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In Belgio c'è una società che offre ai freelance diritti e prestazioni sociali uguali a quelle dei dipendenti. E in Italia? Tra sfruttamento e furbetti a pagare le conseguenze è sempre il lavoratore, anello debole della società moderna.


di Laura Agea, Efdd - MoVimento 5 Stelle

"L'articolo 45 della Costituzione italiana recita: "la Repubblica riconosce la funzione sociale della cooperazione a carattere di mutualità e senza fini di speculazione privata. La legge ne promuove e favorisce l'incremento con i mezzi più idonei e ne assicura, con gli opportuni controlli, il carattere e le finalità". Le cooperative a differenza delle altre società dovrebbero perseguire finalità di tipo mutualistico, ossia dovrebbero garantire beni o servizi ai soci a condizioni migliori rispetto a quelle di mercato. In sintesi, i soci dovrebbero svolgere il loro lavoro a favore della cooperativa e quest'ultima dovrebbe garantire beni e servizi ai soci stessi a condizioni più favorevoli.

Lo scopo mutualistico tutelato dalla Costituzione italiana fa sì che le cooperative abbiano dei vantaggi fiscali rispetto alle altre imprese e ai lavoratori autonomi. Mentre un'impresa o un lavoratore autonomo paga le tasse sul 100% dell'utile, una cooperativa può arrivare ad una detassazione fino al 57%.

In questo modo le coop pagano meno della metà delle tasse pagate da un comune imprenditore. Un esempio renderà tutto molto più chiaro: con un utile di 100 un'impresa o un lavoratore autonomo pagano le imposte su 100 arrivando a versare all'erario oltre 50, mentre una cooperativa con lo stesso utile di 100 paga le imposte solo su 43 versando all'Erario, a parità di aliquote, circa 22. Quindi, meno della metà! Non solo.

Le cooperative di produzione e lavoro hanno diritto anche a una detassazione pari all'IRAP e le cooperative sociali, a determinate condizioni, possono avere addirittura una detassazione totale. Per quanto riguarda i contributi previdenziali (INPS ed INAIL) formalmente dovrebbero essere gli stessi delle altre imprese e il costo del lavoro non dovrebbe variare da cooperativa ad altra società a parità di contratto e di mansioni del lavoratore. Ma nella realtà spesso non è così poiché, variando il contratto e l'inquadramento del lavoratore, diminuiscono anche le retribuzioni e i contributi previdenziali e, per l'effetto, le pensioni.

Tanto è vero che, per ribadire il principio, è stato necessario l'intervento della Corte Costituzionale con la sentenza 59/2013 pronunciata con l'opposizione delle cooperative costituite nel giudizio. Solo per fare un esempio, il contratto collettivo di riferimento dei lavoratori che si occupano di comunicazione e Web Marketing nelle cooperative è molto spesso il contratto collettivo dell'artigianato e non quello molto più vantaggioso del commercio o del terziario (il contratto del terziario prevede ad esempio la quattordicesima non prevista per l'artigianato).

Inoltre, a parità di lavoro, il socio lavoratore che ha una piccola quota percepisce una retribuzione molto inferiore ai soci di maggioranza. In breve, le cooperative che svolgono servizi in concorrenza con un'impresa o un lavoratore autonomo hanno vantaggi fiscali che gli altri non hanno e, molto spesso, assumono "soci lavoratori" a condizioni più favorevoli. In questo modo non solo la concorrenza viene falsata (per questo motivi molte PMI sono sul piede di guerra nei confronti delle coop), ma vengono anche compressi i diritti ed i salari dei lavoratori.

Concludo con un altro esempio: tre imprenditori furbi che vogliono intraprendere un'attività di Web Marketing e sbaragliare la concorrenza abbassando i prezzi potrebbero costituire una coop e assumere come soci lavoratori dei professionisti (con il contratto collettivo per l'artigianato) e, infine, rilasciare una tessera socio ai clienti; in questo modo potrebbero abbassare i prezzi poiché godrebbero di una detassazione fino al 57%, pagherebbero retribuzioni e contributi previdenziali più bassi (meglio ancora se i lavoratori fossero freelance, quindi, disponibili solo all'occorrenza) e non verserebbero ai dipendenti la quattordicesima. All'opposto, l'impresa costretta a pagare il 100% delle tasse, le retribuzioni del terziario e contributi previdenziali pieni e, ancora, la famigerata quattordicesima, non reggerebbe il confronto e, molto probabilmente, fallirebbe inesorabilmente. Insomma, a rimetterci in Italia sono sempre i lavoratori e le PMI. È ora di dire basta!".

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