Multa per l'Italia sul caso FCA, cornuti e mazziati

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La UE mette in procedura d'infrazione l'Italia per le emissioni delle auto FCA, un fatto ampiamente annunciato che il MoVimento 5 Stelle aveva anticipato mesi fa chiedendo al Governo di sbrigarsi nel fornire delucidazioni in Europa. Il comportamento da "presa in giro" costante che Renzi e compagnia adottano giorno dopo giorno in Italia non può funzionare anche oltre confine. La loro incompetenza corredata da uno spesso strato di arroganza condannano ancora l'Italia alla presa in giro a livello internazionale. I portavoce del MoVimento 5 Stelle in Europa avevano già deciso di rendere pubblico l'imbarazzante rapporto italiano sul comportamento emissivo di alcune vetture. Questo "studio" è stato consegnato, dopo numerose insistenze, dal Ministro Graziano Delrio alla Commissione EMIS. Era un documento scandaloso, che rasentava il ridicolo. Il Governo italiano ha tentato di prendere in giro i parlamentari europei destinatari del dossier, cercando di scagionare in particolare il produttore FCA con a capo Sergio Marchionne e continuando a negare l'evidenza. Coprendo un'azienda che non si può più nemmeno considerare italiana.

Ora l'Europa (in particolare la Commissione europea) ci contesta tre cose:
- l'impianto di manipolazione usato, ovvero un sistema che permetteva alle auto di inquinare meno per 22 minuti esatti. Tempistica che casualmente coincide con la durata dei test di omologazione;
- non aver effettuato i dovuti controlli e applicato le giuste sanzioni sul caso italiano;
- non aver ordinato i richiami obbligatori (fatti parzialmente e in via volontaria da FCA).

Tanto per cominciare, si può affermare che la Commissione europea abbia perso l'ennesima buona occasione per indicare una metodologia univoca da far seguire per le misurazioni. Il Governo italiano si è voluto spingere oltre: se gli altri Paesi hanno adottato strumenti quantomeno omogenei, il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti ha trattato le vetture in modi diversi, occultando scientificamente i dati più scomodi. Non solo, fisicamente le automobili sono state testate in stabilimenti diversi. Ad esempio, le Fiat in quelli della FCA di Torino: alla faccia del conflitto d'interessi.

Nel report in questione si dice siano stati analizzati 15 veicoli, come dicevamo solo 8 di questi al CNR. I cicli utilizzati per le prove sono stati: "NEDC a freddo" e "caldo", "NEDC invertito" e "Urban". A figura 14 si dividono due grandi gruppi: da una parte FCA, dall'altra il resto. Qui compaiono per la prima volta i nomi delle vetture relativi alle emissioni di ossidi di azoto, ma viene completamente persa traccia della quindicesima macchina. Ebbene, con i test a caldo tutte le automobili Fiat superano il limite del 200% o anche 300%: parliamo della Panda 1.3, dell'Alfa Romeo Giulietta 2.0, del Doblò 1.3, della Giulietta 1.6, della Jeep Cherokee 2.0, della Lancia Y 1.3 e della Fiat 500L. Sono le performance peggiori in assoluto.

Compare poi un dato che rappresenta il rapporto tra i test effettuati a caldo e freddo, e tra quelli inverso e freddo. In questa fase scompaiono del tutto l'Alfa Romeo 1.6, la Lancia Y e la Jeep Cherokee, ovvero la vettura che aveva segnato i valori più alti fino a quel momento. Si entra ancora nel dettaglio delle macchine non Fiat, riportando i valori coi cicli a caldo, freddo, inverso e Urban. Ma proprio l'Urban, misteriosamente, scompare dalle italiane, per lasciare il posto a un nuovo ciclo inverso a caldo (mai apparso prima), abbellito da voluminosi cerchi rossi.

Come ciliegina sulla torta, nell'ultimo grafico è assente dalla Fiat 500 e dal Doblò anche l'ultimo ciclo inserito. Il report si chiude con le prove su pista, dove le italiane superstiti sono appena quattro. Per tutte le macchine non Fiat è stato studiato il rapporto tra temperatura esterna e percentuale di attivazione del dispositivo EGR (una tecnologia per abbattere gli ossidi di azoto). Per FCA, invece, si segue lo stesso copione: l'omissione del dato.

Questo imbarazzante report che avrebbe dovuto destare molte polemiche era invece sprofondato nel nulla delle finte strette di mano tra il Governo italiano e Sergio Marchionne. Ora l'Italia ha due mesi per rispondere e giustificarsi, se la Commissione europea non si riterrà soddisfatta invierà il suo "parere motivato" e la sentenza della Corte di Giustizia quantificherà il danno e comminerà la multa (che pagheranno i cittadini). Peccato che la credibilità dell'Italia a livello internazionale, la qualità dell'aria che respiriamo e di conseguenza la nostra salute, come al solito, vengono all'ultimo posto.

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