MENO ARMI, PIÙ DIRITTI.

No agli F35, stop agli sprechi e sostegno alle eccellenze militari.

Parlare di Difesa significa innanzitutto parlare dei diritti dei nostri militari. Significa peraltro sicurezza e stabilità, un tema importantissimo per l'Italia specie in questi anni, durante i quali la minaccia terroristica è salita vertiginosamente. Ma occorre cambiare rotta rispetto a quanto fatto fino ad ora, partendo da uno stop al programma F35 che passa per una più ampia riduzione delle spese per gli armamenti militari in favore, invece, di una maggiore attenzione del personale in uniforme. L'obiettivo è tutelare, finalmente, i nostri territori.
Hanno votato per il programma Difesa 19.747 iscritti certificati che hanno espresso 98.107 preferenze.

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Il percorso del programma su Rousseau

Votiamo il programma Difesa, viva la democrazia diretta!

Dai diritti del personale militare a una maggiore attenzione verso il personale, passando per una riduzione delle spese per gli armamenti e l'introduzione di principi di contabilità analitica-industriale per pianificare e ottimizzare ogni singolo investimento. Sono queste le linee guida inserite nel programma Difesa del M5S, per tornare ad essere sovrani e in sicurezza sul nostro territorio.

I punti del programma votati dagli iscritti

1.Tutela militare

Si parla tantissimo di forze armate europee ed esercito europeo, ma i militari italiani rimangono senza diritti, mentre in Europa ci sono circa 30 tra associazioni e sindacati di militari in 21 Paesi. I militari sono cittadini e cittadine in uniforme, e come tali dovrebbero essere considerati. La richiesta di strumenti di rappresentanza vera, la concessione di diritti, sono necessari affinché i cittadini in uniforme, donne e uomini al servizio del Paese, possano essere integrati completamente ed effettivamente nella società e non come cittadini di serie B.

Approfondisci sul blog Hanno partecipato 19.702 votanti.
Dettaglio delle preferenze:
- Equiparare i diritti del personale militare, in termini di tutela della salute, del lavoro e della famiglia, a quelli degli altri lavoratori del settore civile.16.871
- Non equiparare i diritti del personale militare, in termini di tutela della salute, del lavoro e della famiglia, a quelli degli altri lavoratori del settore civile. 2.831
2.Risorse umane

Oggi per gli stipendi delle forze armate si spende oltre il 70%, quasi il 75% del bilancio della Difesa. Gli esperti internazionali parlano di un equilibrio al 50% della spesa del personale. Tutto ciò ha motivi storici: le forze armate italiane sono state per decenni forze armate di guarnigione. Questo è un dato da tenere a mente, ricordando però lo straordinario lavoro che invece oggi portano avanti le forze armate e le forze di polizia.

Approfondisci sul blog Hanno partecipato 19.422 votanti.
Dettaglio delle preferenze:
- Riallineare ai valori medi delle altre FFAA occidentali il numero dei militari in servizio permanente e dei civili, con un riordino interno che sia volto a ridurre progressivamente il numero dei comandanti in favore di un incremento del personale in strada a tutela dei cittadini. 17.535
- Rispettare il piano di riduzione delle FFAA introdotto dalla riforma della legge 244/12 senza nessun ulteriore intervento. 1.036
- Congelare il piano di riduzione della 244/12 favorendo l'arruolamento di ulteriore personale. 851
3.Patrimonio immobiliare

Uno dei problemi che affligge il Ministero della Difesa è la valorizzazione del patrimonio abitativo, di cui sentiamo parlare ormai da decenni ma ancora non sappiamo come stanno le cose. Gestire il patrimonio immobiliare della Difesa significa far assorbire dal Ministero della Difesa il 3% dell'intero bilancio. In cosa consiste? In due settori: c'è il patrimonio della Difesa di beni dismessi, praticamente le caserme che adesso non si usano più e sono in via di dismissione, e il patrimonio abitativo della Difesa, cioè quegli alloggi ad uso del personale. Questo è un problema sociale di grande importanza per la Difesa. Quali gli obiettivi? Elencare e catalogare tutti i beni, individuare quelli che possono essere indirizzati verso aspetti sociali, valorizzandoli come area verde o ad indirizzo abitativo, o come strutture sociali, o scuole. Alla base dovrebbe esserci il recupero, il muovere un'economia che al momento è in fase di stallo.

Approfondisci sul blog Hanno partecipato 19.747 votanti.
Dettaglio delle preferenze:
- Favorire il recupero delle strutture in via di dismissione del Ministero della Difesa a vantaggio di opere di utilità sociale.19.061
- Lasciare il compito di dismissione del patrimonio della Difesa al demanio secondo le attuali indicazioni.686
4.Sistemi d'arma

L'Italia spende oggi per la difesa 23 miliardi di euro l'anno, cioè 64 milioni al giorno, di cui oltre 5 miliardi l'anno in armamenti. Una spesa militare ingente nella media dei Paesi NATO (Stati Uniti esclusi) e in costante aumento, + 21% nelle ultime tre legislature. Spendiamo quindi molto, ma spendiamo male. Al momento l'Italia è infatti gravemente impreparata a difendersi dalle minacce concrete del presente e del futuro, dal terrorismo alla cyberwar. Se carri armati, navi da guerra e bombardieri non sono di alcuna utilità nel prevenire attentati, serve allora più intelligence sul territorio e online; per difendersi da attacchi informatici potenzialmente in grado di mettere in ginocchio un intero Paese servono investimenti massicci nella cyberdifesa, che oggi mancano completamente.

Approfondisci sul blog Hanno partecipato 19.651 votanti.
Dettaglio delle preferenze:
- Tagliare i sistemi di armamenti prestamente offensivi, vedi F-35, destinando le risorse ad altri strumenti innovativi come la cyber security, le reti di intelligence e gli equipaggiamenti che vengono utilizzati per l'operatività dei militari19.012
- Lasciare la programmazione per sistemi d'arma come attualmente pianificata della Difesa.639
5.Bilancio trasparente

La spesa militare italiana è uno degli aspetti più oscuri del programma di spesa dello Stato. Per venirne a capo dobbiamo addirittura fare ricerche su diversi ministeri: una parte è al Ministero della Difesa, un'altra parte la troviamo al Ministero dello Sviluppo Economico, un'altra parte al Ministero Economia e Finanze, un'altra parte minore la troviamo persino al MIUR. C'è il problema di riuscire a capire quanto spendiamo esattamente. Di fronte a un bilancio così oscuro, è necessario allora dotarsi di strumenti per conoscerlo meglio, ad esempio l'adozione della contabilità analitica, che ci permetterebbe di avere qualche dato di più, qualche informazione adeguata. Come accade negli Stati Uniti, dove esiste addirittura un ufficio che controlla dettagliatamente le forze armate spesa per spesa.

Approfondisci sul blog Hanno partecipato 19.585 votanti.
Dettaglio delle preferenze:
- Approvare esclusivamente investimenti in programmi d'armamento, basati su una rigida valutazione costi/benefici, come previsto dai principi di contabilità analitica-industriale, con una certificazione di un'Autorità pubblica preposta 19.207
- Mantenere lo stato attuale, approvando investimenti in programmi d'armamento, senza una valutazione costi/benefici, senza l'applicazione dei principi di contabilità analitica-industriale, nonchè senza una certificazione di un'Autorità pubblica preposta. 378

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