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Dopo che l'Europa è stata travolta da uno scandalo fiscale dopo l'altro (LuxLeaks e Panama Papers su tutti) il Parlamento europeo decide di nascondere la testa sotto la sabbia. Quello che ieri si è votato a Strasburgo è un passo indietro rispetto alla sua stessa posizione espressa solo due anni fa sul "Country by Country reporting". Il CBCR è uno strumento fondamentale di trasparenza che, se ben costruito, può essere di straordinaria efficacia per contrastare la pianificazione fiscale aggressiva e l'uso dei paradisi fiscali da parte delle multinazionali. Peccato che la parola "ben costruito" non si addice a chi al Parlamento europeo vuole a tutti i costi favorire le multinazionali che fanno dell'elusione fiscale internazionale il loro core business.

Il testo finale che ha visto l'approvazione unanime dei grandi gruppi (i soliti socialisti con il PD al seguito e i popolari con Forza Italia tra le fila) hanno bocciato le proposte che vedevano: un abbassamento della soglia di grandezza per far scattare l'obbligo di rendicontazione e l'obbligo di fornire le informazioni anche per i paesi al di fuori dell'UE. Nel report, inoltre, le multinazionali oggetto del CBCR saranno solo quelle con fatturato superiore ai 750 milioni di Euro all'anno, e non le grandi imprese come era originariamente previsto. Dunque una ristretta fetta del mercato. In ogni caso, anche questi giganti potranno evitare di rendicontare quando intervengono deroghe da parte dello Stato membro ospitante o problemi sulla concorrenza (sollevati dalla multinazionale stessa). Tutto senza alcun limite di tempo. Stiamo quindi effettivamente parlando del nulla cosmico.

Gli elementi fondamentali di un buon "Country by Country reporting" sono quelli proposti dal MoVimento 5 Stelle:
- dati disaggregati: tutte le informazioni dovrebbero essere pubblicate in forma disaggregata, per quanto riguarda le attività svolte sia dentro sia fuori dall'UE in ogni Paese in cui opera la multinazionale. Questo è un elemento inderogabile, senza il quale il CBCR è una inutile pagliacciata, perché la possibilità di pubblicare le informazioni sulle attività extra UE in forma aggregata consentirebbe alla multinazionale di continuare a praticare gli schemi di elusione fiscale e usare paradisi fiscali;

- soglia: non ha senso limitare l'applicazione della direttiva alle imprese più grandi che superano i 750 milioni di Euro di fatturato annuo, perché si lascia fuori dal perimetro di trasparenza l'85-90% delle multinazionali, che presentano rischi in termini di elusione fiscale. Serve una soglia molto più bassa di 40 milioni di Euro di fatturato annuo, in modo da intercettare tutte le grandi imprese multinazionali. Tra l'altro, in linea con la definizione esistente di "grande impresa" della Direttiva Contabile;

- lista informazioni da rendicontare: deve contenere tutte le categorie di informazioni rilevanti su profitti, tasse pagate, vendite, numero dei dipendenti; per poter condurre un risk-assessment adeguato ed efficace.

L'unico elemento positivo del report è stato inserito dal MoVimento 5 Stelle e riguarda la richiesta, per le grandi imprese, di rendicontare i dettagli dei contributi pubblici ricevuti ed eventuali donazioni effettuate a soggetti politici, organizzazioni politiche o fondazioni. Una piccola luce dentro il buio dell'ipocrisia.

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