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Intervento di Fabio Massimo Castaldo e Ignazio Corrao tenuto in occasione della conferenza annuale degli Ambasciatori Ue-Africa che si è tenuta il 29 agosto al Parlamento europeo.


di Fabio Massimo Castaldo, Efdd - MoVimento 5 Stelle Europa

"Il titolo di una delle sessioni della Conferenza annuale degli Ambasciatori Ue-Africa utilizza un termine particolare per il rilancio delle relazioni tra i due continenti: "impeto". E, di certo, il panorama, tanto africano quanto europeo, ha subito mutamenti a livello economico, sociale e politico che possono senz'altro definirsi impetuosi. Tutto ciò nel contesto di un ordine globale sempre più interconnesso e al contempo più incerto, caratterizzato dal proliferare di diverse crisi, a partire dalle sfide della sicurezza, del terrorismo, del cambiamento climatico e delle migrazioni.

Collettivamente l'Unione Europea è il principale partner africano: prima per investimenti esteri e scambi commerciali, prima fonte di rimesse, aiuti allo sviluppo e aiuti umanitari, nonché partner fondamentale nel campo della sicurezza. Per 10 anni la strategia congiunta è stata il faro nelle relazioni tra UE e Africa, successivamente accompagnata da ulteriori piani e strumenti quali quello della Valletta, il Trust Fund for Africa e il recente piano per gli investimenti esterni.

Se impetuosi sono stati i cambiamenti, non altrettanto si può dire delle nostre risposte. Pur premettendo che non esistono soluzioni facili o puntuali a problemi complessi, non si può non fare autocritica ammettendo che vi sia stato un fallimento nel rendere organici e integrati, in una prospettiva di lungo periodo, tutti gli strumenti disponibili. Lo sforzo europeo si è troppo spesso rivolto unicamente verso soluzioni-tampone per la gestione dei flussi migratori: i fondi canalizzati verso l'Africa sono stati utilizzati per barricare le frontiere piuttosto che per impostare strategie di lungo periodo imperniate sulla crescita e sull'occupazione, uniche soluzioni concrete in grado di rimuovere le cause profonde del fenomeno. Se da un lato gli Stati Membri hanno adottato una retorica sempre più aggressiva contro i flussi migratori, dall'altro non hanno mantenuto le promesse, morali e materiali, fatte in sede di preparazione di strategie e strumenti. Con ciò palesando una miopia e una palese incoerenza, anche rispetto ai nostri valori fondamentali che, di fronte alla situazione attuale, appaiono del tutto inaccettabili.

Per questo è necessario avviare una nuova fase e correggere gli errori commessi: il V summit UE-UA di Novembre può e deve essere l'occasione giusta. Voglio evidenziare due aspetti importanti riguardo al futuro meeting: innanzitutto con il Marocco tornato nell'Unione Africana questo sarà il primo vero incontro tra UE e UA, rilanciando quindi anche i progetti di integrazione africana, fondamentali per l'efficacia delle nostre relazioni bilaterali; in secondo luogo come la gioventù sia stata identificata, correttamente a mio avviso, come tema chiave del summit. Tema che mi è particolarmente caro, in quanto deputato europeo responsabile per il programma Young Political Leaders.

Demograficamente parlando EU e AU si trovano agli opposti dello spettro: da un lato l'Unione Europea ha un trend demografico in stallo. Per la prima volta nel 2004 gli anziani hanno numericamente sorpassato i giovani. La piccola crescita di popolazione dell'Unione è per lo più dovuta al fenomeno dell'immigrazione, in larga parte proveniente proprio dal continente africano. Al contrario il trend demografico africano è senza precedenti: a una natalità che rimane elevata, anche se in lento declino, si accompagnano una riduzione della mortalità infantile e un notevole allungamento dell'aspettativa di vita. Questi dati proiettano la popolazione africana a più di 2 miliardi e mezzo di persone entro il 2050, più del doppio di quella attuale. Inoltre il 50% di questa popolazione sarà formata da giovani con meno di 25 anni.

Si tratta di una vera e propria bomba demografica: possiamo credibilmente aspettarci che milioni di giovani africani rimangano inerti davanti all'impossibilità di inserirsi in un contesto sociale e lavorativo e non diventino, invece, facile preda della propaganda estremista e jihadista? O che non partano alla ricerca di un futuro migliore, alimentando il fenomeno migratorio? Evitare questo scenario è una sfida cruciale: per questo sarà indispensabile cooperare con i Paesi africani e assisterli nell'implementare politiche rivolte alla gioventù, al miglioramento dei sistemi di educazione, alla creazione di posti di lavoro sostenibili e al potenziamento e alla valorizzazione del ruolo femminile nella società, mobilitando risorse adeguate all'ampiezza della sfida. Senza dimenticare che, in presenza di conflitti armati non può esserci sviluppo economico. E senza sviluppo economico ogni speranza di concretizzare politiche volte alla gioventù e alla creazione di occupazione diviene una chimera.

Questi numeri hanno inoltre anche ulteriori implicazioni: ci permettono infatti di affermare che, almeno per quanto riguarda l'aspetto sociale e demografico, l'Africa rappresenta inequivocabilmente e letteralmente il futuro del nostro pianeta. In secondo luogo si prefigura la creazione di un mercato di più di due miliardi di consumatori.

Attori privati e statali hanno capito da tempo queste potenzialità e hanno iniziato a investire massicciamente, con mezzi e intenzioni differenti, e non sempre con il benessere delle popolazioni locali come stella polare della loro azione. Anzi,.Cina e India capeggiano il gruppo di numerosi players statali che stanno riversando investimenti diretti ingenti nei diversi paesi africani. Purtroppo ciò si accompagna a fenomeni di land grabbing e di accaparramento di risorse, anche idriche che, in congiunzione con il cambiamento climatico, creano un effetto devastante sulle popolazioni africane.

In questo contesto anche l'UE non può esimersi dall'investire, ma deve agire operando (e imponendo anche alle nostre imprese di operare) con uno standard ben diverso. Il nostro deve essere un investimento politico ed economico basato sulla volontà comune di approfondire una partnership paritaria, stretta e mutualmente benefica fondata su interessi e valori condivisi, con lo scopo di contrastare le cause profonde alla radice delle numerose sfide comuni: i conflitti, una governance debole, il non rispetto dello stato di diritto, le violazioni dei diritti umani, la corruzione, l'impunità e l'ineguaglianza, la disoccupazione, la povertà e i sentimenti di esclusione sociale.

Voi, vostre eccellenze, ricoprite un ruolo fondamentale in questo processo: come rappresentanti dell'Unione nei Paesi terzi siete quell'elemento indispensabile che può e deve colmare il gap tra la visione politica e la sua reale implementazione, vegliando sul terreno che l'azione dell'Unione sia non solo efficace e condivisa con i nostri partner, ma sempre fedele a quei valori che ci rendono quello che siamo, e che il tutto sia fatto in completa assenza di una presunta superiorità morale che troppo spesso, nel passato, abbiamo esibito. Non dall'alto del nostro cavallo bianco quindi, ma alla pari con i nostri partner, consci che aiutando loro stiamo aiutando noi stessi. E con la consapevolezza che il Mediterraneo debba tornare a essere il ponte di crescita e sviluppo che è sempre stato, e non la fossa comune che è oggi.

Ritenere che l'implementazione effettiva di una strategia consapevole e di lungo termine sia esclusivamente nell'interesse dei nostri partner africani è semplicemente miope: le dinamiche interrelate tra i due continenti dimostrano ampiamente che lo sviluppo dell'Africa è, anche e soprattutto, lo specchio delle capacità e delle ambizioni dell'UE come attore geopolitico. A noi decidere quale immagine vogliamo che rifletta nei prossimi decenni".


di Ignazio Corrao, Efdd - MoVimento 5 Stelle Europa

"Al Parlamento europeo abbiamo riconosciuto un crescente interesse sulla tematica diritti umani e imprese: questo tema è stato scelto come priorità assoluta dalla Commissione Diritti umani per l'anno 2017, è stato scelto come priorità dal Comitato Sviluppo per il dialogo strutturato con la Commissione per l'anno 2018. Il Parlamento europeo lo ha trattato come una priorità sia nei negoziati legislativi (ad esempio, sui minerali di conflitto o su elementi a duplice uso), sia in rapporti e risoluzioni non legislativi (ad esempio sull'iniziativa faro dell'Unione europea nel settore dell'abbigliamento o sull´impatto del commercio internazionale e delle politiche commerciali dell'UE sulle catene di valori globali), nonché in risoluzioni specifiche Paese per Paese.

Da un punto di vista globale, imprese e diritti umani toccano una vasta gamma di capitoli fondamentali, come i diritti delle donne, dei bambini, degli indigeni, quelli ambientali e del lavoro, ecc. Certamente, alcuni di questi temi riguardano prevalentemente regioni specifiche. Ma, in generale, ogni regione del mondo è tristemente interessata dalla correlazione tra diritti umani e imprese. La regione Asia-Pacifico è particolarmente rilevante per il funzionamento delle catene di valore globali e cruciale per gli interessi economici europei.

Tra le altre cose, la regione ha tristemente dato preoccupazioni in ambito dei diritti umani nel settore dell'abbigliamento. In questo processo, ho avuto la possibilità di avere una posizione privilegiata di osservazione, essendo il relatore della relazione sulla responsabilità sociale per i gravi abusi dei diritti umani nei Paesi terzi, approvata il 25 ottobre e il relatore ombra per gli altri rapporti o pareri Sopra indicato, quando trattati dalle commissioni Diritti umani e Sviluppo.

Inoltre, ho avuto la possibilità di seguire il processo come responsabile di gruppo della risoluzione di urgenza e coordinatore in DEVE e DROI. Viaggiando in diverse missioni, sono stato in grado di testimoniare alcuni aspetti relativi all'attività e ai diritti umani. Per tale motivo, direi che in generale la maggioranza dei gruppi politici sembra condividere, in sostanza, la mia stessa visione. Durante le riunioni ombra ho assistito solo a una resistenza relativamente isolata. In generale, non esistono forti divergenze: ad esempio, dopo un dialogo molto cooperativo tra i gruppi politici, il parere molto impegnativo sull'impatto del commercio internazionale e sulle politiche commerciali dell'UE sulle catene di valori globali (del quale sono stato il relatore) è stato approvato all'unanimità in DEVE.
In breve, il Parlamento europeo sta parlando ad alta voce ad una sola voce! Sta costantemente chiedendo qualcosa, ma a quanto pare non viene ascoltato. La Commissione europea continua a ignorare la nostra voce. Infatti continua a contrastare chiaramente una visione radicalmente diversa: più volte in riunioni di Commissione, abbiamo sentito dire che la DG TRADE si oppone esplicitamente alla creazione di norme vincolanti in questo campo (contrariamente a quanto il Parlamento europeo sta costantemente chiedendo). E sul rapporto che ho elaborato, approvato a grande maggioranza, stiamo ancora aspettando un seguito.

Abbiamo bisogno e abbiamo il diritto di ricevere un seguito dalla Unione europea per sapere:

1. Che cosa ha fatto la Commissione dopo la sua approvazione, al fine di intraprendere azioni successive alle numerose chiare richieste del Parlamento europeo?
2. Quali delle diverse azioni richieste nella relazione sono state selezionate come priorità da ciascuna delle DG interessate?

Per rispondere a questa domanda di base, ho presentato alla Commissione una domanda orale in aprile. Ho ricevuto una risposta banale che ha chiarito tutte le mie richieste esplicite. Più tardi, a maggio, mi sono personalmente confrontato con il Commissario Mimica durante il dialogo strutturato tra DEVE e la Commissione. Nessuna risposta, anche in questo caso. Infine, a Giugno, la presidente di DROI ha inviato una lettera ufficiale al Segretario generale della Commissione. E ancora, nessuna risposta.

Penso che questo atteggiamento sia letteralmente offensivo per il ruolo del Parlamento europeo e del cittadino europeo che lo ha eletto! Comunque, questo atteggiamento non scoraggerà me e i miei colleghi: continueremo a chiedere un follow-up e denunciare ovunque questo atteggiamento della Commissione europea.

Cosa sta chiedendo il Parlamento europeo? Noi sosteniamo una serie di interventi diversi ma che vanno nella stessa direzione: EFFICACIA nella tutela dei diritti umani! E, questo può essere raggiunto soprattutto grazie a regole vincolanti, a livello nazionale, europeo e internazionale!

Nella mia relazione sulla responsabilità aziendale il Parlamento europeo ha proposto diverse azioni molto concrete da intraprendere che vanno a sostegno del processo ONU per un trattato sul commercio e sui diritti umani (a quanto pare molti Stati membri sono piuttosto riluttanti) all'introduzione di un etichettatura "abuso free"; dalla formulazione di alcune norme quadro in materia penale, all'armonizzazione dei rimedi civili giudiziari, che dovrebbero essere concepiti per eliminare ogni velo sociale indebito tra le vittime delle violazioni dei diritti umani e gli autori di tali violazioni ecc.

Siamo di fronte a due facce della stessa medaglia (diretta e indiretta): da un lato I diritti umani vengono spesso violati da società, in tutto il mondo, nell'UE e all'estero. L'UE dovrebbe adottare passi concreti per una protezione più efficace dei diritti umani nel mondo degli affari, fornendo strumenti concreti ed efficaci di risarcimento per la responsabilità delle imprese, a livello UE e MS. D'altra parte, la politica commerciale può svolgere l'effetto leva finanziario a favore della protezione dei diritti umani nei paesi partner.

In entrambi i casi, una è la chiave: EFFICACIA! Le persone sono stanche di bellissime "carte" e "parole vuote". La politica dell'Unione europea sui diritti umani e le imprese dovrebbe essere chiara e "vera". Questa regola dovrebbe essere vincolante . Per questo motivo, se i nuovi capitoli del commercio e dello sviluppo sostenibile (capitoli TSD) costituiscono un buon passo avanti, rischiano di perdere tutto il loro valore aggiunto quando considerano che questi capitoli non forniscono misure sanzionatorie né meccanismi vincolanti per la risoluzione delle controversie.

Infine, voglio sottolineare un aspetto: la mia intenzione e l'intenzione del Parlamento europeo non sono mai state quelle di colpevolizzare le corporazioni dell'UE, né impedire loro di entrare in un mercato estero. Il nostro obiettivo è quello di raggiungere gli stessi standard dei diritti umani in tutto il mondo per tutti. Ritengo che l'UE, attraverso le sue politiche commerciali, abbia il potere di farlo. Temo che non ci sia la loro volontà. Spero di sbagliarmi".

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