La verità sul voto in Olanda

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di Fabio Massimo Castaldo, Ignazio Corrao e Marco Valli, Efdd - Movimento 5 Stelle Europa.

Il risultato del voto in Olanda è stato un terremoto per i partiti di governo che sono parte della coalizione che governa attualmente l'Europa. Vi spieghiamo perché:

1) L'affluenza è stata dell'82%, la più alta negli ultimi 31 anni. Rispetto alle precedenti elezioni è salita del 7,4%. Questa è sicuramente una bella notizia, un segno di vitalità della democrazia in Olanda.

2) I partiti di governo hanno perso. La grande coalizione del partito liberale del premier Rutte e quella dei socialisti che ha governato il Paese negli ultimi 5 anni ha raccolto appena il 27% dei voti. Insieme, questi due partiti avevano il 51,4% alle passate elezioni. In Olanda adesso ci sarà una nuova maggioranza di governo.

3) Il premier Rutte ha evitato un ulteriore tracollo grazie al "provvidenziale" scontro con il Presidente (aspirante Sultano) turco Erdogan, dando vita a una schermaglia mediatica che probabilmente si rivelerà di mutuo beneficio per le campagne di entrambi (in Turchia si voterà in aprile sulle modifiche alla Costituzione che potrebbero trasformare il Paese un iperpresidenzialismo autoritario).

4) I partiti di opposizione che hanno fatto campagna elettorale contro le politiche economiche e commerciali europee (l'austerità e il CETA in primis) hanno registrato un successo senza precedenti nella storia olandese: il PVV di Geert Wilders, pur sconfitto nel confronto con il primo ministro uscente, è passato dal 10,1% al 13,1% e adesso è il secondo partito nel Paese. I Verdi e i partiti di estrema sinistra hanno fatto il loro migliore risultato nella storia e, insieme, oggi hanno quattro volte i voti del Pd olandese.

5) Nelle due più grandi città del Paese il primo partito non farà parte della futura maggioranza di governo. Ad Amsterdam il testa ci sono i Verdi, a Rotterdam il PVV.

6) Il Ministro delle Finanze del governo uscente, il socialista Jeroen Dijsselbloem, ha preso una batosta senza precedenti. Il suo partito, che come il Pd fa parte della famiglia europea dei socialisti, è passato dal 24,8% al 5,6%. Un crollo che spiega bene cosa pensano i cittadini olandesi delle politiche di austerità portate avanti da Dijsselbloem che è - e probabilmente non sarà più per fortuna - Presidente dell'Eurogruppo, il comitato dei ministri delle finanze dell'Eurozona, i Paesi europei che hanno adottato l'euro come moneta ufficiale. Dijsselbloem ricorda Mario Monti, entrambi tristi guardiani dell'austerity della Merkel, entrambi sonoramente sconfitti quando si tratta di confrontarsi con il consenso popolare.

7) L'Olanda è di fatto un paradiso fiscale. Il premier Rutte si definisce europeista, ma il suo Paese e la sua impostazione politica mantenuta negli anni danneggia gli altri Paesi europei facendo pagare tasse molto basse alle multinazionali che vogliono eludere il fisco negli altri Paesi membri dell'Eurozona.

Non credete al trionfalismo di media e dirigenti europei. La verità sul voto in Olanda è che i cittadini si sono ribellati e hanno chiesto di contare di più. È questa la vera chiave di lettura che potrebbe influenzare anche le prossime, importantissime, elezioni in Francia e Germania.

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