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"L'accordo di libero scambio con Singapore non può, nella sua forma attuale, essere concluso soltanto dall'Unione europea in quanto tale, cioè senza la partecipazione degli Stati membri, perché contiene delle disposizioni che sono competenza esclusiva degli Stati membri". Lo ha stabilito la Corte di Giustizia della UE in un parere richiesto dalla Commissione e destinato a fare giurisprudenza anche in altri accordi: interessati saranno i vari TTIP, CETA e altri accordi transnazionali tra cui probabilmente quelli sulla Brexit che dovranno, per forza di cose, passare dai 27 Stati membri.

In particolare, si legge dalla sentenza, "le disposizioni dell'accordo relative agli investimenti esteri diversi da quelli diretti, nonché quelle relative alla risoluzione delle controversie tra investitori e Stati, non rientrano nella competenza esclusiva dell'Unione, sicché l'accordo non può essere concluso, allo stato attuale, senza la partecipazione degli Stati membri".

È l'ennesimo schiaffo alla Commissione europea, già ammonita per aver rifiutato di discutere l'ICE sui mostruosi TTIP e CETA. La clausola ISDS e in generale tutto ciò che riguarda un'ingerenza "sovranazionale" per la risoluzione dei "litigi" tra Stati e multinazionali dovrà prima passare dall'approvazione dei Parlamenti nazionali.

Viene da sorridere pensando oggi, alla luce di questa sentenza, al tentativo di Carlo Calenda; quando lo scorso 30 maggio prese carta e penna per scrivere una lettera alla Commissione europea chiedendo che il CETA non venisse approvato dal Parlamenti nazionali dei 28 Paesi membri. Queste persone che ancora governano l'Italia sono all'antitesi della volontà dei cittadini che dovrebbero rappresentare. Ci voleva la Corte di Giustizia europea per risistemare l'ago della bilancia.

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