Domani arriva la sentenza sul glifosato. Rischio conflitto d'interessi

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In appena due mesi la petizione per bandire definitivamente il glifosato in Europa ha raggiunto oltre mezzo milione di firme. Domani potrebbe arrivare il verdetto finale che metterà fine alla telenovela del glifosato con la sentenza dell'ECHA, l'agenzia europea per le sostanze chimiche. Questo erbicida è stato già classificato come probabilmente cancerogeno dall'Agenzia Internazionale per la ricerca sul cancro dell'OMS, ma la Commissione Europea, che entro la fine dell'anno dovrà decidere se vietare il suo utilizzo, ha chiesto anche un parere dell'ECHA.

Il Parlamento europeo ha tenuto un atteggiamento ambiguo e i comitati tecnici si sono spaccati più volte. La storia ve l'abbiamo già abbondantemente raccontata. Il problema odierno è però il potenziale conflitto d'interessi che investe proprio l'ECHA, emerso nei mesi scorsi su tutta la stampa internazionale. Il presidente del comitato che dovrà fare la valutazione, Tim Bowmer, ha lavorato in passato per società di consulenza nel settore chimico. Parliamo di una carriera ventennale.

C'è il concreto rischio di replicare l'ambiguità espressa dall'EFSA, l'altra agenzia europea che aveva basato i suoi risultati su dati forniti solo dalle aziende che il glifosato lo producono. Non esprimendo un giudizio quindi oggettivo. C'è in gioco la salute di 500 milioni di cittadini europei e la negazione del tanto decantato principio di precauzione.

Vi terremo aggiornati.

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ECCOVI UNA BREVE CRONISTORIA DEL GLIFOSATO


  • - Attualità: il verdetto finale della plenaria condanna l'Europa, la posizione di Strasburgo suggerisce una proroga di 7 anni. Visto che per l'EFSA il glifosato non é cancerogeno, la Commissione Europea fa sua la posizione morbida del Parlamento in sede di comitato, imponendo il rinnovo fino a dicembre 2017. Ora si attende il parere finale dell'ECHA, l'Agenzia europea per la chimica.


  • - Il rinvio e il voto in Commissione Ambiente: il parere contrario nei comitati di diversi Paesi tra cui Francia, Olanda, Svezia e Italia avrebbe probabilmente posto fine alla storia del glifosato. Ma il voto finale viene rimandato. La Commissione Ambiente, intanto, boccia ufficialmente il glifosato con un voto schiacciante.


  • - La condanna delle Istituzioni: Il Mediatore Europeo ha condannato le pratiche della Commissione Europea in materia di autorizzazioni al glifosato, giudicando le stesse non sicure e non in conformità con la legislazione in materia.


  • - La potenza della Monsanto: un mese fa la Monsanto fa causa alla California, che vorrebbe iscrivere il glifosato nelle sostanze potenzialmente cancerogene. Un assaggio di quello che potrebbe accadere anche in Europa, specialmente con la clausola ISDS inserita nel TTIP. Sempre un mese fa vengono trovate tracce di glifosato nelle birre tedesche. Non stiamo parlando di piccoli numeri: sono 14 le marche di "bionde", tra cui Beck's, Paulaner e Franziskaner, in cui sono stati rilevati concentrazioni fino a 300 volte il limite consentito dalla legge per l'acqua potabile.


  • - La battaglia dei portavoce a Bruxelles: il primo dicembre la Commissione Ambiente del Parlamento Europeo decide di non autorizzare alcuni mais OGM resistenti al glifosato. Tre giorni dopo, con un atto di forza, la Commissione Europea autorizza i mais OGM, preoccupata che un voto contrario definitivo rallenti ulteriormente i trattati sul TTIP. Il 16 di dicembre la plenaria del Parlamento Europeo conferma il voto della Commissione Ambiente contro l'autorizzazione ai mais OGM, che nel frattempo sono però stati già autorizzati dalla Commissione Europea. Il volere di 500 milioni di cittadini viene così calpestato.


  • - La risposta degli scienziati: in risposta 100 scienziati indipendenti hanno scritto una lettera indirizzata alla Commissione Europea, per contestare il parere dell'EFSA sulla base del quale si sta per garantire il rinnovo della commercializzazione del glifosato a livello comunitario.


  • - Il cavallo di Troia dell'EFSA: a novembre dello scorso anno l'EFSA, l'Agenzia Europea per la Sicurezza Alimentare, ha giudicato il glifosato come "probabilmente non cancerogeno". È stato questo il cavallo di troia, per la Monsanto e la Commissione Europea, con cui si è deciso di sovvertire la ragione. I dati che hanno portato a questa conclusione, abilmente strumentalizzata, sono stati forniti dalle stesse aziende che il glifosato lo producono. Senza essere pubblicate su riviste scientifiche con revisione dei pari.


  • - Il giudizio dello IARC: a luglio 2015 l'Organizzazione Mondiale della Sanità giudica il glifosato come "possibile cancerogeno" per l'uomo. Gettando un'ombra sul diserbante più utilizzato al mondo in campo agricolo, prodotto dalla multinazionale Monsanto.

VIDEO ARCHIVIO, marzo 2016. Stop glifosato:

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