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La procedura di autorizzazione di nuovi OGM in Unione Europea ha raggiunto ormai livelli di follia pura. Gli Stati membri non li vogliono, il Parlamento europeo vota contrariamente, ma la Commissione con forzature antidemocratiche e senza alcuna logica (o meglio seguendo solo la logica del profitto delle multinazionali) continua a concedere autorizzazioni sconsiderate. La scappatoia da sempre utilizzata è quella della mancanza di una maggioranza in seno ai comitati tecnici, che di fatto fornisce il via libera all'esecutivo europeo nel poter fare "come gli pare e piace". Questa prassi, reiterata nel tempo e più volte denunciata, deve finire: abbiamo proposto una modifica sostanziale del regolamento - che fissa appunto le norme dei comitati tecnici (il regolamento 182/2011) - per prevedere che, in assenza di un parere da parte del comitato tecnico e del panel di appello, la Commissione non possa procedere con l'autorizzazione. Parliamo di un diritto già riconosciuto agli Stati membri per il comitato tecnico sui veicoli a motore, quindi perfettamente attuabile anche per quanto riguarda le autorizzazioni di OGM. Le ultime due follie della Commissione europea, infatti, sono due soia transgeniche di proprietà rispettivamente delle Dow Agro Science, M.S. Technologies e Bayer CropScience.

ALTRE DUE SOIA TRANSGENICHE
La prima presenta dei caratteri di resistenza relativamente nuovi dal momento che è stata creata per resistere, oltre che al glifosato, anche a pesticidi organici a base di cloro come il 2,4-D. Quest'ultimo è uno dei componenti del tristemente famoso agente arancio, il defoliante largamente usato dalle truppe statunitensi per scoprire i tratti di giungla dove si rifugiavano i Viet Cong. La produzione del 2,4-D è responsabile della formazione di diossine e furani che, almeno in parte, rimangono nel prodotto commerciale come impurità. Inoltre, una volta immesso in ambiente, il 2,4-D si degrada a "diclorofenolo", un composto con riconosciute proprietà d'interferente endocrino. La seconda soia presenta dei caratteri di resistenza a tre diversi erbicidi: glifosato, glufosinato e isoxaflutolo.

IL FALLIMENTO DEGLI OGM
La necessità di creare queste piante svela appieno il fallimento degli OGM, dal momento che la resistenza a pesticidi molto potenti è diventata una necessità dopo decenni di sconsiderato uso di glifosato, incentivato dall'avvento delle piante transgeniche resistenti all'erbicida di punta della Monsanto. Il prolungato uso della stessa molecola ha finito con il selezionare un numero sempre maggiore di specie di erbe infestanti, anch'esse resistenti, vanificando di fatto l'uso di piante transgeniche. Che la soluzione per risolvere il fenomeno non possa essere la creazione di piante transgeniche resistenti a molecole ancor più pericolose dovrebbe essere ormai evidente anche ai più entusiasti biotecnologi. È solo una questione di tempo prima che inizino a comparire piante infestanti resistenti agli ultimi pesticidi.

L'appuntamento è ora fissato l'11 ottobre al Parlamento europeo, dove si parlerà dei celebri Monsanto Papers con cui la mutinazionale statunitense ha insabbiato i risultati scientifici sul glifosato.

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