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Il Parlamento si sveglia e decide di procedere sul Trattato di Marrakesh. Per chi non se lo ricordasse parliamo di un testo fondamentale che permetterebbe alle persone diversamente abili non vedenti e ipovedenti (o con difficoltà nel comprendere i testi stampati) di accedere alla cultura e all'informazione su un piano paritario rispetto agli altri cittadini. Il tutto grazie ad un'eccezione obbligatoria al diritto d'autore che permetterebbe la diffusione maggiore di opere come quelle prodotte in braille. L'Unione europea dei ciechi stima in oltre 30 milioni le persone non vedenti e con disabilità visive in Europa, mentre l'Unione mondiale dei ciechi ne stima circa 285 milioni in tutto il mondo. La percentuale dei libri pubblicati disponibili in formati accessibili ai non vedenti varia tra 7% e 20% nell'UE, toccando un minimo dell'1% nei paesi in via di sviluppo.

Come spesso accade, però, gli interessi dell'editoria e probabilmente anche qualche pressione da parte delle lobby hanno fatto in modo che questo trattato "slittasse" dal 2013 (anno in cui è stato firmato) fino ad oggi. Il blocco è stato posto da Paesi come Regno Unito, Italia e la Germania, che hanno portato il caso fino alla Corte di Giustizia UE, contestando la competenza dell'Unione Europea a sottoscrivere lo stesso trattato. Obiezione che si è rivelata non veritiera vista la sentenza successiva.

Una vera e propria vergogna, specialmente perché durante le recenti negoziazioni nei cosiddetti triloghi (gli incontri tra Commissione, Consiglio e Parlamento) sono chiaramente emersi questi sospetti: alcuni rappresentanti a livello nazionale - il blocco di cui sopra - volevano introdurre alcune limitazioni depotenziando le norme contenute nel trattato, temendo che la linea generale potesse mettere a repentaglio i proventi delle opere. Il MoVimento 5 Stelle si è fermamente opposto a questa visione ottenendo un compromesso accettabile: si parla infatti del diritto di persone disabili all'accesso alla cultura, che non può essere messo in alcun modo in secondo piano rispetto alla massimizzazione del profitto.

Ora la palla, dopo il voto di Strasburgo della scorsa settimana, passo in Consiglio. Il progetto di legge deve essere ancora approvato formalmente. A partire dalla data d'entrata in vigore della nuova normativa, gli Stati membri avranno dodici mesi per applicare le norme. I rappresentanti non possono e non devono snaturare quanto di buono è stato ottenuto fino ad ora. Resteremo vigili affinché questa battaglia, che dura ormai da troppo tempo, abbia un lieto fine.

La portavoce Isabella Adinolfi nel corso dell'ultima plenaria:

Video archivio (marzo 2016). La storia di Luciana Canonico:

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