La Cina si prepara a invadere l'Europa #NoMesCina

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L'Europa dice sì all'invasione cinese. I due commissari Katainen e Malmström, di ritorno con Juncker dal diciottesimo vertice UE-Cina che si è tenuto a Pechino, hanno convocato i giornalisti comunicando la proposta della Commissione sul riconoscimento dello status di economia di mercato (Mes) alla Cina. La loro proposta è assurda e sembra dettata da Pechino: eliminare la lista dei Paesi con lo status non di economia di mercato. Così, l'Europa avrà strumenti di difesa commerciale indeboliti, che potranno essere attivati solo quando la sovrapproduzione cinese avrà già invaso il mercato europeo, quando comunque le imprese avranno gia macinato perdite e probabilmente sarà troppo tardi. C'è un problema? - è il ragionamento dei due Commissari - Facciamo finta che il problema non esista. Peccato però che il problema è la concorrenza sleale cinese che con la sua invasione di prodotti a basso costo fa chiudere milioni di imprese.

È UN REGALO ALLE MULTINAZIONALI

Oggi l'eccesso di capacità produttiva cinese riguarda la siderurgia, domani potrebbe toccare al manifatturiero e ad altri settori chiave per l'economia italiana. I due Commissari titolari del dossier sono svedese e finlandese. Con la loro proposta difendono l'economia del Nord Europa basata sui servizi, con multinazionali affamate di prodotti a basso costo. Facciamo un esempio: con il Mes alla Cina l'industria automobilistica tedesca potrà assemblare le proprie auto con la componentistica cinese e godere di una riduzione dei costi e un aumento dei profitti. Le conseguenze sarebbero però drammatiche, invece, con il prosciugamento degli affari dell'indotto che tiene in vita le piccole e medie imprese italiane e tedesche. Inoltre, nel lungo termine, questa decisione porterebbe al trasferimento del know how produttivo ai cinesi che così potranno costruirsi le automobili da soli. Il Commissario e il governo italiano facciano sentire la loro voce. L'Europa non può svendere la propria anima per i profitti di qualche multinazionale.

LE PROSSIME MOSSE DEL M5S

Il Movimento 5 Stelle chiederà a tutti i gruppi politici del Parlamento europeo il rigettare questa proposta facendo rispettare la risoluzione votato lo scorso 12 maggio in cui si riconosceva che "la Cina non soddisfa i cinque criteri richiesti per essere definita una economia di mercato". Nel disinteresse generale siamo stati i primi a sollevare il problema. I nostri portavoce sono stati al fianco di imprenditori e lavoratori quando lo scorso 15 febbraio erano scesi in piazza a Bruxelles, sono stati i promotori di un gruppo di interesse che ha coinvolto ben 69 parlamentari europei, hanno organizzato una contro-consultazione pubblica per ascoltare davvero la voce di tutti i cittadini e, infine, hanno girato tutta l'Italia - e continueranno a farlo nei prossimi giorni - nel #NoMesCina tour, una campagna informativa sui rischi di questa concessione.


VIDEO. La protesta del mondo delle imprese e del lavoro contro il riconoscimento del Mes alla Cina. Il Movimento 5 Stelle è con loro.




Questo il commento dei portavoce David Borrelli e Tiziana Beghin.

"Questa decisione è inaccettabile. La Commissione europea ancora una volta decide in completa solitudine regole che subiremo tutti, senza nemmeno considerare il parere del Parlamento europeo. Al di là delle valutazioni di merito, che faremo nelle sedi opportune, si riconferma lo stile della Commissione di non saper coagulare l'insieme delle energie e delle forze che l'Europa può mettere in campo di fronte a sfide importanti e durature nel lungo termine come l'attuale confronto con la Cina. La Commissione propone di cambiare il campo di battaglia, spostando tutta la strategia di difesa europea sugli strumenti di difesa commerciale. In poche parole la Commissione ha rinunciato a combattere la battaglia sullo status di economia di mercato alla Cina all'interno delle regole del WTO, giudicando da un lato la posizione europea - riassunta nei cinque criteri per il riconoscimento del MES - insostenibile e dall'altro le regole del WTO inadeguate. In Parlamento europeo cercheremo le alleanze necessarie per bocciare questa decisione". (di David Borrelli e Tiziana Beghin)

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