La vittoria del NO sulla stampa estera

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Come vedo dall'estero la vittoria del No al referendum costituzionale? Per alcuni quotidiani c'è apprensione per il futuro della banche italiane, altri sottolineano il voto di protesta contro una classe dirigente che ha sempre ignorato le ragioni dei cittadini. Abbiamo selezionato e tradotto per voi qualche articolo pubblicato oggi sui quotidiani europei. Buona lettura.


traduzione di un articolo pubblicato su Le Figaro

"Senza risultati economici concreti, ferito dai ripetuti no della Cancelliera Angela Merkel sull'allentamento dei cordoni finanziari attorno alla penisola italiana, le riforme (Jobs Act) di Matteo Renzi hanno affrontato il giudizio sempre più severo degli italiani, che hanno trovato nel no al referendum un mezzo catartico per rendere possibile l'espressione di un vasto fronte di rifiuto la cui ampiezza, fino a domenica sera, era sottostimata (...)

La caduta di François Hollande era già stato un primo cattivo presagio. I loro (quelli di Renzi e Hollande ndr) pesanti tentativi di addolcire il consenso europeo sulle materie monetarie e di budget all'interno della zona euro hanno sempre fallito. A differenza del governo francese, il Presidente del Consiglio italiano si era perfino rinchiuso in un sostegno cieco e sbruffone del TTIP, trattato che l'elezione di Donald Trump ha definitivamente sotterrato. (...)

Il Movimento 5 Stelle ha mostrato come Renzi fosse una creatura di Giorgio Napolitano, l'ex presidente della Repubblica. Movimento "populista" creato dall'iniziativa di un comico che era diventato famoso in televisione prendendo di mira i socialisti di Bettino Craxi e il telepresidente Silvio Berlusconi, il M5S ha registrato numerosi successi. Alle ultime elezioni, ha raggiunto delle percentuali impressionanti in particolare conquistando i giovani, gli studenti, i disoccupati, i lavoratori indipendenti..Un'Italia diplomata e declassata preoccupata dai temi democratici e ambientali, che proviene da orizzonti politici differenti, ma che contesta l'austerità, la vecchia politica e Angela Merkel..."


traduzione di un articolo pubblicato su Daily Express

"Le dimensioni e lo status del Senato italiano non sono ovviamente un tema di grande interesse pubblico ma in pochi ormai pensano che il referendum di domenica - combattuto su questi temi connessi - sia solamente sulle riforme costituzionali. È chiaro che molti fra il 60% degli italiani che hanno votato hanno vissuto il voto come una opportunità per esprimere il loro disgusto su come le élite politiche li hanno trattati finora. Ci sono molti problemi che l'Italia sta affrontando ma quale era il più grande fra questi che Renzi vedeva? Il fatto che lui stesso non aveva abbastanza potere e che la democrazia parlamentare dovesse essere indebolita. Il popolo italiano ha risposto a questo tentativo di modificare il sistema politico nella maniera in cui si meritava - forzando Renzi alle dimissioni. Mentre il suo paese è stato in una crisi economica per anni, Renzi è rimasto caparbiamente incollato all'adesione dell'euro in Italia - anche se questo vuole dire che l'economia del suo Paese va in rovina. Non è cosi difficile capire perché ci sia tanta rabbia".


traduzione di un articolo pubblicato sul The Guardian

"Il giorno di Capodanno del 2002, molti italiani si sono riuniti a Roma per gettare le loro lire nella fontana di Trevi. C'erano tante celebrazioni poiché gli italiani passavano a nuove banconote e nuove monete in euro che sono diventate legali alla mezzanotte. Ma le speranze che l'avvento della moneta unica avrebbe favorito un nuovo rilancio per l'economia in Italia sono state mal riposte. La crescita della zona euro nel suo complesso è stata scarsa, in Italia addirittura penosa. (...)

La produzione nazionale pro capite in Italia è solo il 4% in più di quanto non fosse 15 anni fa. L'economia è ancora più modesta di quanto non fosse nel 2008. La disoccupazione è all'11,6%, l'inserimento nel mercato del lavoro è basso e il tasso di natalità nel 2014 è stato il più basso dal 1861, anno di nascita dello Stato italiano. Se ci fosse un concorso per l'indesiderato premio di malato d'Europa nel 21° secolo, per l'Italia sarebbe una passeggiata.

La terza più grande economia della zona euro ha un problema centrale: i beni e i servizi che produce sono più costosi di quelli dei suoi concorrenti. Questa mancanza di competitività si vede nel fatto che l'Italia ha subito il più grande calo della quota di mercato delle esportazioni di qualsiasi altro Paese sviluppato.

Ci sono tre ragioni che hanno portato a questo. In primo luogo, il settore manifatturiero in Italia è stato tradizionalmente dominato da piccole imprese, molte delle quali a conduzione familiare. Queste imprese non sono state capaci di investire, hanno innovato poco e sono state lente nello sfruttare la nuova tecnologia dell'informazione, quando è diventata dominante a partire dagli anni '90. La produttività è aumentata meno rapidamente che in Germania o in Francia.

In secondo luogo, l'Italia si è contraddistinta per la specializzazione di prodotti manifatturieri a basso costo, un segmento dell'economia globale che è stato dominato dalla Cina da quando è entrata dentro l'Organizzazione mondiale del commercio nel 2001.

Il problema della competitività in Italia non è nuovo. (...) Fino all'ingresso nell'eurozona, l'Italia è stata in grado di ripristinare la competitività persa svalutando la lira, rendendo le esportazioni più convenienti. Senza questa opzione, Matteo Renzi ha cercato un approccio diverso: le riforme strutturali del mercato del lavoro in Italia. Queste, però, sono impopolari e adesso si spiega come mai le riforme costituzionali di Renzi sono state pesantemente sconfitte nel referendum".

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