Il PD elogia l'austerità

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Come ogni anno il Parlamento europeo vota il rapporto annuale della BCE. È una liturgia scontata e miope, una cerimonia che volutamente punta a non evidenziare i problemi dell'Eurozona. È una copertura dove ogni politica non convenzionale della banca di Francoforte viene etichettata come "di successo", celebrandone l'assoluta indipendenza da tutto e da tutti. Non vengono mai mosse critiche, anche se dovesse piombare un meteorite a Strasburgo questa litania rimarrebbe immutata. Il Movimento 5 Stelle, ad ogni occasione possibile, cerca di ricordare all'intera plenaria e al governatore Mario Draghi il perché l'Eurozona si ritrovi ad affrontare ogni anno gli stessi problemi: l'Euro è una moneta su cui i cittadini non si sono mai espressi attraverso un referendum, come il M5S chiede dal suo ingresso nelle istituzioni europee. Rappresenta un progetto politico che penalizza i Paesi del Sud Europa, un'architettura che dev'essere riformata e smontata a seconda delle volontà politiche. La strada che è stata intrapresa non porta a nulla se non all'appagamento di un solo Stato dominante, quello tedesco. Da questo assurdo teatro delle maschere emerge sempre e solo un colpevole: il Paese inteso come nazione sovrana, incapace di fare le riforme strutturali (qualcuno ha detto riforme costituzionali?) che lo trascinerebbero fuori dalla perenne crisi. Un mantra sostenuto anche e soprattutto dal Partito Democratico, che tramite le parole del Premier attacca l'Europa, ma con i voti dei suoi eurodeputati appoggia tutte le follie al vaglio di Strasburgo.

LE FOLLIE DEL PD IN EUROPA
Per chi ancora finge di non vedere ecco alcuni fatti: a ottobre, pochi giorni fa, il Partito Democratico vota a favore del rapporto sul semestre che spinge ancora verso più austerità e più rigore (link). A febbraio di quest'anno gli eurodeputati renziani votano contro la proposta di ridurre l'abnorme surplus commerciale tedesco che viola i Trattati da anni, proprio quello di cui oggi si lamenta il loro capo parlando di Schaeuble (link). A giugno 2015, dopo il caso greco, il report a firma Berès avrebbe dovuto essere l'occasione per rimettere in discussione le attuali politiche di bilancio. Con l'appoggio del PD è finito per riproporre l'ennesimo quadro della governance economica volto all'austerità e alla condanna degli Stati nazionali (link). Questo tipo di decisioni politiche creano danni inimmaginabili al Bel Paese che rimane schiavo di una classe politica inadeguata, capace di prendere decisioni inaccettabili le cui conseguenze saranno pagate nei prossimi decenni.

LE REGOLE ASIMMETRICHE
Le regole su cui poggia l'Europa dell'Euro, con il suo vincolo di cambi fissi, si sono dimostrate ampiamente inefficaci e aggravanti della situazione: dal patto di stabilità e crescita al Fiscal Compact, passando per l'unione bancaria, il six-pack e il two-pack. Le asimmetrie generate dalla moneta unica dovrebbero essere curate, secondo questa visione, dalle punizioni inflette agli Stati in deficit e di conseguenza ai cittadini. Peccato che quest'ultime sono generate sopratutto dai creditori, i Paesi forti che delle regole se ne infischiano. Molti economisti e premi Nobel hanno spiegato che in un sistema di cambi fissi i differenziali d'inflazione tra gli Stati membri causano perdita di competitività, squilibri della bilancia commerciale e indebitamento estero soprattutto nel settore privato dei paesi in deficit. Avendo gli Stati perso lo strumento dell'aggiustamento del cambio, spetta ai Paesi forti rispettare le regole.

IL PROBLEMA TEDESCO
Dal 2010 in poi, però, le regole europee sono state volutamente asimmetriche: la periferia è stata costretta a deflazionare (con l'austerità), mentre la Germania ha continuato ad aumentare il suo surplus commerciale, sfruttando il tasso di cambio reale pesantemente sottovalutato per la sua economia. A seguito delle denunce del Movimento 5 Stelle sul mancato rispetto delle regole da parte dei tedeschi, la Commissione europea ha provato a chiedere alla Germania di diminuire il suo abnorme surplus delle partite correnti, ricevendo puntualmente la porta in faccia. Nelle recenti parole del ministro delle finanze tedesco Schaeuble c'è l'essenza dell'Eurozona: un sistema asimmetrico in cui i più forti interpretano le regole a loro favore, in barba a quella cooperazione socio-economica sancita a chiare lettere nei Trattati.

EXIT STRATEGY
Prima che tutto si squagli come neve al sole occorre una seria discussione tra stati aderenti al progetto per consentire a coloro che lo decidessero democraticamente di recedere dalla moneta unica, prima che il passaggio avvenga in modo inevitabile e disordinato. Per il Movimento 5 Stelle i progetti "Dell'Unione monetaria", "Dell'Unione Bancaria" e "Dell'Unione del Mercato dei Capitali" sono pericolosi. L'Europa ha bisogno di una seria "Riforma strutturale del sistema bancario" che imponga una separazione bancaria delle attività d'investimento dalle attività del credito all'economia reale. Tuttavia, è semplicemente impensabile cambiare le cose con la classe politica attualmente al potere in Italia.

Il portavoce Marco Valli oggi in seduta plenaria:

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