Monsanto bandita dal Parlamento europeo

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Il caso glifosato si arricchisce dell'ennesima oscura pagina. Il prossimo 11 ottobre, infatti, è prevista un'audizione congiunta delle commissioni agricoltura e ambiente del Parlamento europeo con il presidente della multinazionale Monsanto. Tuttavia, dopo l'ennesimo scandalo che ha coinvolto questo gigantesca realtà americana che si occupa di biotecnologie agrarie, il vice presidente ha già comunicato il rifiuto di presentarsi a Bruxelles. Un fatto gravissimo che condanna Monsanto senza appello, visto che il problema di cui si sarebbe dovuto parlare è lo scandaloso rapporto con cui l'EFSA ha tentato di "ripulire" il celebre pesticida dall'accusa di essere cancerogeno. Ricordiamo che il documento utilizzato per prorogare la sua licenza in Europa, è di fatto un copia/incolla dei paper della stessa Monsanto. La quale, ovviamente, non aveva interesse ad etichettare il glifosato come dannoso per l'uomo. Intenzione diametralmente opposta a quello dello IARC (Istituto Internazionale per la ricerca sul cancro) che un anno prima ha lanciato l'allarme a livello mondiale essendo il round up (principio attivo del glifosato) il più utilizzato in agricoltura su scala internazionale.

Ecco l'assurda e incredibile risposta del presidente di Monsanto, con cui si addita il Parlamento europeo a non responsabile della vicenda. Si legge: "con tutto il rispetto, non è ruolo del Parlamento discutere della veridicità degli studi scientifici".

La pressione politica, però, questa volta si è fatta sentire. Dopo mesi di silenzio e di voti dubbi nelle varie plenarie di Strasburgo, la Conferenza dei Presidenti (dove si riuniscono i vari leader dei gruppi parlamentari) ha deciso di bandire i lobbisti della Monsanto dal Parlamento europeo. Un segnale forte che potrebbe segnare la fine di questa triste storia, o almeno così si augurano i milioni di cittadini europei inascoltati ai tempi della celebre ICE. Ricordiamo anche questo: oltre un milioni di firme raccolte in tutta Europa che chiedono di bandire il glifosato dalle tavole dei consumatori e che ancora giacciono in un cassetto.

Per il MoVimento 5 Stelle è solo un piccolo passo. Bene l'interdizione della Monsanto dai palazzi del Parlamento europeo, anche se la pressione lobbistica esercitata va anche nella direzione della Commissione europea e del Consiglio. Chiediamo che questi signori, che evidentemente disprezzano qualsiasi tipo di confronto democratico, vengano banditi da ogni istituzione comunitaria. Inoltre, sarebbe interessante scoprire quante e quali multinazionali in passato si sono rifiutate di presentarsi alle varie audizioni convocate, ad esempio, per fare luce sullo scandalo dell'evasione internazionale. Ci riferiamo alle commissioni speciali TAXE e PANA, avvenute a seguito degli scandali LuxLeaks e Panama Papers.

Inoltre, sarebbe opportuno chiedersi a che punto sia la creazione del celebre "registro di trasparenza". Più volte invocato per far dormire sonni tranquilli ai cittadini, questo libro che annoterebbe ogni ingresso dei lobbisti ai palazzi europei è in realtà una farsa, perché si basa sulla volontarietà del lobbista stesso d'iscriversi o meno. Solo un atto avente forza di legge li obbligherebbe. Esistono poi alcune attività non coperte da alcuna richiesta di trasparenza: un esempio sono quelle svolte dagli studi legali. Perché a Bruxelles sempre più avvocati fanno attività di lobby per conto della multinazionale di turno; in questo modo quest'ultima può liberamente muovere all'interno delle istituzioni un professionista fuori da ogni regola di trasparenza. E il passe-partout è sempre lo stesso: segreto professionale.

A declinare l'invito è stato anche l'istituto pubblico tedesco Bundesinstitut für Risikobewertung, che si dovrebbe occupare della valutazione dei rischi. Evidentemente è ancora forte l'interesse della Germania nella fusione del colosso americano con la multinazionale del farmaco Bayer. Questo nonostante la Commissione europea abbia aperto un'indagine approfondita sull'operazione che di fatto l'ha bloccata, almeno per ora. Secondo l'antitrust comunitario il nuovo colosso limiterebbe la concorrenza in alcuni settori. Il gruppo tedesco aveva già messo sul piatto 66 miliardi di Euro e la decisione finale è attesa per gennaio 2018.

La storia di Monsanto rappresenta in maniera plastica tutto ciò che in Europa non funziona, almeno per oggi. Una gigantesca mancanza di trasparenza, lobby che influenzano i voti degli europarlamentari e le decisioni del Consiglio, conflitti d'interesse ad ogni livello (specialmente a quello dell'esecutivo comunitario) e una scarsa - per non dire nulla - attenzione alla volontà dei 500 milioni di cittadini che dovrebbe rappresentare. Dobbiamo cambiare paradigma, e dobbiamo farlo velocemente.

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