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Il Parlamento si appresta ad esprimersi sull'ETS. Sapete cos'è la direttiva che dovrebbe combattere l'inquinamento industriale in Europa? Ve lo spieghiamo noi: gli impianti dell'UE con elevati volumi di emissioni non possano funzionare senza un'autorizzazione ad emettere gas serra. Ogni impianto è autorizzato a rilasciare una certa quantità di CO2 annua. Le aziende che ne emettono di più devono acquistare quote sul mercato. Il prezzo delle quote viene determinato dalla semplice regola della domanda e dell'offerta. E fino ad oggi è sempre stato un prezzo così basso da non essere di alcun incentivo per stimolare una vera transizione verso produzioni più pulite.

MESI BUTTATI A DISCUTERE SUL NULLA
L'ETS è la dimostrazione plastica di tutto quello che non funziona oggi in Europa, secondo cui si devono disperatamente tutelare interessi specifici negando ciò che ha fallito. Continuando a mettere pezze dove non serve piuttosto di cambiare rotta in modo deciso. L'intero meccanismo legislativo dell'Unione Europea è stato impegnato per mesi - sia in Commissione ambiente che industria - per tentare una riforma di un sistema rivelatosi abbondantemente fallimentare nel gestire le emissioni inquinanti. Nonostante le evidenze empiriche, vi è stata uno scarsissimo dibattito sull'efficacia dell'ETS. La voce fuori dal coro è stata quella del Movimento 5 Stelle che ha tentato in tutti i modi di salvare il salvabile.

SI TUTELANO SOLO I GRANDI INQUINATORI
Alcune grandi aziende hanno addirittura tratto enormi profitti con l'ETS. Infatti, per proteggere le industrie europee dalla concorrenza internazionale ed evitare che queste "delocalizzassero" fuori dall'Unione (condizione che peraltro secondo la Agenzia Ambientale Europea non si è verificata), sono stati rilasciati permessi gratuiti. Per molti settori industriali, come quello del cemento, ad esempio, sono stati consegnati un numero nettamente superiore al reale fabbisogno. Tali quote gratuite (in eccesso) sono state vendute sul mercato, facendo realizzare profitti miliardari. La stima di tali profitti, effettuata da alcune ONG (Carbon Market Watch) sulla base di dati rilasciati dalle stesse aziende, è di 25 Miliardi di Euro per il periodo 2008-2015, cinque miliardi dal solo settore del cemento.

LA FINANZA INTERNAZIONALE CI GUADAGNA
È facile inoltre capire come l'assegnazione di quote gratuite abbia di fatto portato alla creazione di un mercato da cui hanno tratto enormi vantaggi brokers, grandi istituti finanziari, banche, intermediatori e società di consulenza. Loro hanno sempre goduto di pari accesso sul mercato (con pari diritti di acquisto di quote di emissione) rispetto agli operatori direttamente interessati dalla normativa.

FATTA LA LEGGE, TROVATO L'INGANNO
Il sistema ETS ha permesso solo negli ultimi anni innumerevoli frodi. Le più diffuse vengono creativamente chiamate "Frodi carosello" e si basano su un complicato meccanismo di vendite internazionali effettuate in modo sfruttare le diverse aliquote IVA applicate ai crediti scambiati tra Paesi dell'Unione Europea facendone intascare una parte a società fittizie che subito dopo la transazione chiudono i battenti. Un sistema non troppo lontano dai metodi impiegati dagli evasori fiscali internazionali (leggasi caso lussemburghese). Stiamo parlando di un mercato, quello dei crediti di emissione, che vale circa 90 miliardi, e di truffe per 5 miliardi tra il 2009 ed il 2012 di cui 500 milioni solo in Italia. Sempre in Italia nel 2014 é stata scoperta una truffa sui crediti di emissione per oltre 1 miliardo di euro finito nelle tasche di un uomo d'affari anglo-pakistano sospettato di essere affiliato ad Al Qaeda.

NESSUNO CI HA FORNITO SPIEGAZIONI
Abbiamo acquisito un'approfondita conoscenza di tutte le problematiche a cui vanno incontro i comparti industriali, siamo entrati nel dettagli di codici commerciali, abbiamo elaborato complesse operazioni di calcolo per l'aggiornamento dinamico dei criteri di assegnazione delle quote gratuite e dato vita a nuovi fondi di compensazione e di innovazione. Nessuno è però venuto a spiegarci, ad esempio, l'equazione secondo cui ridurre la quote di emissione assegnate a ciascun impianto - questa sarebbe la brillante riforma - corrisponderebbe ad una reale riduzione delle emissioni (aspetto che peraltro potrebbe essere ulteriormente indebolito col voto di domani passando da un fattore di riduzione lineare dal 2,4% al 2,2%).

LE RIDUZIONI SONO LEGATE ALLA CRISI
Secondo l'Agenzia Ambientale Europea, l'ETS ha portato qualche intervento in efficienza nel settore termoelettrico, qualche riduzione nel comparto della chimica per gli interventi sul protossido di azoto e poco altro. Ha anche messo in evidenza che in quei settori che stanno riprendendo le attività dopo il rallentamento dovuto alla crisi, le emissioni sono di nuovo in crescita a dimostrazione ulteriore che la riduzione degli ultimi anni é molto probabilmente attribuibile alla riduzione della produzione ed al boom delle rinnovabili, piuttosto che all'ETS. 

CAMBIARE PRIMA CHE SIA TROPPO TARDI
L'ETS viene considerato uno dei pilastri delle politiche climatiche dell'Unione. Per il M5S questo non è accettabile per tutte le ragioni fin qui esposte. Le alternative al sistema "cap and trade" ci sono, vanno discusse e approfondite. Ci facciamo da tempo portavoce nelle sedi europee di un bisogno di cambiamento radicale. Target più ambiziosi e vincolanti su rinnovabili, efficienza e risparmio energetico potrebbero portare a risultati molto più concreti ed immediati. L'aggiunta di un riferimento molto ambiguo ad una sorta di subordinazione delle misure su clima-energia alla stabilità dei titoli di borsa (che figura nel testo che ci apprestiamo a votare) é molto preoccupante. Quando finalmente saremo costretti a confrontarci con il fallimento dell'ETS potrebbe essere molto difficile, se non impossibile, rimediare al danno fatto.

Eleonora Evi in plenaria a Strasburgo, da mesi in prima linea per combattere l'ETS:

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