Latte italiano in salvo. Il TTIP perde un altro pezzo

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L'etichetta di origine dei prodotti sarà obbligatoria dal primo gennaio 2017 per latte, yogurt, formaggi e latticini. Una battaglia per difendere il Made-In e la qualità di ciò che mangiamo dopo le storture del PD sull'olio tunisino e sulle arance marocchine è stata portata a casa. Questa volta il Governo italiano, sotto pressione delle associazioni di categoria e con la spinta sempre crescente di cittadini informati che vogliono sapere ciò che mangiano, è stato costretto a dare il via libera alla nuova normativa. In Europa l'unica istituzione che poteva ancora opporsi, la Commissione europea, è stata silenziata dal lavoro costante e incessante del Movimento 5 Stelle. In materia di trasparenza alimentare e più in generale sull'agricoltura non abbiamo arretrato di un millimetro: l'esecutivo comunitario non voleva infatti che i consumatori sapessero e da anni si opponeva all'etichettatura obbligatoria per i prodotti. Il TTIP non ha fatto che aggravare una situazione che già sembrava compromessa.

AGRICOLTURA ITALIANA SOTTO ATTACCO
È una svolta storica, ma c'è ancora molto da fare: salumi, succhi di frutta, pasta, concentrato di pomodoro e alcuni tipi di carne sono ancora di provenienza sconosciuta. Per colpa della disinformazione tre cartoni di latte su quattro venduti in Italia sono stranieri. Assurdo. Con questa mossa sono stati salvati, secondo stime della Coldiretti, almeno 100mila posti di lavoro. L'agricoltura italiana è comunque "sotto attacco": è di qualche giorno fa la notizia dell'arrivo del prosciutto gonfiato che contiene più acqua e anche aromi chimici, sinora vietati, a danno dei consumatori e degli allevatori italiani. E il comportamento della Commissione europea sul "caso latte" ha manifestato quali sono al momento i rapporti di forza vigenti. Per non parlare della nuova stangata in arrivo: un'invasione a dazio zero di oltre 1 milione di tonnellate di grano, granturco e orzo, 3.000 di miele, 5.000 di pomodori, 4.000 di avena dall'Ucraina.

LA COMMISSIONE VUOLE ABBASSARE GLI STANDARD
L'Eurobarometro dice che l'84% dei consumatori vuole essere in grado di individuare l'origine del latte utilizzato per i prodotti lattiero caseari. Percentuali simili riguardano l'origine delle carni trattate. Secondo lo studio esterno da cui è partita l'opposizione della Commissione, queste informazioni aggiuntive avrebbero un costo aggiuntivo compreso tra meno dell'1% e il 5% nel caso del latte e tra meno dell'1% e il 7% nel caso del formaggio. Si tratta di cifre molto limitate. Eppure, lo studio della Commissione, partendo da questi dati, arriva alla conclusione che l'introduzione di un'indicazione obbligatoria è da sconsigliare. Si tratta di conclusioni frettolose e fuorvianti anche alla luce del fatto che si riconosce come i dati per i Paesi del Nord Europa siano stati ritoccati, proprio perché quest'ultimi temono di essere penalizzati. Su tutto, come sempre accade in questa Europa guidata dalle lobby, vince il commercio sfrenato sulla qualità della vita.

QUALI ETICHETTE MANCANO OGGI?
Al momento, l'origine dei prodotti in etichetta é obbligatoria per olio d'oliva, il manzo, la maggior parte di frutta e verdura, le uova e il miele. Ma è soltanto volontaria per molti alimenti, come i piatti pronti o le carni lavorate. Il primo aprile è entrato in vigore l'obbligo comunitario di indicare in etichetta il luogo di allevamento e macellazione delle carni suine, avicole e ovi-caprine. Per il Movimento 5 Stelle, in etichetta non deve esserci solo scritto dove è avvenuto il processo di produzione, ma anche dove è stata raccolta la materia prima, per dare al consumatore il maggior numero di informazioni per consentirgli di effettuare scelte consapevoli.

Marzo Zullo in Commissione agricoltura, luglio 2015:

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