Harakiri dell'Europa: sarà più difficile imporre dazi alla Cina

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L'Europa sta per smantellare gli strumenti di difesa commerciale verso chi fa concorrenza sleale come i cinesi. Il Consiglio dell'Unione europea - riunito in sede di Coreper - ha approvato la riforma delle misure antidumping che di fatto ammaina bandiera bianca alla Cina. La proposta degli Stati membri (ancora una volta vince la linea della Merkel) è purtroppo quella di rendere più difficile, quasi impossibile, poter disapplicare la regola del dazio inferiore (lesser duty rules), uno strumento di mitigazione della concorrenza sleale che già oggi non aiuta a proteggere l'industria europea. La proposta del Consiglio è un boomerang perché prevede delle nuove procedure difficili da applicare: sarà più difficile imporre i dazi a chi fa concorrenza sleale.

Con queste nuove regole - che però adesso devono essere negoziate in fase di trilogo con Parlamento e Commissione europea - un dazio elevato potrà essere applicato solo se le materie prime che hanno prodotto un bene hanno un prezzo superiore del 27% del costo di produzione del bene stesso nel Paese di origine. Per fare un esempio e capire meglio come funzionerà questo sistema, alle bici elettriche cinesi non verranno applicati dazi se le batterie a litio che l'alimentano (o le materie prime che la compongono) sono state prodotte in Cina a un costo del 25% più basso rispetto a quello in Europa. Inoltre, si disapplica la "lesser duty rules" per i beni composti da una sola materia prima, se il costo di produzione supera il 7% di quello di produzione.

Per disapplicare la regola del dazio inferiore l'onere della prova adesso spetterà alla Commissione europea, ma per applicare il dazio sarà vincolante il parere degli importatori. Per dimostrare la concorrenza sleale si devono avere, dunque, i dati di produzione in Cina, come e quanto sono state pagate le materie prime, ma dall'Europa sarà impossibile dimostrarlo. Che furboni: chi avrà l'interesse ad autodenunciarsi? A queste condizioni sarà un'invasione.

Il gruppo Efdd - Movimento 5 Stelle aveva sottoscritto una lettera inviata alle Istituzioni europee in cui si chiedeva di non smantellare l'attuale regime di difesa commerciale che, per alcuni settori come quello delle biciclette, ha funzionato bene. Grazie ai dazi introdotti nel 2011 alle biciclette cinesi, l'industria italiana ha chiuso il 2013 con una produzione in crescita del 22% rispetto all'anno precedente. Quello del Consiglio dell'Unione europeo è un clamoroso caso di autogol che metterebbe in ginocchio migliaia di piccole e medie imprese, soprattutto italiane.

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