più burocrazia e più caos


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Alla mancata abolizione del Senato si aggiunge la confusione provocata dai procedimenti legislativi che passano da due (quello costituzionale e quello ordinario) a dieci. Inoltre, l’iter per approvare una legge, invece di essere più breve, diventerà più lungo: sono previste circa 16 materie che dovranno passare obbligatoriamente all’esame delle due Camere e c’è il rischio – che è quasi una certezza- che si inneschino dei conflitti di attribuzione e competenza, cioè che il presidente della Camera e quello del Senato debbano decidere quale iter legislativo adottare: monocamerale, bicamerale, monocamerale rinforzato, ecc. Dal momento che una legge raramente riguarda un solo tema, una sola materia, sarà difficile stabilirlo… figuriamoci se i presidenti saranno di due partiti diversi! In caso di conflitto, chi ha scritto la riforma non ha previsto nessun meccanismo di risoluzione, motivo per cui dovrà intervenire la Corte Costituzionale, con conseguente paralisi dell’attività del Parlamento; la risoluzione dei conflitti attraverso la Corte può durare mesi. In ogni caso, il nuovo Senato può sempre chiedere di analizzare i testi approvati dalla Camera e proporre cambiamenti. La Camera potrà anche non prenderli in considerazione, col risultato che si allungano i tempi e tutto il lavoro del Senato sarà sprecato.

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Questa sezione verrà arricchita man mano che la campagna procede.


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