difesacomuneeuropea_m5s.jpg


Nasce la cooperazione rafforzata nel campo della Difesa. È l'embrione dell'esercito europeo. Mogherini, Alfano e Pinotti esultano ma le ombre e le questioni irrisolte sono tantissime. Chi deciderà quali saranno le aree di crisi su cui impiegare le forze militari? Chi stabilirà le regole di ingaggio e le finalità degli interventi? Chi svolgerà il controllo politico sulle scelte e sulle responsabilità di comandanti e generali? Noi lo abbiamo ribadito più volte: il rischio è quello di mettere nelle mani tedesche il futuro esercito europeo, così come hanno fatto recentemente due Stati europei - la Repubblica Ceca e la Romania - che hanno accettato, sotto l'ombrello Nato, l'integrazione di parte delle loro forze armate con l'esercito della Germania.

Noi diciamo no alla creazione di una struttura di difesa europea che abbia una finalità neocoloniale o di ingerenza indebita nei Paesi terzi. La difesa comune europea deve essere uno strumento di peacekeeping al servizio delle Nazioni Unite e di razionalizzazione della spesa militare tramite i tagli agli sprechi e i risparmi derivanti dall'economia di scala. Con questi risparmi si potrebbero liberare risorse economiche importanti per le politiche sociali. Purtroppo però così non è. Questa politica di difesa comune nasce, invece, per intimorire la Russia e per sovvenzionare la fiorente industria bellica. Basta leggere questi dati che sono inquietanti.

BOOM DELLA VENDITA DELLE ARMI
Secondo la relazione del Sipri, Stockholm International Peace Research Institute, il volume di commercio internazionale delle principali armi convenzionali, nel periodo 2012-2016, è stata dell'8.4% superiore rispetto al periodo 2007-2011. Il volume totale registrato è il più alto fin dal 1990. L'Italia è l'ottavo esportatore mondiale di armi al mondo, con una quota in aumento del 22% rispetto al quinquennio precedente. L'Italia esporta verso Turchia (14% delle esportazioni), Emirati Arabi Uniti (11%) e Algeria (8%). La Francia, quarto esportatore mondiale, vende principalmente a Egitto 19%, Cina 11% e Emirati Arabi 9.1%. I 5 Stati più grandi d'Europa - Francia, Germania, Gran Bretagna, Spagna e Italia - esportano il 21.7% dell'export totale mondiale di armi. Queste armi vengono utilizzare nella guerra civile yemenita, nel nord dell'Iraq, dalla Turchia di Erdogan, nei tanti focolai di guerra in Africa. E questo è inaccettabile.

TABELLA. Esportazioni italiane: i primi 25 paesi.


Guarda anche ...


Ultimi video

Titolo