Ken Loach: "Sono per l'Europa, ma contro questa UE neoliberista"

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Intervistato da EuroparlTV in occasione del decimo anniversario del Premio LUX, il regista britannico Ken Loach ha parlato, tra le altre cose, dell'Unione europea. Una discussione sul futuro dell'UE, sulla Brexit e del suo impatto nel settore cinematografico, e sulle logiche neoliberali che attanagliano il Continente.

Lei ha detto: "Sono pro-UE, ma al momento non ci è di grande beneficio". Come vede l'UE oggi?
"Avrei dovuto dire che sono favorevole all'unità e alla cooperazione europee. Non sono favorevole all'UE nella sua forma attuale, perché persegue un'ideologia economica che ritengo essere distruttiva. Molti la ritengono distruttiva. Ma sono favorevole alla cooperazione fra persone per creare un altro tipo di Europa".

L'ha definito un progetto neo-liberale. Cosa bisognerebbe cambiare oggi?
"Bisognerebbe riscrivere i trattati costitutivi dell'UE. Bisognerebbe smettere di dare la priorità al libero mercato e agli interessi delle grandi società a vantaggio degli interessi dei cittadini. Ovvero: sicurezza del posto di lavoro, stipendio decente, un posto in cui vivere, un ambiente sicuro, dal punto di vista ecologico e del cambiamento climatico. E, inoltre, il rispetto per ciascuno, la dignità di ogni individuo".

Ha l'impressione che gli europei siano in grado di dire di no a ciò che accade oggi?
"Gli europei possono fare di tutto. Abbiamo la possibilità di scegliere come organizzarci, a nostro piacimento. L'idea dell'Unione europea è finita nella morsa di un'ideologia neoliberale, di deregolamentazione, esponendo tutto alla concorrenza sfrenata delle grandi società, sottostando alle lobby. La città in cui ci troviamo, Bruxelles, è un paradiso delle lobby. Dovremmo cacciarle. Un po' come cacciare i mercanti dal tempio. E trovare un modo per convivere, che per me significa: pianificazione, proprietà condivisa delle grandi industrie, controllo democratico".

Pensando al suo ultimo film e a Daniel Blke, ciò che gli succede non è accettabile. Eppure succede. E non succede solo nel Regno Unito, ma ovunque. Come vede la vita in Europa oggi?
"Come ho accennato, il film che abbiamo appena girato parla di individui intrappolati nella burocrazia statale, ai quali viene fatto credere che se sono poveri è colpa loro. La povertà è colpa loro. Se non hanno un posto dove vivere è perché sono inadeguati. Se non hanno un posto di lavoro è perché hanno compilato male il CV e non si sono presentati al giusto colloquio. Mentre la realtà è che non ci sono posti di lavoro. Il progetto neoliberale è fallito: non ha fornito alla gente una vita dignitosa, ma ha solo ricompensato enormemente chi già ne trae beneficio. Accanto alla povertà coesiste un lusso grottesco".

Le modalità di funzionamento dell'industria cinematografica europea potrebbero essere traslate all'Europa in generale? Cosa cambierà dopo Brexit?
"L'industria cinematografica può essere un modello da emulare? Solo in minima parte. Le istituzioni europee si sono adoperate per promuovere il cinema europeo. Ciò è positivo, ma non hanno fatto abbastanza. Il cinema europeo esiste solo a margine delle grandi produzioni hollywoodiane".

Sarà in grado di produrre le sue pellicole come in passato dopo la Brexit?
"Lasciare l'Europa nuocerà all'industria cinematografica britannica. Esistono due grandi progetti europei: Euroimages, che fornisce i fondi per la produzione delle pellicole e da cui siamo stati tagliati fuori da un governo conservatore 20 anni fa. E c'è il fondo MEDIA, che sostiene lo sviluppo dei copioni e la distribuzione. Ma arriva solo fino a un certo punto e dovremo farne a meno. Chi è nella mia posizione vuole pagare per rimanere. L'altro elemento riguarda i trattati di coproduzione. Esistono indipendentemente dall'UE perché si tratta di accordi bilaterali o trilaterali. Ad esempio, potremmo ancora comprodurre una pellicola con una società belga, ma questa società belga chiederebbe fondi al proprio governo, come le spetterebbe, ma per ottenere tali fondi bisognerebbe avvalersi di servizi e di personale belga sul set. Ora è possibile. Ma se lasciamo l'UE, lo staff non potrà venire nel Regno Unito senza adempiere a una immensa trafila burocratica, e il produttore belga rinuncerebbe così alla coproduzione. Quindi in modo indiretto ciò nuocerà gravemente alle coproduzioni".

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