L'eredità di Schäuble è l'incubo dell'Europa

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Il "non paper" che Wolfgang Schäuble - super ministro delle finanze tedesco prossimo all'incoronazione come presidente del Bundestag - ha voluto lasciare all'ultimo Consiglio europeo lascia sgomenti. Potremmo considerarlo il testamento europeo di uno dei più ostici e miopi falchi dell'austerità. L'Europa che viene dipinta è l'antitesi di un continente solidale e democratico, diverrebbe quanto di più lontano possa esistere dall'idea originale di "unione dei popoli". Nessuna condivisione dei rischi sul debito, nessun trasferimento fiscale dai paesi in surplus; nemmeno una garanzia comune dei depositi; nessuna garanzia contro la disoccupazione. Nulla.

Ognuno verrebbe lasciato al proprio destino, ma con l'obbligo di conferire soldi a un fantomatico bilancio controllato dai burocrati, con l'esaltazione del MES a giudice ultimo - sovranazionale e "dittatoriale" - per decidere chi sia meritevole di ricevere o meno un aiuto in cambio di riforme impopolari. Ad essere in vantaggio sarebbero sempre e solo i tedeschi, assieme a qualche altro Paese che - nel corso di questi anni - ha potuto mercanteggiare violando gratuitamente e reiteratamente le regole sull'export per una "convivenza civile" delle economie.

Non sono servite la Grecia - costretta politicamente al collasso -, o la Brexit, espressione della totale sfiducia di un Paese nei confronti di questa UE. Il parere dei cittadini non tocca e non ha mai nemmeno sfiorato la classe dirigente europea dell'ultimo ventennio. La dimostrazione è l'inarrestabile e inevitabile strada percorsa dal Fiscal Compact. Accordo che dovrà essere incorporato o meno nel quadro giuridico europeo entro la fine dell'anno, portando simili se non peggiori condizionalità al Sud Europa.

Il Governo italiano ha il dovere di opporsi prima che il "non paper" tedesco - com'è stato battezzato e di cui vi riportiamo sotto alcune perle - divenga realtà:

- Il Meccanismo Europeo di Stabilità è il giusto mezzo per una soluzione intergovernativa che garantisca l'equilibrio tra responsabilità e controllo dei conti pubblici;

- Serve un trasferimento di parti di sovranità nazionale e un controllo delle regole fiscali a livello europeo. L'esempio è il super ministro della Zona Euro, anche se per attuarlo serve il cambiamento dei Trattati. Meglio agire in via intergovernativa e successivamente recepire il tutto a livello comunitario;

- Il Meccanismo Europeo di Stabilità deve fornire un sostegno finanziario temporaneo a condizione di riforme rigorose;

- L'ESM potrebbe essere gradualmente dotato di un ruolo più forte e neutrale per quanto riguarda il monitoraggio del Patto di Stabilità e Crescita;

- Collegare i contributi nazionali al bilancio dell'UE per la realizzazione delle riforme strutturali sulla base delle raccomandazioni specifiche per Paese che vengono emanate dalla Commissione. Questo approccio potrebbe preparare un nucleo per un bilancio della zona Euro;

- Le regole fiscali europee sono troppo complesse e poco prevedibili. La regola del debito deve coincidere con quella del deficit, e quindi condizionare la concessione della flessibilità con la reale diminuzione del debito;

- È economicamente non necessaria per un'unione monetaria stabile l'assicurazione europea contro la disoccupazione;

- No alla mutualizzazione del debito che metterebbe in pericolo la stabilità dell'intera area Euro.

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