Xylella, l'inchiesta che ha portato alla verità

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Una via sostenibile per salvare gli ulivi è possibile. Lo dicono studi e ricerche condotti in tutta Europa. Adesso però è necessario passare dalle parole ai fatti. Servono più investimenti e una maggiore interazione tra le ricerche condotte in Puglia e negli altri centri di ricerca europei, come gli studi del Consorzio francese Lubixyl. Ecco perché il Movimento 5 Stelle chiede a Michele Emiliano, Presidente Pd della Regione, di utilizzare i fondi europei della politica di sviluppo rurale per promuovere ricerche e pratiche agronomiche in linea con il rispetto e le peculiarità del territorio pugliese. Emiliano, basta chiacchiere! Adesso bisogna agire per difendere la Puglia.

La proposta è stata avanzata dalla portavoce al Parlamento europeo Rosa D'Amato durante il convegno "Xylella Roundtable - Approccio integrato e sinergia fra università pugliesi, italiane e internazionali" che si è svolto a Bari. Alla tavola rotonda ha partecipato il portavoce M5S in Regione Cristian Casili ed è stato invitato il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano. A presentare le diverse ricerche sono stati il Consorzio scientifico-industriale francese Lubixyl, Marco Scortichini (direttore dell'unità di ricerca frutticoltura CREA), Cristos Xyloiannis (dell'Università della Basilicata), Antonia Carlucci (patologa dell'Università di Foggia) e Fabio Ingrosso (presidente di COPAGRI-Lecce).


VIDEO. Abbiamo incontrato Marilù Mastrogiovanni, di Xylella Report che ci ha parlato dell'inchiesta giornalistica sull'emergenza Xylella, boicottata su tutti i fronti: prima con l'attacco al sito Il Tacco d'Italia e poi con l'omertà dei media.



"Quando abbiamo aperto il sito Xylella Report stavamo lavorando sull'inchiesta Xyella, e abbiamo valutato che questo fosse un caso che toccava a 360° il vivere quotidiano delle persone: ambiente, cibo, inquinamento, pesticidi, l'olio d'oliva...Ma soprattutto come la criminalità organizzata si avvicina al vivere civile. Dietro la Xyella esistono speculazioni di tipo ambientale ed edilizie. Sono state approvate normative che consentono di edificare in zone agricole. Questo aspetto è grave: si va verso la distruzione del paesaggio e del territorio pugliese, si mettono a rischio l'economia e la salute delle persone. Questo è un tema che parte dalla Puglia ma si allarga coinvolgendo tutta l'Italia e perfino l'Europa.

L'informazione è stata da subito allineata con la versione ufficiale. Con la versione istituzionale. Quando si è gridato all'emergenza i giornali si sono accodati, alimentando il grande polverone mediatico dell'emergenza. I giornali hanno approfondito molto poco. Quando abbiamo dimostrato che si trattava di un'emergenza cercata, voluta, per ottenere fondi europei, fondi governativi, e che invece si sarebbe dovuto intervenire sulla tutela del paesaggio cercando le cure per tutelare la salute degli ulivi siamo riusciti a dimostrare che si stava creando una macchina anche di tipo istituzionale, messa in piedi per guadagnarci. Solo in quel momento le testate giornalistiche hanno iniziato ad avere dei dubbi. La Procura ha aperto un'inchiesta raccogliendo l'esposto dei cittadini, rimasta ferma fino a quando Xylella Report e i giornali non hanno dimostrato quali fossero gli interessi in gioco carte alla mano. La nostra inchiesta è di tipo documentale, che si basa su fonti ufficiali.

Il giornale è stato isolato. La maggior parte dei politici ha smesso di rispondere. Hanno smesso di rispondere al telefono, di rispondere alle email, si sono rifiutati di rilasciare interviste. Gli Istituti di ricerca si sono "chiusi a riccio".

Hanno cavalcato l'onda mediatica dell'emergenza, cercando di nascondere quali fossero le responsabilità. Solo quando noi abbiamo dimostrato, carte alla mano, che erano state fatte delibere di giunta, delibere di consiglio, leggi regionali che consentivano la distruzione di un intero territorio, hanno provato a porre rimedio. Una delle ultime iniziative è stata la modifica di una legge regionale che consentiva di sradicare gli ulivi ed edificare. E' vero, la legge è stata modificata ma in maniera troppo blanda, perché si consente di edificare fra sette anni. Di fatto, il problema è solo rimandato".

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