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In foto Andrus Ansip - commissario per l'economia e la società digitali - e Günther Oettinger, bilancio e risorse umane

Oggi, se hai un abbonamento online (musica, serie TV, film, libri o altri contenuti multimediali) e viaggi all'estero, non puoi usufruire dei contenuti che hai pagato in Italia. In altre parole, potete accedervi soltanto dal Paese in cui risiedete, per non violare la normativa sul copyright. Questa limitazione sarà un lontano ricordo: questa mattina, il Parlamento europeo ha approvato il regolamento che istituisce la portabilità transfrontaliera dei contenuti digitali. Sicuramente una buona notizia per i consumatori, specialmente perché le richieste del MoVimento 5 Stelle sono state accolte e implementate, ma che lascia ancora qualche dubbio sul concetto stesso di "mercato unico digitale", tanto sbandierato dalla Commissione europea. Andiamo con ordine.

GLI ASPETTI POSITIVI
Grazie al meccanismo della portabilità sarà concesso ai cittadini di utilizzare l'abbonamento anche quando vi trovate in un altro Stato membro per motivi di lavoro, studio o vacanza. Nel testo della proposta sono ben presenti alcuni dei principi cari al M5S:
- portabilità come rafforzamento della libertà di circolazione dei cittadini europei nell'Unione, permettendo loro di utilizzare ovunque, senza restrizione, i contenuti che hanno legittimamente acquistato, abbattendo ogni barriera ingiustificata;
- obbligo di attivare la portabilità al fornitore dei servizi. Ma il consumatore che riterrà di non volersene avvalere potrà evitare di fornire i dati necessari al procedimento di verifica della residenza;
- rispetto delle necessità dell'industria creativa europea, per non distruggere le produzioni locali e nazionali e appiattire l'offerta culturale sui grandi colossi dell'intrattenimento;
- costi dell'abbonamento senza alcun incremento.

GLI ASPETTI OSCURI
Detto questo, è stato compiuto quello che potremmo definire un passo verso un futuro ancora troppo lontano. Tanto che la rimozione di una barriera assurda come il blocco dei contenuti all'estero viene vissuta come una grande vittoria dall'Europa. È vero e lo ribadiamo, si tratta di un passo in avanti. Ma il tanto sbandierato "mercato unico digitale" si è ridotto davvero alla rimozione di un assurdo blocco sugli indirizzi IP dei computer? La rivoluzione che la Commissione Juncker doveva portare è un regolamento per consentire agli italiani che lavorano in Germania di vedere Netflix?

Il concetto stesso di "mercato unico" vede, paradossalmente, nella rimozione del blocco sui contenuti digitali la massima debolezza dell'attuale assetto dell'Unione Europea. La verità che viene ribadita anche in questo regolamento è che non ci può essere un vero e fluido mercato unico digitale tra 28 Paesi che hanno economie, fiscalità, burocrazie e culture profondamente diverse. Si lavora dunque nei piccoli dettagli, come la rimozione del geoblocking, senza cercare di rendere più eque quelle che sono le profonde differenze che separano gli Stati membri. Esistono ancora in Europa paradisi fiscali a norma di legge, come il Lussemburgo, l'Olanda e l'Irlanda per fare qualche esempio. Luoghi in cui le stesse multinazionali dell'intrattenimento sguazzano sottraendo risorse ai Paesi diligenti.

Insomma, bene la rimozione degli assurdi blocchi sui contenuti alle condizioni del rispetto della privacy dell'utente. Ma se davvero vogliamo parlare di mercato unico, chiediamo a questa Europa di non prenderci in giro, perché sappiamo bene (e lo sanno anche i burocrati della Commissione europea) che nulla è stato davvero fatto in quella direzione.

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