Pasta Made in Italy fatta col grano canadese #CetaNoGrazie

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Il governo prende in giro i cittadini e spiana la strada al grano canadese.
Nella bozza di decreto inviata a Bruxelles, il Ministro dell'Agricoltura Maurizio Martina ha proposto di inserire nelle etichette della pasta il Paese di coltivazione del grano e quello in cui viene macinato. Bene, peccato che il decreto contiene una enorme truffa: l'etichetta Made in Italy potrà essere riconosciuta anche al grano duro coltivato almeno per il 50% in Italia.


MANGIAMO PASTA CON GLIFOSATO SENZA SAPERLO
Facciamo un esempio. Con l'etichetta voluta da Martina, il pacco di pasta con 51% di grano italiano e il 49% di grano canadese porterà l'etichetta "grano proveniente da Italia e altri Paesi non UE", senza specificare da dove proviene esattamente. Questo non è un dettaglio di poco conto visto che il grano canadese è pieno di glifosato e microtossine, quello, ad esempio, ucraino no, però sono entrambi etichettati come "Paesi non Ue"! Bisogna dare risposte ai cittadini che sono sempre più attenti all'origine dei prodotti e anche ai piccoli produttori italiani che sono danneggiati dalla confusione che generano etichettature vaghe.


LE BUGIE DEL GOVERNO
L'Italia è il primo importatore di grano in Europa. Il 23.8% viene importato esclusivamente dal Canada dove il glifosato viene regolarmente usato nelle coltivazioni. Il governo, dicendo sì al Ceta, il trattato di libero scambio con il Canada, ha di fatto autorizzato nuove e più robuste esportazioni fino a 100.000 tonnellate annue a dazio zero. Questi sono i fatti. Gli annunci di Martina sono pannicelli caldi che non aiutano il Made in Italy. Il Canada è inaffidabile. Sull'importazione di formaggi europei non sta mantenendo la parola promessa. Il settore è molto protetto e le quote non sono state ancora assegnate. L'ultimo giorno utile è il 30 giugno.


DAL M5S AZIONI E NON PAROLE
- Grazie agli emendamenti presentati da Tiziana Beghin e David Borrelli in Commissione Commercio Internazionale abbiamo evitato l'importazione selvaggia dall'Ucraina di pomodori, grano e urea. Poi in fase di trilogo la Commissione ha rinnegato il voto del Parlamento europeo e ha rimesso delle quote, anche se in misura inferiore rispetto alla proposta iniziale. Noi difendiamo il Made in Italy, gli altri lo calpestano.

- Nella Commissione Agricoltura del Parlamento europeo Marco Zullo si batte per la trasparenza alimentare e una chiara etichetta di origine dei prodotti. Rosa D'Amato ha inviato una lettera al Commissario alla Salute Vytenis Andriukaitis denunciando l'uso del glifosato nelle coltivazioni.

- Grazie a noi alla Camera dei Deputati è stata approvata una mozione per chiedere di introdurre anche per il riso, almeno in via sperimentale, l'obbligo di indicare in etichetta il Paese di origine. Vogliamo garantire nell'etichetta della pasta l'indicazione obbligatoria "100% grano italiano", quando la semola è appunto derivante interamente da grano made in Italy.

Vogliamo una corretta informazione e non imbrogli. Per il grano serve trasparenza obbligatoria e tracciabilità totale della provenienza. Con il Ceta questa confusione aumenta. È arrivato il momento di dire #StopCeta.


In contemporanea alla votazione del testo in Commissione Esteri del Senato, il Movimento 5 Stelle annuncia la sua presenza alla mobilitazione di martedì 27 giugno alle 10, in Piazza della Rotonda a Roma (Pantheon), indetta da organizzazioni sindacali, agricole, ambientaliste e dei consumatori.






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