le riforme che servivano


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Diamo qualche dato dell’Italia del 2016: disoccupazione giovanile con punte del 67% in alcune aree; siamo il primo Paese in Europa per livello di corruzione percepita; ci sono 11 milioni di persone che non hanno i mezzi per curarsi e circa 10 milioni di italiani che vivono sotto la soglia di povertà - stabilita da Eurostat/Istat. Non parliamo di senzatetto, ma di laureati che non trovano lavoro, o di genitori separati o divorziati, o professionisti che il lavoro lo hanno perso. Abbiamo un’emergenza immigrazione e un’emergenza lavoro. In tutto questo, la priorità degli italiani era stravolgere 47 articoli della Costituzione? NO. Renzi avrebbe potuto fare una seria legge contro la corruzione, un vero piano per creare posti di lavoro, e non la Repubblica fondata sui Voucher e sui fallimenti del Jobs Act, dare avvio al reddito di cittadinanza. Invece decide di riformare la legge più importante che tiene unito il Paese e ci assicura un assetto democratico. Perché tanta fretta? Perché costringere il Paese a scegliere su qualcosa che non è affatto prioritario? Tra l’altro queste modifiche non porteranno ad alcun incremento degli investimenti esteri nel Paese perché tutti i deterrenti (corruzione, processi lenti e senza certezza della pena) resteranno al loro posto, anzi, l’accrescere della burocrazia sarà un ulteriore ostacolo. La riforma è evidentemente un pretesto per assicurarsi un potere personale amplificato e distribuire poltrone e immunità parlamentare. Questa è la loro priorità.

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Le ragioni del No: approfondimenti e materiali per diffonderle.
Questa sezione verrà arricchita man mano che la campagna procede.


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