Semafori alimentari, torna la grande truffa delle multinazionali

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Intervista alla portavoce Tiziana Beghin pubblicata su mangiobenevivobene.it

A poco meno di un anno di distanza dalla netta bocciatura delle "etichette alimentari a semaforo" da parte del Parlamento Europeo, le multinazionali vanno al contrattacco dichiarando di voler inserire questo assurdo sistema di etichettatura su tutti i loro prodotti.

Quanto sono effettivamente pericolosi per la salute dei consumatori questi "semafori alimentari"?
"Questi semafori alimentari sono pericolosi quanto la pubblicità ingannevole e - in effetti - è proprio quello che sono. Attribuire un giudizio al solo contenuto calorico, al tenore in sale o in grassi non dice molto sulle proprietà nutrizionali del cibo e, soprattutto, fornisce una risposta semplicistica a un bisogno legittimo e sempre crescente: quello di una dieta equilibrata. Quello che compone una dieta sana non è l'assenza di grassi o calorie, ma il corretto e bilanciato apporto di tutti gli elementi nutritivi. Da anni parliamo di educazione alimentare per la popolazione e per i bambini e questo sistema va esattamente nel verso opposto".

L'introduzione massiva dei "semafori alimentari" quanto danneggerebbe il Made in Italy sui mercati internazionali?
"Moltissimo. Pensi che un prodotto come il Parmigiano Reggiano riceverebbe un semaforo rosso per il suo tenore in sale o in calorie, mentre un formaggio light di provenienza ignota potrebbe tranquillamente ottenere un semaforo verde. Lo stesso succederebbe per l'Olio Extra Vergine d'Oliva DOP, il Prosciutto di Parma e altri prodotti tipici della Dieta Mediterranea. Quando il consumatore medio, magari straniero, vedrà un bel semaforo rosso in etichetta, ci penserà due volte prima di dare quel prodotto a suo figlio. Peccato che così facendo favorirà le multinazionali a scapito della produzione locale e rispettosa dell'ambiente. I produttori locali, soprattutto i più piccoli, saranno i primi a soffrirne".

Qual è il reale margine di azione di queste multinazionali del food? Possono davvero ignorare le decisioni prese dal Parlamento Europeo o rischiano delle sanzioni?
"Purtroppo il loro margine d'azione è molto vasto. Queste multinazionali e le aziende che fanno loro capo coprono una vasta fetta della grande distribuzione e offrono moltissimi dei prodotti che troviamo ogni giorno nei nostri supermercati. La loro idea - non essendo riuscite a imporre un'azione legale da parte delle istituzioni europee - è adesso quella di "autoregolarsi" tramite un accordo privato, introducendo su base volontaria questo sistema nelle etichette dei loro prodotti".

Dal punto di vista europeo, il gioco di squadra con la Francia e gli altri Paesi che già un anno fa si opposero nettamente a queste etichette, sta proseguendo?
"Stiamo contattando colleghi di altri schieramenti politici e collaborando con colleghi stranieri di tutti i paesi europei che fanno della qualità del cibo la loro bandiera: Francia, Spagna, Portogallo, Grecia, ma non solo".

Quali contromisure proporrà di attivare e che tempi saranno necessari per attuarle?
"Stiamo valutando che azioni intraprendere per fermare questa truffa. Una possibilità è quella di procedere in sede legale per pubblicità ingannevole, mentre a livello Europeo intendiamo argomentare per la non sostenibilità di questo sistema per la salute, dal momento che finisce solo col favorire il puro profitto a discapito dei piccoli produttori, e la scelta istintiva sopra la vera educazione alimentare".

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