Dopo l'olio tunisino il Pd ne fa un'altra #NoLambluscoCinese

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Il marchio Lambrusco è a rischio. La Commissione Europea vuole riformare l'attuale regolamento europeo sull'etichettatura dei vini perché ritiene che i produttori italiani rischino di perdere le tutele acquisite se i viticoltori esteri faranno ricorso alla Corte di Giustizia europea per poter scrivere in etichetta il nome Lambrusco.

La beffa dell'attuale regolamento nasce dal fatto che per la Commissione il riferimento all'elemento geografico di una denominazione protetta, nel caso del 'Lambrusco di Sorbara', è 'Sorbara' e non 'Lambrusco'. Pertanto se un viticoltore romeno o spagnolo decidesse di ricorrere alla Corte di Giustizia Europea perché vuole scrivere in etichetta "Lambrusco", è molto probabile che vinca. E addio tutela per il vino italiano, che ha il proprio cuore pulsante tra Modena, Reggio Emilia e Mantova.

In Europa, il Pd - tramite l'europarlamentare Paolo De Castro, già due volte Ministro dell'Agricoltura - si è espresso più volte contro la revisione di questo regolamento: vogliono che la Commissione europea lo ritiri, ma questo immobilismo condannerà il Lambrusco stesso!

Il Movimento 5 Stelle, che invece ha a cuore gli interessi dei cittadini e dei produttori, chiede che questa revisione della normativa Ue sia l'occasione per tutelare davvero il Lambrusco senza prestare mai più il fianco a dubbi, interpretazioni e cavilli burocratici che possano avvantaggiare i falsari.

Dopo le arance marocchine e l'olio tunisino temiamo di dovere brindare amaro con Lambrusco cinese ai fallimenti del Pd in Europa!

Segui la battaglia per il Made in Italy e per l'eccellenza dell'agricoltura italiana che il portavoce Marco Zullo sta portando avanti nella Commissione Agricoltura del Parlamento europeo.

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