Vaccini: in 15 Paesi europei non c'è l'obbligo

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di Piernicola Pedicini
, Efdd - Movimento 5 Stelle Europa.

In quindici Paesi europei l'obbligatorietà dei vaccini non esiste. Austria, Cipro, Danimarca, Estonia, Finlandia, Germania, Irlanda, Islanda, Lituania, Lussemburgo, Olanda, Norvegia, Portogallo, Spagna, Svezia e Regno Unito hanno un approccio diverso basato su raccomandazione, prevenzione e informazione. I dati dimostrano che in questi Paesi la copertura vaccinale è simile a quella presente nei Paesi in cui vige l'obbligatorietà. Non c'è nessuna epidemia e nessuna minaccia alla salute pubblica ma solo una lieve flessione delle coperture vaccinali che può essere fronteggiata con la raccomandazione. Il Movimento 5 Stelle non è contro i vaccini, ma contro l'abuso che si fa dei vaccini.

VIDEO. Durante un dibattito al Parlamento europeo Piernicola Pedicini ha chiesto un parere al Direttore del Centro Europeo per la prevenzione ed il controllo delle malattie (ECDC). La sua risposta conferma tutti i dubbi del Movimento 5 Stelle sul piano nazionale vaccini 2017-2019 presentata dal Ministro Beatrice Lorenzin: secondo l'ECDC non c'è nessuna garanzia secondo cui l'obbligatorietà assicuri una maggiore copertura vaccinale. Ascoltate la domanda di Pedicini e la risposta della direttrice Andrea Ammon.




Vaccini: obbligo o raccomandazione? Questo è il commento di Piernicola Pedicini.

"Secondo l'ECDC non c'è nessuna garanzia secondo cui l'obbligatorietà assicuri una maggiore copertura vaccinale. Entriamo nello specifico e cerchiamo di comprendere meglio come stanno le cose. L'Organizzazione Mondiale della Sanità e l'Unicef hanno stimato che nel periodo 2010-2015 in Europa si è registrato un calo della copertura vaccinale complessiva (poco meno del 2%), rispetto ai massimi valori (95% circa) ottenuti nel periodo 2012-2013. Nonostante ciò, la copertura vaccinale media in Europa (appena superiore al 93%) rimane comunque al secondo posto dopo la regione oceanica (94% circa), sopra al continente americano (91% circa) e molto sopra della media mondiale (86% circa).

In Italia le coperture vaccinali a 24 mesi, valutate a partire dall'anno 2000, hanno fatto registrare prima un andamento in crescita dei vaccini inclusi nella formulazione esavalente (antidifterica, anti-tetanica, anti-pertossica, anti-polio, anti-Hib e anti-epatite B), fino al superamento del 95%, e successivamente una flessione a valori di poco superiori al 93,4%. Il calo riguarda sia le vaccinazioni obbligatorie (anti-difterica, anti-polio, anti-tetanica, anti-epatite B) sia quelle raccomandate.

L'orientamento prevalente negli Stati europei per contrastare questa flessione è la raccomandazione vaccinale e non l'obbligo. Il quadro di vaccinazione europeo relativo ai programmi vaccinali nazionali, infatti, comprende sia vaccinazioni obbligatorie sia raccomandate: dei 30 paesi (i 28 dell'Unione Europea più Islanda e Norvegia), 15 hanno almeno una vaccinazione obbligatoria all'interno del proprio programma vaccinale, mentre gli altri 15 non hanno alcuna vaccinazione obbligatoria.

Pertanto, se da un lato l'obbligatorietà delle vaccinazioni è considerata una strategia per migliorare l'adesione ai programmi di immunizzazione, dall'altro appare chiaro che molti dei programmi europei risultino efficaci anche se non prevedono alcun obbligo. Non emergono infatti differenze significative nelle coperture vaccinali tra i paesi che rendono obbligatorie e quelli che raccomandano le vaccinazioni più importanti. I Paesi che non hanno adottato obblighi per nessun vaccino, sono: Austria, Cipro, Danimarca, Estonia, Finlandia, Germania, Irlanda, Islanda, Lituania, Lussemburgo, Olanda, Norvegia, Portogallo, Spagna, Svezia e Regno Unito. Questi Paesi sono anche quelli che si posizionano più in alto nella classifica dei Paesi con più libertà d'informazione.

Il Belgio adotta l'obbligatorietà solo per un vaccino, la Francia per tre vaccini, Grecia, Italia e Malta per quattro vaccini (tutti riservano l'approccio raccomandato per i rimanenti vaccini). I Paesi che, ad oggi, adottano un programma vaccinale nazionale con un numero di vaccini obbligatori maggiore di quattro sono: Bulgaria, Croazia, Repubblica Ceca, Ungheria, Lettonia, Polonia, Romania, Slovacchia, Slovenia. Questi Paesi si collocano molto in basso nella classifica della libertà di informazione.

L'obbligo vaccinale è stato introdotto più di cinquanta anni fa con l'obiettivo di far fronte a quelle malattie infettive che avevano causato migliaia di morti infantili. Si tratta una misura di prevenzione resa necessaria dall'emergenza epidemica di quell'epoca per garantire un intervento omogeneo, costante e tempestivo in tutto il Paese e ridurre il rischio di ammalarsi.

Pur non trovandoci di fronte a una fase di emergenza epidemica, il nuovo programma nazionale italiano estende l'offerta vaccinale fino a 13 vaccini (di cui 4 obbligatori), in totale controtendenza rispetto alla scelta dei principali Paesi europei. Parte integrante di questi vincoli è anche il controllo di possibili violazioni del supporto alla pratica vaccinale e dell'offerta attiva delle vaccinazioni da parte dei medici e del personale del servizio sanitario nazionale, violazioni che possono portare anche all'adozione di sanzioni disciplinari o contrattuali.

Il concetto di "obbligatorietà" si contrappone al concetto di "promozione" della salute che è alla base di qualsiasi efficace azione preventiva: la promozione coniuga la responsabilità dell'individuo con quella della comunità che, con le sue istituzioni, garantisce il rispetto del diritto universale alla salute. L'approccio basato sulla raccomandazione intende favorire l'esercizio cosciente della libera scelta sia nell'interesse della salute dei propri figli che nell'interesse collettivo, sostenendo politiche di prevenzione tramite una corretta e completa informazione delle famiglie.

In questo ambito assume una importanza fondamentale il ruolo del medico/pediatra, come intermediario tra le istituzioni e le famiglie, per una scelta consapevole e informata. La sottrazione di questa responsabilità alla categoria dei medici lascia le famiglie sempre di più nella condizione di ricercare e maturare convinzioni "fai da te" che non consentono una scelta consapevole e propriamente informata; per di più l'approccio basato sulla raccomandazione è sostenuto anche dall'Agenzia Europea di Controllo delle Malattie Infettive".

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