300 miliardi ai petrolieri: così non si può salvare il pianeta

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di Marco Affronte, Efdd - Movimento 5 Stelle Europa.

Basta ipocrisie. Se l'Europa vuole davvero salvare il pianeta dai cambiamenti climatici che lo stanno distruggendo deve smettere di finanziare indirettamente l'industria del petrolio. Circa 300 miliardi di euro ogni anno passano dalle casse pubbliche degli Stati membri alle grandi imprese dei fonti fossili. Siamo nelle mani di veri e propri inquinatori seriali che hanno addirittura escluso nella direttiva NEC, appena approvata dal Parlamento europeo, il metano dalla lista dei gas inquinanti anche se è 21 volte più dannoso per l'ambiente dell'anidride carbonica.

VIDEO. Ecco l'intervento di Marco Affronte durante la discussione al Parlamento europeo su Cop22.




di Marco Affronte.

"La Cop22 di Marrakesh avrebbe dovuto essere quella dell'azione, invece è stata tutta giocata in difesa. L'ombra delle dichiarazioni pre-elettorali di Trump ha coperto tutta le conferenza, e di fatto da Marrakech è uscita solo una proclamazione di intenti che ribadisce la volontà di proseguire uniti e compatti nell'attuazione di quanto deciso e stabilito nell'Accordo di Parigi. Il che non era scontato, per cui è comunque una buona notizia.

Vogliamo essere positivi e diciamo che irreversibilità e cooperazione sono le due parole chiave della Cop22. Irreversibilità perché la lotta ai cambiamenti climatici attraverso lo sviluppo di un'economia sostenibile è un meccanismo che non potrà più essere fermato. I dubbi riguardo all'impegno degli Stati Uniti sono stati spazzati via dalle parole del segretario di Stato uscente Kerry. Indietro non si torna. Cooperazione perché è solo attraverso il sostegno, gli investimenti e il trasferimento di conoscenze fra Paesi sviluppati ed economie in via di sviluppo che la lotta contro il riscaldamento globale potrà essere vinta.

Ora, con gli Stati Uniti verosimilmente meno motivati e decisi ai tavoli di trattativa, tocca all'Unione Europea prendere la leadership nelle negoziazioni e nelle politiche contro il riscaldamento globale. E le azioni sulle quali essere forti e decisi, adesso, sono soprattutto quelle dei singoli Paesi: è essenziale che l'Unione spinga per avere una prima revisione dei contributi nazionali, nell'anno cruciale 2018, forte e ambiziosa e mirata a rispettare il limite degli 1,5 gradi stabilito a Parigi, e non può e non deve assolutamente lasciare che i suoi Stati Membri, come qualcuno - fra cui l'Italia - sta già facendo, inizino a giocare al ribasso.

E' necessario spingere in maniera forte sulla piattaforma 2050, a cui l'Unione Europea ha prontamente aderito, per renderla un'occasione per rafforzare le politiche climatiche degli stati membri, integrandole in un piano più ampio e efficace. Ma come possiamo essere credibili su questi impegni se l'Europa ancora destina oltre 300 miliardi all'anno per i sussidi alle fonti fossili?"

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