La cultura e i suoi patrimoni sono la nostra speranza

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di Isabella Adinolfi, EFDD - Movimento 5 Stelle Europa

Un terzo dei cittadini europei si dichiara non interessato alla cultura. Un dato spaventoso che evidenzia quanto poco sia stato fatto a livello comunitario per quello che dovrebbe essere uno dei pilastri dell'Europa.

Le cause non sono facilmente ascrivibili, sicuramente l'attenzione della UE è troppo spesso focalizzata su tematiche che dividono i popoli invece che unirli. Uno su tutti l'economia, materia senz'altro fondamentale ma che da sola non spiega il senso di quella che dovrebbe essere "l'unione delle diversità".

Proprio su questo punto l'atteggiamento è stato doppiamente miope, perché il patrimonio culturale europeo è ciò che ci rende un unicum nel mondo. Non parliamo poi dell'Italia, che potrebbe giocare un ruolo decisivo ma che rilega la cultura alla fine delle agende politiche dei vecchi partiti.

Il patrimonio culturale dell'Unione europea non solo arricchisce la vita individuale dei cittadini ma è una forza fondamentale per i settori culturali e creativi (e non solo). Rappresenta un'importante risorsa per lo sviluppo economico, l'occupazione e la coesione sociale, offrendo la possibilità di rivitalizzare le aree urbane e rurali e di promuovere un turismo sostenibile.

Dobbiamo trovare un equilibrio tra la missione primaria dell'istituzione culturale (che è quella di conservare, promuovere e diffondere cultura) e le nuove funzioni organizzative (che dovranno essere sempre più efficienti e produttive). È un obiettivo che ci dobbiamo prefiggere e raggiungere.

Eccovi una sintesi di ciò che si è discusso al Parlamento europeo lo scorso 8 febbraio, nel corso dell'evento "Il modello cooperativo per lo sviluppo sostenibile del Patrimonio Culturale Europeo":

Qui la conferenza integrale:

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