La nostra battaglia per Internet libero e neutrale

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di Isabella Adinolfi, Efdd - Movimento 5 Stelle Europa.

Il 2017 sarà un anno cruciale per l'informazione e la comunicazione. Le global corporation della comunicazione hanno ormai assunto poteri che sono di gran lunga superiori a quelli di singoli Stati nazione. Basti pensare al potere dei giganti americani quali Google o Facebook di fronte all'Italia, alla Germania o addirittura agli USA. A ciò si aggiunga che la realizzazione della globalizzazione si è accompagnata al consumismo più sfrenato. Il modello economico capitalistico postula infatti una crescita economica illimitata, basata sulla sovrapproduzione di beni e servizi che necessitano di un consumismo dilagante per essere smaltiti. Il consumismo è quindi diventato globale. Consumismo che riguarda tutti gli ambiti e le attività della vita umana, nessuna esclusa.

L'informazione e la comunicazione non ne sono pertanto immuni: essi rappresentano un bene/servizio da vendere pronto per essere consumato. L'atto consumistico è per definizione un atto individuale ed egoistico, che non consente di prendere in considerazione l'ambito collettivo e comune. Questo può portare a spiegare la spettacolarizzazione delle notizie, la scarsa qualità dei contenuti, la pochezza di analisi di molti sedicenti analisti e giornalisti, per non parlare poi delle cosiddette fake news e dell'assenza in molti casi di una salda etica nell'attività di comunicazione.

Tutto questo porta ad una deresponsabilizzazione dei cittadini, che venendo ad essere considerati come consumatori di un ulteriore prodotto, anche quello politico, sono manipolati e vengono tagliati fuori dal meccanismo democratico. Ecco allora che serve sempre con più urgenza recuperare l'aspetto etico della comunicazione. I cittadini poi devono essere considerati come tali e devono attivarsi non consumando più passivamente e acriticamente informazioni che gli vengono propinate, ma impegnandosi in prima persona alla formazione del bene comune informazione. Tutto ciò comporta che si dovrebbe puntare su massicce politiche educative: educazione civica, educazione ai diversi tipi di media ed al loro utilizzo, educazione all'esercizio dello spirito critico. Certo questo non avrebbe un ritorno elettoralistico immediato, ma effetti solo sul lungo periodo. Tuttavia, per chi si pone come forza di cambiamento culturale del Paese, ciò è un aspetto irrinunciabile. A livello europeo si è iniziato a fare qualcosa con il lancio di un progetto pilota chiamato "Alfabetizzazione mediatica per tutti". Si tratta di un primo passo al quale devono seguirne altri in Europa ed in Italia.

Il fenomeno delle fake news infatti, che di nuovo ha solo il nome inglese, può sconfiggersi tramite il senso civico e l'educazione di chi naviga sul web. Prive di senso e assai pericolose sembrano infatti le proposte avanzate da alcuni di istituire fantomatiche autorità indipendenti (indipendenti poi da chi? - si noti, en passant, che la Costituzione italiana non prevede autorità di questa natura con un qualsivoglia simile potere. Come ci ha insegnato infatti Montesquieu nello stato di diritto i poteri dello Stato sono solo tre!) che dovrebbero fungere da censori di Internet. Un'aberrazione per la Rete, che per definizione è luogo nato libero e tale deve rimanere, nonché delle libertà individuali, a cominciare da quella di espressione. Senza considerare poi che tali argomentazioni scontano la presunzione logica di sottintendere che esista una ed una sola verità oggettiva, ignorando completamente che la realtà è multiforme, complessa ed altamente soggetta ad interpretazione. Un capolavoro della logica e della teoria giuridica davanti al quale non ci si può che inchinare! Inoltre, si omette di portare a galla due ulteriori aspetti che sono di importanza cruciale.

Da un lato, l'esistenza e la vigenza di una legislazione penale per coloro i quali commettono reati in rete, nonché di un apparato giurisdizionale preposto all'applicazione della stessa. Quindi anziché invocare l'istituzione di ulteriori organi dello Stato (con dispendio di risorse pubbliche), si potrebbe più semplicemente dotare la magistratura delle adeguate risorse (umane e finanziarie) necessarie per rendere i processi finalmente celeri.

Dall'altro, ci si scorda che parte del problema sta a monte: come detto sopra le global corporation che controllano i social media sono troppo grandi. Questo è il vero nocciolo della questione: si dovrebbe pensare quindi a misure per ridimensionare questi giganti privati che ormai svolgono un ruolo pubblico. E' come se per entrare in pubblica piazza e parlare si dovesse chiedere un permesso a (e sottostare ad un codice di autocondotta di) un privato. Detta così potrebbe sembrare una follia, ma ad un'analisi più attenta è esattamente quello che già accade quando si accede a Facebook.

Al Parlamento europeo ci apprestiamo a discutere due importanti direttive quella dei Servizi dei Media Audiovisivi (meglio conosciuta come Direttiva AVMS) e quella sul Copyright. Questi due atti legislativi saranno cruciali per capire in quale direzione l'Unione europea andrà nei prossimi anni: se vivremo in un mondo che assomiglierà a quello descritto da Orwell in 1984 con un Ministero della Verità dominato da poche corporation oppure un mondo dove lnternet sarà libero e neutrale ed i cittadini potranno scambiarsi liberamente informazioni facendo rete, ciascuno contribuendo al bene comune.

Anche se i presagi non sembrano essere di buon auspicio, abbiamo il dovere di resistere, fare rete e presentare controproposte (cosa che abbiamo già fatto per la direttiva AVMSD). Perché è difficile vincere con chi non si arrende mai.

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