La farsa del veto italiano sul bilancio

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Siamo stanchi di ascoltare le fandonie di Renzi sul bilancio dell'Unione Europea e sul presunto veto che starebbe minacciando. Il Primo Ministro italiano le sta provando davvero tutte: lo scorso 22 agosto a Ventotene brindava assieme ad Angela Merkel e Francois Hollande per una rinnovata armonia continentale. Tre settimane dopo, al vertice di Bratislava, faceva trapelare di non aver voluto partecipare alla conferenza stampa con la cancelliera tedesca e il presidente francese, perché non ne condivideva le conclusioni (pur avendo avallato le richieste del Consiglio). Poi è arrivato il tempo dei sorrisi e delle scaramucce con l'impresentabile presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker, che il gruppo S&D (il raggruppamento dei socialisti cui fa parte il Partito Democratico) ha sostenuto e continua a sostenere all'insegna del rispetto degli assurdi vincoli europei.

IL VETO MANCATO QUANDO SERVIVA
Il famoso veto a cui si riferisce il Bomba e a cui nessuno a Bruxelles crede davvero si riferisce al cosiddetto quadro pluriennale dell'UE. Una sorta di accordo con cui ci si impegna riprogrammare la spesa in una certa direzione e con programmazione di lungo periodo. Il Consiglio ha già detto che andrà avanti comunque, confermando la non credibilità di Renzi a livello europeo. Ma il vero bilancio, quello sull'esercizio 2017, è stato già votato dal Parlamento europeo un paio di settimane fa. E come vi abbiamo spiegato, ha visto il ripetersi delle solite pantomime: gli eurodeputati del PD a Strasburgo hanno bocciato ogni proposta di riduzione delle spese. Il Movimento 5 Stelle ha chiesto tagli per eliminare centinaia di milioni di Euro di spese inutili su un bilancio che costa 300 Euro all'anno ad ogni cittadino dell'Unione (circa 150 miliardi complessivi). Soldi che, se investiti male in un periodo nel quale vengono chiesti grandi sforzi ai cittadini, risultano un insulto.

UNA LEGGE "ILLEGGIBILE"
Il disastro del terremoto e il referendum costituzionale sono stati i pretesti per presentare un decreto fiscale e una legge di bilancio illeggibili ed infarciti di mancette elettorali. Una manovra che l'esecutivo europeo non vede l'ora di stroncare, ma su cui ancora non si pronuncia ufficialmente in attesa del voto sul referendum. Ogni giorno, con l'avanzare della sua disfatta nei sondaggi, Renzi alza la posta della demagogia e del populismo annunciando anche sgravi totali per le assunzioni al Sud di giovani e disoccupati a partire dal 2017, replicando un modello jobs act "dedicato" e dimostratosi ampiamente fallimentare (perché genera un impatto meramente statistico e solo per il periodo di tempo di validità degli incentivi). Misure che, come spesso è accaduto, saranno coperte dal Governo con aumento di altre tasse per rispettare le regole ed i vincoli di Bruxelles ai quali è tanto affezionato. Contemporaneamente, il commissario socialista agli affari economici Pierre Moscovici ribadisce l'intenzione di valutare l'operato del Governo italiano sul bilancio solo a partire dal prossimo anno, rinnovando il balletto dei disonesti, visto che i falchi tedeschi saranno già pronti a bacchettare l'Italia dal 5 dicembre a prescindere dall'esito referendario.

IL "NO" AL REFERENDUM
Questa impostazione politica insensata ha portato l'Unione Europea e l'Italia sull'orlo del precipizio. I cittadini sono le cavie della propaganda sia del Governo italiano, sia degli eurocrati. Dire sempre e comunque "si" ha ridotto il nostro Paese a dover elemosinare qualche virgola di flessibilità per sostenere la demagogia di Renzi. Questo Governo è incapace di produrre una legge che non sia una millefoglie di ricatti, favori e - come detto - propaganda. Il 4 dicembre votiamo "NO" per proteggere la nostra Costituzione, per evitare che venga intaccata nei suoi fondamenti e venga resa vulnerabile dai corrotti. Ma non solo. Votiamo "NO" anche per mandare questo ammasso di gente disonesta a casa. Una volta per tutte.

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