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Dopo Paul Krugman, Joseph Stiglitz, Amartya Sen, Milton Friedman, James Mirrless e Christopher Pissarides, arriva il settimo Nobel critico nei confronti della moneta unica. Si chiama Oliver Hart e, assieme agli altri, punta il dito contro quell'esperimento valutario trasferito nella vita di 500 milioni di cittadini dimostratosi un fallimento. Ma non solo, il pensiero di Hart parla di un'eccessiva centralizzazione del "potere" da parte dell'Unione Europea, che punta a uniformare (senza successo) Stati profondamente diversi tra loro.

da EUnews.it
L'euro è stato "un errore" e per sopravvivere l'Unione europea deve restituire potere agli Stati oppure rischia il fallimento. È il parere netto di Oliver Hart, professore di Harvard e vincitore, insieme a Bengt Holmström, del premio Nobel per l'Economia nel 2016. Intervistato dall'agenzia spagnola Efe, Hart non ha nascosto le critiche nei confronti della direzione assunta dal progetto europeo e in particolare della moneta unica: "L'euro è stato un errore", si è detto convinto Hart, che ha riferito di avere questa opinione fin da quando si è cominciato a parlare di moneta unica. Per questo "non sarei affatto triste se in futuro l'Europa si liberasse dell'euro", ha continuato il premio Nobel, secondo cui "i britannici furono molto furbi a restare fuori" dalla valuta comune. La sparizione dell'euro, secondo Hart, significherebbe che ai governi ritornerebbe "qualche autorità" in materia di politica monetaria.

La critica principale che Hart muove all'Unione è in effetti una eccessiva concentrazione di poteri. "Credo che la parola chiave sia decentralizzazione", è convinto il premio Nobel, secondo cui "forse l'Ue è andata troppo oltre nel centralizzare il potere". In Europa, ha sottolineato lo studioso, "abbiamo visto una preoccupazione sui diritti di decisione che sono strati trasferiti dai Paesi verso il centro, a Bruxelles, e credo che la forma da seguire adesso sia devolvere questa capacità di decisione ai singoli Paesi". Se questo sarà fatto "l'Unione europea può sopravvivere e prosperare, ma in caso contrario, potrebbe fallire", è stata la previsione di Hart, che considera gli stati Ue "non sufficientemente omogenei" per essere "una sola unità" che è quindi "un vero errore tentare di crearla".

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