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In foto: una delle tante "zone industriali" del Lussemburgo. Palazzi con piccoli uffici adibiti a "sede fiscale"

L'elusione fiscale internazionale è una piaga di questa folle UE. Il Movimento 5 Stelle da quando è entrato al Parlamento europeo continua a denunciare l'immenso conflitto d'interessi che si cela dietro un sistema che sottrae ogni anno, agli Stati membri, immensi ricavi. Oggi infatti si viene a sapere che, nonostante il presunto "lavoro" di Strasburgo, oltre il 90% delle grandi corporation potranno tranquillamente continuare ad evadere utilizzando scappatoie. E il 10% che avanza potrà sempre trovare un accordo sottobanco. Né più né meno di quello che già accade. Il tutto va avanti nel silenzio generale di media e soprattutto dei Governi nazionali. Come quello italiano, che continua a nascondere la testa sotto la sabbia ed evitare di denunciare un problema divenuto ormai incontrollabile.

Lo scorso 4 luglio, lo avevamo già denunciato, l'ennesimo report sull'evasione internazionale è stato depotenziato da un Parlamento europeo realmente incapace di decidere e assolutamente piegato al volere della Commissione europea. Come può l'esecutivo comunitario partorire un buon testo sull'elusione e sul cosiddetto "country by country report" (CBCR) se il suo presidente è stato primo ministro del paradiso fiscale lussemburghese per quasi 20 anni? Come possono le istituzioni europee essere credibili se dopo gli scandali LuxLeaks, SwissLeaks e Panama Papers ad essere puniti sono stati i whistleblower come Hervé Falciani o Antoine Deltour e non gli evasori che hanno accumulato enorme ricchezze a danno dei cittadini?

Il testo finale di cui parliamo ha visto l'approvazione unanime dei grandi gruppi (i soliti socialisti con il PD al seguito e i popolari con Forza Italia tra le fila), che hanno bocciato proposte come: un abbassamento della soglia di grandezza per far scattare l'obbligo di rendicontazione e l'obbligo di fornire le informazioni anche per i paesi al di fuori dell'UE. Nel report, inoltre, le multinazionali oggetto del CBCR saranno solo quelle con fatturato superiore ai 750 milioni di Euro all'anno, e non le grandi imprese come era originariamente previsto. Dunque una ristretta fetta del mercato (si parla di nemmeno il 10%). In ogni caso, anche questi giganti potranno evitare di rendicontare quando intervengono deroghe da parte dello Stato membro ospitante o problemi sulla concorrenza (sollevati dalla multinazionale stessa). Tutto senza alcun limite di tempo. Stiamo quindi effettivamente parlando del nulla cosmico.

L'unico elemento positivo del report è stato inserito dal MoVimento 5 Stelle e riguarda la richiesta, per le grandi imprese, di rendicontare i dettagli dei contributi pubblici ricevuti ed eventuali donazioni effettuate a soggetti politici, organizzazioni politiche o fondazioni. Una piccola luce dentro il buio dell'ipocrisia.

Aprile 2016. Hervé Falciani parla dei Panama Papers e di Jean-Claude Juncker:

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