madeinitaly-parlamentoeuropeo-cocacola-dannicocacola-oliotunisino-beppegrillo.jpg


La strada da percorrere per bloccare il TTIP è lastricata di ostacoli, trappole, intenzioni e proposte. Uno dei trucchi che si sarebbe potuto trasformare in un vaso di Pandora per i produttori del "Made In" nostrano è stato appena sventato grazie alla battaglia del portavoce Marco Zullo: parliamo della pratica inglese d'inserire semafori o bollini rossi sui prodotti che contengono un alto valore calorico. Un sistema estremamente fuorviante, in quanto non tiene conto di una molteplicità di fattori e che tende a premiare lavorati chimici e affini.

OLIO D'OLIVA FUORILEGGE
Prendiamo un fiore all'occhiello del nostro "Made In", l'olio d'oliva. Uno dei prodotti principali della dieta mediterranea sarebbe etichettato come dannoso, con un grosso bollino rosso. Questo perché il sistema di etichette a semaforo si focalizza soltanto sulle quantità di grassi, zuccheri e sali contenuti nel prodotto, senza considerare minimamente quanto questo prodotto venga consumato e da chi. Consumare un litro d'olio al giorno o un litro al mese non è certo la stessa cosa. Il grado di assorbimento dei nutrienti contenuti nell'olio da parte di un ragazzo di 20 anni non è certo lo stesso di un pensionato. Ma questi fattori essenziali non vengono nemmeno presi in considerazione nelle etichette a semaforo. L'olio sarebbe considerato dannoso anche se uno sportivo professionista di 25 anni ne consumasse un litro all'anno. Al contrario, bevande chimiche preparate in laboratorio con bassi livelli di zuccheri e grassi vedrebbero campeggiare un bel bollino verde.

M5S BLOCCA LA PROPOSTA
Questo paradosso rappresenta la quotidianità in Inghilterra. E non occorrono certo conoscenze scientifiche per comprendere l'assurdità di una scelta di questo tipo. Ma in Europa, come sempre accade, esiste qualche lobby che spinge verso proposte assurde, al limite del buon senso. Immaginiamoci una bella sfilza si bevande gassate "light" marchiate col semaforo verde, d'altronde gli sponsor dell'EXPO milanese insegnano verso quale direzione "tiri" l'inesorabile vento del mercato. Fortunatamente, però, nel corso dell'ultima plenaria di Strasburgo il M5S ha votato per eliminare qualunque tentativo futuro di creare un modello anglo-americano di etichettatura. Perché va bene la semplificazione della materia, ma la proposta della Commissione Europea (non certo nuova al chinarsi dinanzi al volere delle multinazionali) andava davvero oltre.

L'ATTUALE REGOLAMENTO
Il voto del M5S rappresenta un richiamo forte nei confronti della Commissione Europea, perché boccia il regolamento 1924 del 2006, che aveva introdotto la possibilità di inserire nelle confezioni delle etichette a semaforo, ma senza stabilire i criteri scientifici di riferimento per le aziende che lo facevano. Un disastro per i consumatori che si trovano a leggere dati ingannevoli e distorti. Ma un disastro anche per le aziende serie, costrette a subire concorrenza sleale. Superare la normativa del 2006 di cui sopra, significa entrare nel campo normativo del regolamento 1169 del 2011 - fino ad oggi in concorrenza normativa con il regolamento 2006 - il quale prevede che nelle etichette degli alimenti non ci siano più i semafori, ma debbano essere riportate solo le quantità di grassi, zuccheri, sali e altri nutrienti. Queste informazioni non sono fuorvianti, come accade nelle etichette a semaforo, ma non sono certo sufficienti a far comprendere al consumatore medio quale sia un consumo sano e sostenibile del prodotto.

UNA SOLUZIONE ANTI-TTIP
Una proposta per migliorare questo tipo è quella del Movimento 5 Stelle, ovvero affiancare ai valori nutrizionali le quantità che l'Organizzazione Mondiale per la Salute consiglia di consumare. In modo da rendere più comprensibili le etichette, ma senza banalizzare e distorcere le informazioni. Un obbligo di questo tipo darebbe una spallata al TTIP, che tra i suoi più grandi mali punta ad annullare il "Made In" degli Stati membri (non ce ne voglia l'Inghilterra, ma su questa materia l'Italia e il Sud Europa la fanno da padrone) e ad uniformare la legislazione sul modello statunitense. Anche qui, non proprio un esempio da seguire se si parla d'alimentazione e agricoltura.

Guarda anche ...


Ultimi video

Titolo