruire un unico grande mercato. Per dare una idea dell'enorme importanza di questa operazione, occorre tener presente che tra gli argomenti trattati vi è: "l'accesso al mercato per i prodotti agricoli e industriali, gli appalti pubblici, gli investimenti materiali, l'energia e le materie prime, le materie regolamentari, le misure sanitarie e fitosanitarie, i servizi, i diritti di proprietà intellettuale, lo sviluppo sostenibile, le piccole e medie imprese, la composizione delle controversie, la concorrenza, la facilitazione degli scambi, le imprese di proprietà statale". Le sole produzioni audiovisive sono state tolte dalla trattativa grazie alla meritoria opposizione del governo francese. Ovviamente i nostri governanti magnificano gli elementi positivi che scaturiranno da questa ulteriore liberalizzazione del mercato, parlando di significativi aumenti del Pil e del reddito pro capite oltre a milioni di nuovi posti di lavoro. Questa tesi ovviamente non ha fondamento, in quanto non si capisce perché un ulteriore aumento di concorrenza al ribasso sui costi dovrebbe far aumentare il prodotto interno lordo.
Il punto più rilevante però non è dato dalle solite promesse infondate che vengono fatte dai nostri governanti. Il punto più pericoloso è che l'uniformazione dei regolamenti tra USA e UE produrrà tendenzialmente una uniformazione al ribasso. Questa ipotesi è così vera che Obama ha chiesto di togliere dal negoziato i mercati finanziari, portando a motivazione che le regole in vigore negli Stati Uniti sono più severe di quelle europee (vero) e dando quindi per scontato che nella trattativa verrebbero rimosse le regole più severe che proprio la sua amministrazione ha inserito. Questa uniformazione al ribasso delle regole avrebbe delle ricadute disastrose sull'Europa ed in particolare sull'Italia. Per quanto riguarda l'agricoltura, negli USA infatti è possibile coltivare prodotti Ogm, è possibile utilizzare gli ormoni nell'allevamento degli animali destinati all'alimentazione, così come non riconoscono la denominazione d'origine controllata. Sarebbe così possibile commercializzare Chianti o Barolo prodotto in California e denominare Parmigiano reggiano qualsiasi tipo di formaggio duro. Per quanto riguarda i servizi si ipotizza di escludere dalla trattativa solo quelli per i quali non esiste offerta privata: l'acqua , la sanità, l'istruzione e cioè il complesso dei beni comuni e del welfare rischiano di essere completamente privatizzati e snaturati.
Per quanto riguarda l'ambiente le regole Usa sono molto meno vincolanti: non esiste la carbon tax e le aziende potranno contrapporre la loro aspettativa di guadagno alla difesa della salute attuata dagli stati. Emblematico - nell'ambito del trattato di libero commercio tra Usa e Canada (Nafta) - che lo stato del Quebec - che ha votato una moratoria sull'estrazione dello shale gas in nome della difesa della salute della popolazione - sia stato portato di fronte al tribunale arbitrale del Nafta dalle industrie Usa del settore, a causa della perdita di potenziale guadagno derivante dalla sua decisione.

Sul piano economico e geopolitico.

In primo luogo sul piano economico chi ci guadagnerà di più saranno gli Usa e non l'Europa. Banalmente i dazi medi che le merci europee pagano per entrare in Usa sono del 3,5% mentre i dazi medi che le merci Usa pagano per entrare in Europa sono del 5,2%. A questa piccola differenza si deve sommare il fatto enorme che gli Usa hanno un sistema sanitario ed educativo sostanzialmente privato. Negli Usa vi sono cioè le aziende private in grado di colonizzare il mercato europeo in settori ove l'Europa - e segnatamente l'Italia - ha un sistema pubblico che sarebbe semplicemente scardinato dalla concorrenza al massimo ribasso. Al contrario è del tutto evidente che una Asl o una università pubblica italiana non si metterebbero a concorrere negli Usa per aprire ospedali o università.

In secondo luogo, questo trattato di libero scambio accentuerà le differenze che ci sono in Europa. Mentre gli Stati esportatori come la Germania vedranno un aumento degli sbocchi di mercato per le loro merci, gli stati più deboli saranno letteralmente colonizzati nel complesso delle loro funzioni vitali. Ai danni prodotti dall'Europa neoliberista di Maastricht, si sommerebbero i danni dell'ulteriore allargamento di un mercato sregolato, in particolare sul welfare, sull'ambiente, sull'agricoltura. Tornano alla mente le parole del Presidente della BCE Draghi quando nell'estate scorsa concionava sul fatto che il welfare è troppo costoso e che l'Europa deve farne a meno. Il libero mercato è lo strumento attraverso cui distruggere il welfare, il sindacato e alla fine la democrazia intesa come effettiva sovranità popolare.

In terzo luogo, non sfugge a nessuno che la costruzione di un mercato Transatlantico - una vera e propria Nato economica - risponde ad un preciso disegno geopolitico. Nella crisi evidente della globalizzazione neoliberista gli USA stanno ricostruendo le proprie aree di influenza e di egemonia economica e militare. Dapprima hanno fatto il trattato transpacifico che ha unito i paesi che affacciano sul pacifico salvo la Cina. Adesso questo trattato trans Atlantico. Se si guarda chi resta fuori è evidente l'operazione degli USA di saldare una propria sfera di influenza contro i BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica) e segnatamente Cina, Russia e America Latina.

In quarto luogo è evidente che la riorganizzazione del mondo attorno agli Usa per aree di libero scambio economico e alleanze militari, porta dritto dritto all'acuirsi dei pericoli di guerra. La dinamica è del tutto simile a quella della prima guerra mondiale in cui imperialismo militarista e liberismo economico globalizzato si saldarono in una miscela esplosiva. Non sfugge a nessuno che il passaggio dalla guerra commerciale aggressiva alla guerra guerreggiata non è così lungo.

La nostra opinione è quindi che il Ttip sia un passo che distruggerà il livello di civiltà che abbiamo conquistato in Europa dopo la seconda guerra mondiale e con esso i diritti dei lavoratori e buona parte della democrazia; che contribuirà a centralizzare i capitali e a dividere ulteriormente tra paesi e aree ricche e paesi ed aree deboli e che porta in se la certezza della guerra commerciale e i germi della guerra guerreggiata.

Esiste una strada alternativa su cui lavorare a partire dalla informazione su cosa sia il Ttip e dalla sua contestazione?

Innanzitutto la scelta dell'Europa di giocare un proprio ruolo autonomo e di pace sullo scacchiere globale. L'Europa è il più grande produttore mondiale e il più grande mercato mondiale, ha un peso sufficiente a determinare il terreno di gioco e deve attuare una politica di disarmo e cooperazione con tutti, a partire dai paesi del mediterraneo.
L'Europa dovrebbe uscire dal Wto (World Trade Organization - Organizzazione mondiale del commercio OMC) che ha sregolato completamente il mercato globale e dotarsi di una propria sovranità economica e finanziaria continentale. A partire dalla messa in discussione del Wto l'Europa dovrebbe proporre un sistema di relazioni internazionali multilaterali e bilaterali cooperative che permettano di migliorare la condizione umana sul globo nel rispetto dei diritti del lavoro e della natura.
L'Europa, poi, deve modificare se stessa, superando il trattato di Maastricht e le successive regolamentazioni neoliberiste e assumendo la piena occupazione, lo sviluppo del welfare, il superamento delle diseguaglianze interne e la riconversione ambientale dell'economia e delle produzioni come obiettivo comune. A tal fine l'Italia dovrebbe disobbedire ai trattati europei a partire dal Fiscal Compact.

Utopie? Per combattere la barbarie che sta avanzando nell'incapacità del capitalismo di uscire dalla sua crisi, non basta lamentarsi, occorre avere una visione globale.

Tratto da "ilfattoquotidiano.it"

Proseguo il discorso già avviato sulla "Decrescita Felice" nel mio precedente post.

Le azioni del Movimento della Decrescita Felice si esplicano su tre filoni: stili di vita, politica e nuove tecnologie.

Stili di vita:consumo consapevole, auto produzioni, "università del saper fare"

Politica:costituzione di Circoli Territoriali per avviare il dibattito sul cambio di modello culturale nella società ed azioni concrete con corsi ed auto produzioni (pane, yogurt, orti sinergici con applicazione di agricoltura naturale ...)

Nuove tecnologie:usare le tecnologie che fanno ridurre l'impronta ecologica e migliorare la qualità della vita indipendentemente se il PIL aumenti o diminuisca; avviare la realizzazione di smart grid in ambito di quartiere dove i cittadini sono produttori e consumatori (prosumer) di energia partendo dall'eliminazione degli sprechi - riduzione della domanda - e l'uso di un mix tecnologico con fonti alternative.


A prescindere dall'aspetto filosofico, dobbiamo considerare che la nostra vita è un susseguirsi di raggiungimenti di obiettivi e che non sempre questi siano poi realmente quelli che ci daranno la "felicità".
A questo discorso si richiama quindi l'idea di intervenire nello stile della nostra vita.

Come richiamo partiamo da questi semplici ma fondamentali punti:
1. stili di vita:
a. consumo consapevole, auto produzione, "università del saper fare"
2. politica:
a. costituzione di Circoli Territoriali per avviare il dibattito sul cambio di modello culturale nella società ed azioni concrete con corsi ed autoproduzioni (pane, yogurt, orti sinergici con applicazione di agricoltura naturale ...)
3. nuove tecnologie:
a. usare le tecnologie che fanno ridurre l'impronta ecologica e migliorare la qualità della vita indipendentemente se il PIL aumenti o diminuisca; avviare la realizzazione di smart grid in ambito di quartiere dove i cittadini sono produttori e consumatori (prosumer) di energia partendo dall'eliminazione degli sprechi - riduzione della domanda - e l'uso di un mix tecnologico con fonti alternative.


Nello specifico analizzeremo questi punti.

Stile di vita.
Consumo consapevole.
Capita troppo spesso di comprare più di quello di cui realmente abbiamo bisogno. La tendenza, dovuta a logiche di mercato, ci costringe a riempire i carrelli della spesa più del necessario e così capita che poi si arrivi ad avere il frigorifero pieno di cibo magari in scadenza. Questo è sbagliato. La spesa deve essere fatta in modo consapevole e non di getto, valutando le necessità del nucleo famigliare e il consumo reale. Organizzare semplicemente i piatti che si andranno a preparare in quella settimana, magari suddividendoli così da non farci mancare alcuna forma di alimentazione, è una scelta sana e che genera notevole risparmio, sia in tempo che in denaro.
Conoscere le qualità di ogni pietanza ci permette oltretutto di avere un piacere che va al di là del sapore stesso del piatto.
In questo contesto sarebbe interessante istituire delle scuole di cucina vere e proprie che diano oltremodo anche indicazioni su come recuperare il cibo stesso, reinventandolo, senza che questo venga riproposto nello stesso modo oppure, nella peggiore delle ipotesi, gettato nella pattumiera...dell'umido mi raccomando!

Auto produzione.
Quanti di voi hanno ricordi legati all'infanzia riguardo al cibo? Io si, ma credo tutti noi.
Tutti abbiamo avuto delle nonne che preparavano conserve di pomodoro, marmellate, dolci fatti in casa e pasta all'uovo.
Purtroppo è vero che il tempo a disposizione delle famiglie si riduce sempre di più e che ci sono sempre meno donne e uomini disposti a passare parte del loro tempo libero nel preparare queste cose.
Recuperare questa abitudine può diventare anche un momento di incontro, una riunione famigliare nella quale far intervenire anche i propri figli tramando così, in un solo momento, due realtà importanti: l' appartenenza ad un nucleo famigliare e la storia della nostra cultura culinaria.
Per auto-produzione si intende anche la produzione in casa, sul balcone, terrazzo o giardino di tutti quei prodotti di origine vegetale che utilizziamo nella nostra cucina. Fatto così sembra un discorso difficile da affrontare ma in realtà con un po' di conoscenze, nozioni base e voglia di fare si possono ottenere ottimi risultati.
Il primo passo per capire se siamo capaci nel fare questo è semplice: partire con le piante che utilizziamo nei condimenti e nello specifico quindi parliamo di basilico, prezzemolo, erba cipollina, timo, rosmarino e menta.
Sono semplici da condurre e credo che ognuno di noi sappia la differenza tra il fresco e l'essiccato.
Il passo successivo è improntare un piccolo orto domestico senza pretesa alcuna di avere pomodori belli, ma buoni. Questo comporta anche la conoscenza stagionale delle verdure, il loro processo di crescita e questo può diventare un insegnamento fondamentale per i nostri figli.
Si può addirittura ipotizzare di realizzare dei veri e propri "orti urbani", luoghi all'interno della città, nei quali coltivare e che, al tempo stesso, possano diventare dei luoghi di aggregazione, di socializzazione e perché no di lavoro.

Politica.
Per fortuna in questo contesto esistono già associazioni che operano sul territorio in questo senso.
La sinergia tra queste associazioni e la Pubblica Amministrazione possono dar vita a veri e propri progetti atti a garantire una vita migliore, un miglior rapporto con il proprio territorio e non per ultimo un maggiore rispetto per le risorse che il territorio stesso può garantirci.

Nuove tecnologie.
In questo settore il discorso diventa più complesso e bisogna valutare oltretutto le leggi che regolano l'edificabilità di strutture o la modifica delle stesse per inserire nelle realtà già esistenti impianti capaci di garantire sufficienza energetica del territorio.
Primo tra tutti l'installazione di impianti foto-voltaici su tutte le strutture di proprietà comunale/statale.
Incentivare le stesse sulle abitazioni private.
Rendere le case migliori da un punto di vista energetico (cosa che implica creazione di lavoro anche nel settore dell'edilizia in quanto la riqualificazione stessa richiama le stesse aziende del settore).
In questo determinato settore si possono incentivare lavori di "ristrutturazione" capaci di isolare termicamente le abitazioni come: doppi infissi, isolamenti termici di pavimenti (parquet con tappeti isolanti), gestione computerizzata del riscaldamento/refrigerazione, incentivo all'utilizzo di apparecchiature di classe energetica elevata (A+), introduzione dell'illuminazione a led.
Piccoli passi si possono già verificare da una semplice abitudine: abbassare le tapparelle delle finestre la sera quando fa buio. Questo impedisce la dispersione di calore e crea una camera d'aria tra l'esterno e l'interno in più rispetto a quella della finestra stessa.
Sono tante piccoli abitudini e miti da sfatare quelle che secondo alcuni portano con difficoltà ad una decrescita felice. Non sono solo le azioni eclatanti ma anche i semplici gesti quotidiani che fanno la differenza.

Il denaro.
Discorso a parte per quanto riguarda la moneta, il denaro.
Cosa c'entra con la decrescita felice?
Il denaro, ripetiamo, è semplicemente un mezzo con il quale scambiare il nostro lavoro con dei beni. Negli ultimi tempi lo stesso denaro ha acquisito un potere nella nostra vita che va ben al di là della sua stessa natura. La nascita del denaro ha origini antiche e fu introdotto come mezzo di scambio, come semplice valuta di scambio per regolarizzare gli scambi tra merci. Il baratto aveva problemi di gestione in quanto era più instabile e meno "controllabile".
Il denaro in se quindi non deve rappresentare un problema per l'economia. Allo stato attuale dei fatti purtroppo la percezione che hanno i cittadini, il popolo, di questo mezzo è deviata da tutti i fatti degli ultimi decenni. In tante occasioni sentiamo parlare di "signoraggio bancario".
La definizione che ne viene data è la seguente (tratta da Wikipedia):

Il signoraggio nella teoria economica.
In macroeconomia per signoraggio si intendono i redditi che un governo ottiene grazie alla possibilità di creare base monetaria in condizioni di monopolio. Negli stati moderni, solitamente, la banca centrale stampa le banconote mentre il governo (ad esempio tramite una zecca) conia le monete metalliche, ed entrambi hanno un reddito da signoraggio.
In economia il signoraggio è innanzitutto una delle fonti con cui un governo finanzia la propria spesa pubblica eccedente rispetto alla raccolta di tributi. Lo stesso termine signoraggio nella letteratura economica è quasi sempre riferito ai vantaggi del governo.
Nel caso in cui il potere di stampare moneta sia assegnato dal governo e questo lo usi per finanziare la spesa, il signoraggio corrisponde al rapporto tra il valore nominale della nuova base monetaria emessa in un certo intervallo temporale e l'indice generale dei prezzi (al netto dei trascurabili costi di produzione). I tentativi da parte del governo di finanziare il deficit pubblico aumentando le entrate da signoraggio possono essere causa di iperinflazione e gran parte dei casi storici di elevata inflazione e di iperinflazione sono effettivamente dovuti alla necessità da parte del governo di finanziarsi attraverso il signoraggio. Il caso storico più eclatante e più studiato dalla teoria economica in cui l'abuso nel ricorso al signoraggio da parte del governo ha causato una drammatica spirale iperinflattiva è la Repubblica di Weimar nella Germania del 1922-1923: il conseguente collasso economico fu il preludio dell'ascesa al potere del Nazismo e di Adolf Hitler. Nella prefazione al classico testo di Costantino Bresciani-Turroni sulle vicende del marco tedesco, Lionel Robbins osserva che «il deprezzamento del marco avvenuto tra il 1914 e il 1923 [...] ha distrutto la ricchezza degli elementi più solidi della società tedesca: e si è lasciato dietro uno squilibrio morale ed economico, atto a preparare il terreno per i disastri che sono seguiti. Hitler è il figlioccio dell'inflazione».
Krugman osserva che l'elevato ricorso al signoraggio è una caratteristica particolarmente frequente nei paesi in via di sviluppo. Nonostante i tentativi da parte di questi paesi di riformare le proprie istituzioni nella direzione dei paesi maggiormente industrializzati, tale processo rimane spesso incompiuto: alla maggiore statalizzazione di queste economie non corrisponde un'adeguata capacità di riscuotere le imposte per finanziare la spesa. Anche in questi casi il ricorso al signoraggio è associato ad elevata inflazione o iperinflazione.

Per ulteriori informazioni si rimanda alla pagina stessa o a documentazione.


Senza essere degli economisti si deduce che la situazione attuale, nel quale il signoraggio derivante dalla stampa delle banconote non è a carico dello Stato ma della BCE, il profitto che si ottiene da tale produzione (perché di questo si parla) è di sola competenza della stessa Banca Centrale.
Ad ogni singolo Stato rimane ancora il signoraggio derivante dall'emissione di moneta non cartacea. Se parte degli introiti vengono quindi dirottati presso un ente terzo si capisce che la capacità di uno Stato di investire, aumentare il surplus di incassi, viene meno.
Rimane quindi una alternativa per dare maggiore potere di acquisto ai cittadini e questo metodo è introdotto con l'utilizzo di "monete complementari" o "buono di solidarietà".
Tali monete non hanno valore legale e non intendono in alcun modo introdursi come sostitutivi della moneta corrente ma assolvono il solo scopo di alleggerire la pressione derivante da una minore circolazione della moneta stessa.
Il loro valore è pari a quello di un buono sconto ma che non termina al momento dell'utilizzo e quindi può essere "scambiato" per ulteriori acquisti.
In questo contesto sono così nate diverse "monete" a circolazione locale.
L'utilizzo all'interno di un comune di tale moneta può creare maggiore movimentazione di merci senza incombere in problemi fiscali.

Banca del tempo.
Di diversa teoria è la "banca del tempo".
Semplicissima nella sua idea ma rivoluzionaria al tempo stesso. Scambiarsi le ore per le proprie competenze. Ogni cittadino mette a disposizione della comunità le proprie capacità e competenze senza che queste vengano remunerate attraverso lo scambio di moneta ma solo attraverso lo scambio di tempo.
Con questo deriva che in realtà avviene solo uno scambio di "mano d'opera".
Il meccanismo viene regolato dall'unità di misura che si decide: ore lavoro.
Lo scambio avviene semplicemente regolandolo con un database nel quel verranno tenuti i conti dei crediti e dei debiti.
Le persone in questo contesto si aiutano e questo facilita lo scambio anche sociale di conoscenze, possono crearsi nuovi legami...perché...NESSUNO DEVE RIMANERE INDIETRO.

Conclusioni finali.

La decrescita felice è uno stile di vita che più ci riporta alla vera essenza dell'essere umano, ci avvicina a quello che dovrebbe essere lo scorrere naturale del tempo e delle stagioni. Forse, ad oggi, l'unica VERA soluzione al problema della crescita costante di questa società, società che sta crescendo senza sapere esattamente da che parte andare. Riavvicinare gli uomini alle radici, agli inizi, è solo l'inizio di quella che potrebbe essere una grande rivoluzione culturale e sociale dove gli stessi uomini non saranno più attori senza copione ma attori che partecipano attivamente al raggiungimento di un obiettivo comune.
Questo obiettiva è la possibilità, possibile, che le risorse del pianeta siano sufficienti per tutti.
Consumare meno ma consumare meglio. Mangiare meno ma mangiare meglio e senza sprechi. Energia migliore, pulita e non pericolosa, presente ovunque ed in qualsiasi momento.
Non possiamo continuare questa spirale distruttiva che ci sta facendo consumare giorno dopo giorno quello che la natura ha generato in milioni di anni. Stiamo avvelenando questo pianeta e le persone che ci vivono, combattiamo guerre per il petrolio e per il gas, distruggiamo foreste intere per aumentare le coltivazioni senza poi renderci conto che le stesse foreste sono fonte di ossigeno.
Le multinazionali avviano pozzi per l'estrazione del petrolio in ogni parte del pianete ed ultimamente anche in Italia sta avvenendo lo stesso senza che nessun media ne dia informazione. La Basilicata prima tra tutte sta subendo perforazioni per estrarre petrolio oltre tutto di scarsa qualità.
Finchè l'obiettivo primario sarà l'arricchimento di pochi a discapito dei molti sarà difficile recuperare questa situazione.
Se le persone smettessero di ricercare il "superfluo" e se le stesse iniziassero a chiedere ai propri governi maggiori tutele sulla salute la reazione sarebbe devastante per tutto il sistema economico.
Una reazione devastante per chi? Non certo per l'umanità.
Un mondo migliore è possibile...basta volerlo.

E.R.F.

Diversi giorni or sono, ho pubblicato su Facebook un articolo sull'ERF e sul TTIP e con mia grande sorpresa ho visto pubblicato sul numero 1 del periodico d'informazione condivisa "Oltre" gli stessi argomenti trattati in maniera eccellente. Da qui, la decisione di pubblicazione sul blog nazionale di un sunto di queste notizie per far meglio comprendere agli elettori tutti, ma soprattutto ai nostri concittadini, che quest'anno sono molto importanti, ancor più delle elezioni amministrative, le elezioni europee: il clima di austerità, la spending review e le crisi che stiamo vivendo ed affrontando dipendono unicamente da molti esponenti politici che trattano argomenti economici pubblicamente senza averne le più che minime conoscenze tecniche ed ignorando completamente i vincoli ed i dettami sempre più pressanti imposti dalle regole di quei Trattati sottoscritti (a nostra insaputa).

Dire "sarò breve" è un'ipocrisia, purtroppo lo scenario non si presta ad un riassunto breve, gli argomenti che tratterò sono molto complessi e devono essere spiegati per poter comprendere appieno cosa ci riserva il futuro, quindi le uniche cose che verranno omesse sono le parti tecniche e di alta economia.

Il vecchio Trattato di Maastricht firmato nel 1992 e ribadito da quello di Lisbona nel 2006 ed entrato in vigore nel 2009, prevedevano essenzialmente la possibilità dell'indebitamento massimo del 3% rispetto al rapporto con il PIL ed il contenimento del debito non oltre il 60%, secondo l'indicatore di crescita. Successivamente si sono irrigiditi questi criteri di convergenza, introducendo il Trattato di Stabilità, Fiscal Compact, un trattato intergovernativo approvato dal Consiglio europeo del 30 gennaio 2012, 25 dei 28 Paesi membri dell'Unione europea, con l'eccezione del Regno Unito e della Repubblica Ceca, lo firmano il 2 marzo 2012, dove è stato introdotto il principio del pareggio di bilancio, cioè la non possibilità per uno Stato membro di ricorrere all'indebitamento, inserendo il vincolo nel dettame costituzionale, e una metodologia per il rientro delle eccedenze delle porzioni di debito pubblico superiori al 60% nel limite temporale di 20 anni. Premesso che l'Italia è stato per ora l'unico Paese dei 25 firmatari ad averlo inserito in Costituzione, nell'art. 81, si ricorda che il Fiscal Compact è illegittimo, in quanto lo stesso testo precisa che si applica se non in contrasto con altri Trattati su cui si fonda l'Unione Europea (art. 2), mentre questi ultimi specificano chiaramente che il limite dell'indebitamento è del 3% (art. 104 Maastricht e art. 126 Lisbona) e non dello 0%.

La crisi economica ha indotto la Commissione Europea ad escogitare un micidiale ulteriore meccanismo automatico per il rispetto delle regole previste dal Fiscal Compact, pertanto, per soddisfare i fabbisogni finanziari in regime di pareggio di bilancio, si dovrà far ricorso solo ed esclusivamente a tagli della spesa pubblica e/o aumenti della pressione fiscale a carico delle famiglie e delle imprese che saranno in questo modo considerati a tutti gli effetti i soli "prestatori di ultima istanza" e non come in tutto il resto del mondo dove questa funzione è svolta dalle proprie Banche Centrali. Si ricorda che la spesa primaria, cioè quella al netto degli interessi sul debito, è comunque inferiore alla spesa sostenuta dalla media dei Paesi dell'eurozona come la Francia, Finlandia, Austria, Belgio, Germania e Olanda e che pertanto il futuro reperimento di fabbisogni finanziari sarà soddisfatto con il ricorso alla fiscalità. In ogni caso se volessimo simulare l'entità delle risorse necessarie per soddisfare la riduzione dell'eccedenza del debito come previsto dal F. C., tenendo conto dei dati previsionali del F. M. I. sulla dinamica del debito e del P. I. L. nel 2014 e 2015 nel nostro Paese, dovremmo reperire 38,4 miliardi di euro che a conti fatti sicuramente sono molti di più perché le elaborazioni fatte dal FMI sulla crescita di un Paese si sono rivelate essere sempre non veritiere e troppo ottimistiche.

Ma il Fiscal Compact ha subito una terrificante evoluzione perché la Commissione Europea si è resa conto che in pochi riusciranno a rispettarlo, quindi ha terminato i lavori a fine marzo 2013 facendo propria la proposta del German Council of Economics Expert avanzata a fine 2012 che prevede la costituzione di un Fondo Europeo di Redenzione (Riscatto), ovvero E .R. F., acronimo di European Redemption Fund. Questa proposta è stata presa a totale riferimento per ridurre coercitivamente le eccedenze di debito senza possibilità di moratorie e con modalità automatiche. Il micidiale ERF funziona in questo modo: tutti gli Stati aderenti conferiscono a un Fondo specifico le eccedenze delle porzioni di debito superiori al 60% del PIL e lo stesso Fondo, per finanziarsi e tramutare i titoli nazionali con quelli con garanzia comune, emetterà sul mercato dei capitali una sorta di super Eurobond (avvalendosi della tripla A concessa dalle agenzie di rating alle emissioni della UE) con tassi presumibilmente più bassi. In cambio viene pretesa a garanzia l'asservimento dei rispettivi asset patrimoniali nazionali (ENI, Enel, Finmeccanica, Poste ecc...), riserve valutarie e auree e parte del gettito fiscale (esempio IVA). In questo modo si firmano cambiali in bianco e la riduzione del debito avverrà automaticamente con la vendita dei beni patrimoniali seguendo la logica del curatore fallimentare più orientata a soddisfare i diritti del creditore che del debitore se non si sarà in grado di versare gli importi previsti ogni anno e per vent'anni, rimanendo però con il residuo del debito (il 60%) da onorare senza più contare sul "collaterale" patrimoniale, praticamente una specie di euro Equitalia! Le partecipazioni degli asset patrimoniali nazionali, le riserve auree e valutarie e i beni immobiliari pubblici saranno liquidati automaticamente con il pericolo che saranno letteralmente svendute a favore dei soliti noti per soddisfare il criterio della riduzione ventennale del debito, visto che attualmente la nostra eccedenza di debito ammonta a circa 1.170 miliardi di euro, pari al 73% del PIL essendo ora al 133%.

Il nostro debito, anche se espresso in euro, di fatto valuta per noi estera in quanto non la stampiamo, è ancora sotto la giurisdizione italiana, mentre la conversione in emissioni comuni (eurobond), si tramuterebbe in giurisdizione internazionale e non più convertibile in valuta nazionale in caso di uscita poiché non più applicabile il principio di Lex Moneta. Si tratterebbe dell'abdicazione più totale di qualsiasi residuo di sovranità e oltre ad essere depredati di tutto il nostro patrimonio pubblico, il residuale del debito del 60% sul PIL, che come già detto rimarrebbe comunque nostro, subirebbe un forte deprezzamento in termini di tassi.

Siamo certi che la nostra classe politica ignora completamente cosa stiano tramando a Bruxelles? Siamo certi che erano già fortemente deficitari sulla conoscenza del Fiscal Compact, tanto da inserirlo nella Costituzione? Se così fosse, significa che siamo guidati da ignoranti ed incompetenti, ancora peggio il contrario, significherebbe l'esistenza di un piano a noi sconosciuto e non osiamo pensare quale ... Non bastava dunque il MES, il Meccanismo Europeo di Stabilità, la cui entrata in vigore è ora legata alle decisioni della Corte Costituzionale tedesca. Non era sufficiente neppure il Fiscal Compact, o meglio il pareggio di bilancio, che trasforma un'entità illegittima - il debito - in una leva costituzionale bastevole a giustificare qualunque tipo di provvedimento che il governo di turno decida di calare sulle teste degli Italiani. Sicuramente un minuto dopo la chiusura delle urne del 25 maggio, inizierà l'iter decisionale politico sull'applicazione dell'ERF: l'assoggettamento a tutela giuridica di uno Stato membro (a decorrere dal 2017). Ciò significa che le autorità dello Stato membro interessato attuano le misure raccomandate (dalle istituzioni europee) relative all'assistenza tecnica (...) e presentano alla Commissione un piano di ripresa e di liquidazione dei debiti per approvazione. Cioè il Governo nazionale perde ogni tipo di potere decisionale e operativo; in altre parole lo Stato è privato totalmente della propria sovranità. In altri termini potremmo dire che è commissariato. Formalmente occupato dall'esercito della grande finanza internazionale. Nessun complottismo, dunque...è una vera e propria dittatura dell'euro e dell'UE. Il Parlamento Europeo (con poche lodevoli eccezioni) fiancheggia dunque, più o meno ignaro, le istituzioni antidemocratiche europee, come la Commissione e la BCE, e aiuta le banche e la finanza mondiale a dissanguarci, attraverso il nuovo Fondo Europeo di Redenzione. Il passaggio sicuramente più insidioso è quello relativo alle garanzie: secondo gli analisti tedeschi, l'Italia dovrebbe partecipare al fondo con la quota più grande (40%), ovvero oltre 950 miliardi di euro.
Ma questa volta c'è in gioco il destino, il futuro e l'identità del nostro Paese e siamo certi che la corretta informazione preventiva farà in modo che la coscienza dei cittadini italiani compenserà l'incapacità dimostrata fino ad ora della classe politica nel non comprendere l'irreversibilità di certe scelte scellerate!

I nostri aguzzini continuano a inventarsi nuovi metodi di tortura. Continuano a stillarci il sangue e a trarre profitto dalle nostre tragedie. Vogliamo tutto ciò?

FPT

Come tutti i week-end il M5S Ciampino sarà sul territorio; ci troverete a via Pirzio Biroli ingresso parco dalle 9.30 alle 13:00. E il pomeriggio, come gni sabato, vi aspettiamo per l'agorà in piazza della pace!

La didattica di una scuola elementare, l'insegnamento di un processo di studio e apprendimento sono alla base di una carriera scolastica completa e volta alla migliore preparazione possibile in ottica culturale, tecnica ma sopratutto umana. Uno dei punti di forza del programma è incentivare le scuole elementari di Ciampino (attraverso i Fondi Europei, le donazioni e il "riutilizzo" per quanto riguarda i supporti tecnologici) alla messa in atto di progetti scolastici che abbraccino le tecniche più innovative di insegnamento, tecniche che stanno ormai prendendo piede a livello internazionale (es. Khan Academy, Harvard University) e strettamente legate all'Agenda Digitale (pg. 16 del programma).
I progetti che vogliamo proporre, basati sull'e-learning e sulla Flipped Classroom o Flipped Teaching (Classe/insegnamento capovolto), nascono dalla necessità di saper vivere in questa "era informatizzata" con cognizione di causa, offrendo a supporto gli strumenti adatti all'accrescimento delle potenzialità didattiche che la scuola offre e che lo studente deve necessariamente avere a disposizione. Per spiegare al meglio di cosa si tratta e le potenzialità di un discorso tale, portiamo come esempio la relazione di un progetto del maestro elementare
Fabio Ardolino, svoltosi presso l'Istituto Comprensivo San Nilo di Grottaferrata e che verrà presentato nei prossimi giorni in un workshop della Terza Università di Roma.


FLIPPED CLASS

All' interno della nostra scuola abbiamo creato un corso che sfrutta la metodologia didattica che prevede un rovesciamento dell'insegnamento tradizionale.
Ai bambini vengono forniti dei video, di massimo 10 minuti, su di uno specifico argomento. Questi video rappresentano la lezione che i bambini devono ascoltare. Questo permette agli alunni di gestire il proprio apprendimento in maniera autonoma,
mandando indietro i passaggi che non sono chiari per riascoltarli e mettendo pausa qualora siano stanchi. In aula si svolge solo lavoro laboratoriale sull'argomento del video, mettendo in pratica quello che gli studenti hanno ascoltato. Dopo un primo momento
in cui il docente risponde ai dubbi e alle domande sul video si passa al lavoro pratico, gestito con la modalità del cooperative learning.
Infatti in classe si è liberi di dedicare la quasi totalità del tempo allo svolgimento di attività pratiche, che facciano interiorizzare al meglio il contenuto espresso nei video, usando l'insegnante come facilitatore del compito. Lavorando con il cooperative learning i gruppi avranno una forte interdipendenza e si verranno a creare dinamiche virtuose di gestione del gruppo che accresceranno la motivazione intrinseca all'apprendimento.
Inoltre sarà possibile curare in maniera scrupolosa il processo metacognitivo del bambino, facendo in modo che ogni fase del lavoro sia compresa e interiorizzata e che l'alunno apprenda in maniera cosciente. Sfruttando questa metodologia si facilitano notevolmente gli alunni con dsa e adhd, in quanto potranno gestire il tempo, le proprie pause e i propri periodi di attenzione durante la visione seguendo il ritmo di apprendimento di ognuno .
In classe invece si potrà strutturare un lavoro attivo e pieno di stimoli; lavorando in gruppo si compenseranno le difficoltà e verranno evidenziati i punti di forza.
Nello specifico la sperimentazione riguarda una classe quinta che sta portando avanti un lavoro sulla poesia del romanticismo.


"Tutela dell'ambiente" è un'espressione che racchiude in sé molteplici questioni e problematiche come tutela delle aree verdi, decoro urbano, contrasto alla cementificazione del territorio, incentivi alla ristrutturazione di edifici già esistenti, raccolta differenziata e smaltimento rifiuti e così via....A Ciampino non manca nessuna di queste problematiche! Mancanza di spazi verdi, traffico insostenibile, inquinamento acustico e ambientale causato dall'aeroporto e, sebbene, la raccolta differenziata abbia ottenuto buoni risultati, siamo certi che si potrebbe migliorare il servizio, con costi inferiori e risultati migliori.
Di quello che era il progetto di una cittadina in perfetta armonia con l'ambiente, ossia quello della città giardino nel quale avrebbe dovuto svilupparsi l'assetto urbanistico ciampinese non è rimasto più niente. Ciampino è soffocata dal cemento, basti pensare che gli 11km/q di territorio con 37.000 abitanti circa di popolazione, ha una densità abitativa di 3.400 ab/kmq, confermando alla nostra cittadina il primato nel Lazio come città più densamente popolata.e il quarto posto nel centro Italia.
La conseguenza naturale successiva ad una cementificazione così concentrata è ovviamente la carenza di spazi verdi che, anche quando presenti, non godono della dovuta attenzione e cura. In questo momento storico così buio in cui ci troviamo, la cura dell'ambiente risulta essere uno degli ambiti più urgenti su cui intervenire, anche in territori di modeste dimensioni come il comune di Ciampino.
Gli spazi che ci circondano, quelli che percorriamo e viviamo quotidianamente sono la nostra "casa", che al contrario di quanto si concepisce non è circoscritta dalle sole mura domestiche, ma prosegue nell'ambiente che ci circonda. Noi dobbiamo prenderci cura del nostro territorio perchè è la nostra casa, è dove passiamo la maggior parte del tempo, dove vivono e crescono I nostri figli. Il verde è salute, è benessere fisico e psicologico ed è diritto di tutti i cittadini poterne godere. Noi vogliamo lavorare affinchè questo sia realizzato, investendo tutte le nostre forze per difendere questo territorio finora violentato, per ridare ai cittadini un ambiente rispettoso più vivibile e salutare possible.
Per far si che questo avvenga, bisogna attuare una politica che constrasti la cementificazione selvaggia e che promuova il rispetto dell'ambiente, rispetto che deve essere garantito non solo da una gestione accurata e innovativa da parte delle istituzioni e dagli enti preposti, ma anche da parte della cittadinanza tutta. Ma difendere e tutelare l'ambiente non si limita solo a questo; bisogna intervenire anche sulla raccolta e lo smaltimento dei rifiuti attaverso una gestione "intelligente" che preveda interventi anche nel tipo di produzioni dei beni, nell'uso di questi e nello smaltimento, attraverso politiche volte alla disincentivazione dell'uso di determinati materiali e dall' introduzione e applicazione del concetto di riuso e riciclo.
Noi crediamo che Ciampino possa diventare una città migliore, noi vogliamo che lo diventi e ci batteremo per questo.
Per il programma dettagliato degli interventi che vogliamo attuare si rimanda al programma sezione "ambiente".

Questo tavolo di lavoro nasce da una semplice ma interessante percezione della vita che ognuno di noi potrebbe abbracciare in un momento della propria esistenza.
Capita a tutti, prima o poi di avere un evento traumatico che rende instabile la nostra vita, demolendo i pilastri sui quali, negli anni, abbiamo poggiato le nostre abitudini; pilastri generati dall'insegnamento della famiglia di provenienza, dalla scuola frequentata, dal contesto sociale in cui siamo cresciuti.
Siamo talmente presi dai ritmi standardizzati delle vita quotidiana da lasciar scorrere i giorni senza attribuire un vero senso alla nostra esistenza.
Ci alziamo, andiamo a lavoro; pranziamo quando è il momento; ridiamo per le solite battute; attendiamo con ansia il termine della giornata lavorativa, ci rimettiamo nel traffico e al limite facciamo un po' di spesa di corsa senza dare peso ad uno sguardo, ad una parola, ad un odore.
Torniamo a casa, ceniamo, guardiamo la tv e poi a dormire.
Il giorno dopo di nuovo la stessa storia aspettando il fine settimana, dove arriviamo stanchi e svuotati.
Quanti di voi si riconoscono in questo meccanismo piuttosto banale?
Questo preambolo per introdurre al tema che questo tavolo affronta, ossia la proposta di uno stile di vita alternativo a quello descritto sopra e che prende il nome di "decrescita felice" intesa non come una regressione nello stile di vita, bensì una riappropriazione del nostro tempo, della nostra esistenza.
Questo lavoro, in realtà, si sviluppa in modo trasversale ad altri tavoli di lavoro richiamando temi come l'ambiente, il territorio, la cultura, la sicurezza, il turismo. L'approccio alla decrescita felice, infatti, è da considerarsi come un'applicazione delle norme, dei punti, delle idee suggerite nei vari temi programmatici per raggiungere una migliore qualità della vita con la conseguente riappropriazione sia degli spazi che del tempo.
Vorremmo aggiungere una considerazione sul "denaro" che oggi più che mai ha perso la funzione di strumento di scambio e viene demonizzato come qualcosa di sporco e cattivo ma che tutti bramano di ottenere in qualunque modo possibile. Dobbiamo fare un passo indietro anche in questo senso. Il "denaro" è semplicemente un mezzo, uno scambio...nulla più.
(Rimandiamo alla introduzione successiva al tema dello SCEC).

Le nozioni di teoria della decrescita felice rimandano all'opera di Serge Latouche e qui di seguito la definizione presa da Wikipedia:
''Il Movimento per la Decrescita Felice (MDF) è un movimento italiano nato e cresciuto informalmente' all'inizio del 2000 sui temi della demitizzazione dello sviluppo fine a sé stesso, e successivamente sfociato in un'associazione fondata da Maurizio Pallante, esperto di risparmio energetico. Il movimento, chiaramente ispirato alla decrescita teorizzata da Nicholas Georgescu-Roegen, fondatore della bioeconomia, ed in linea con il pensiero di Serge Latouche, parte dal presupposto che la correlazione tra crescita economica e benessere non sia necessariamente positiva, ma che esistano situazioni frequenti in cui ad un aumento del Prodotto interno lordo (PIL) si riscontra una diminuzione della qualità della vita''.

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Oggi a via della pisana insieme ad altri cittadini attivisti abbiamo consegnato la proposta di legge popolare "No Vitalizi" che ha lo scopo di revocare vitalizi retroattivi che ci costano la bellezza di 20 milioni di euro l'anno (http://www.slideshare.net/ilfattoquotidiano/vitalizi-regione-lazio). Non appena verrà accolta la proposta cominceremo con la raccolta delle firme presso i nostri info point.

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