L'Europa cambia rotta sull'olio tunisino grazie al M5S

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L'analisi della Coldiretti è impietosa: l'Italia è invasa da olio d'oliva tunisino. Sulla base dei dati ISTAT relativi ai primi sette mesi, il Bel Paese risulta letteralmente sommerso d'importazioni dal Paese africano, che sono aumentate del 734% nel 2015. Numeri spaventosi che hanno svegliato perfino il dormiente PD del Parlamento Europeo. Prima ha sostenuto pubblicamente (con la super commissaria Mogherini) la proposta di aumentare da 56.700 a 91.700 tonnellate la quantità destinata ad entrare in UE senza dazi. Ora, per bocca di Paolo De Castro, dichiara che in commissione Agricoltura voterà per il rigetto. Quello che si dimentica di ricordare ai media, però, è altrettanto fondamentale: il rigetto sarà possibile solo grazie all'emendamento proposto dai portavoce del M5S, in particolare Marco Zullo, Rosa D'Amato e Giulia Moi.

Così com'è oggi, il provvedimento incrementerebbe del 60% la quota di olio tunisino sul mercato comunitario. Come spesso accade si parla di concorrenza sleale: un olio prodotto fuori dall'Unione e a costi decisamente più bassi. Il rischio concreto è il moltiplicarsi di vere e proprie frodi e inganni, con gli oli di oliva importati che vengono mescolati a quelli nazionali per acquisire, con le immagini in etichetta e sotto la copertura di marchi storici, magari ceduti all'estero, una parvenza di italianità da sfruttare sui mercati nazionali ed esteri.

La Commissione Europea, con questa mossa, distruggerebbe i piccoli produttori di mezza Europa (quella del Sud naturalmente), ed esporrebbe i consumatori alla concreta possibilità di essere truffati. Non bisogna andare troppo lontani con la memoria per capire cosa potrebbe succedere: solo il mese scorso i rappresentanti legali di Carapelli, Santa Sabina, Bertolli, Coricelli, Sasso, Primadonna (confezionato per la Lidl) e Antica Badia (per Eurospin) sono stati iscritti nel registro degli indagati per frode dopo la segnalazione di un sito specializzato e l'acquisizione, da parte dei Nas, di campioni di prodotto in commercio. Ottenevamo il marchio "made in Italy" pur avendo solo il 16% di olio italiano.

L'agricoltura e l'intero settore agroalimentare sarebbero usati come bieca merce di scambio in tutela d'interessi di politica internazionale, fatto già avvenuto col caso delle arance marocchine. E' inaccettabile che si minacci un settore d'eccellenza della produzione italiana facendo passare il messaggio ipocrita dell'aiuto (da parte dell'Unione Europea) al popolo tunisino. La verità è che si vuole fare un grosso favore ai pochissimi grandi produttori del Paese, tra cui il primo ministro Habib Essid.

Aiutare la Tunisia è comunque giusto, specialmente a seguito dell'attentato terroristico di Susa nel giugno scorso: 39 morti, per la maggior parte europei e conseguente settore turistico in ginocchio. Non possiamo però sacrificare l'agricoltura italiana anche in vista delle trattative, già iniziate, per un accordo di libero scambio tra UE e Tunisia. La commissione AGRI si esprimerà sul rigetto l'11 gennaio. L'opinione passerà poi in commissione Commercio Internazionale, dove saranno David Borrelli e Tiziana Beghin a continuare la battaglia.

La denuncia del portavoce Marco Zullo:

Il portavoce David Borrelli presenta i problemi in Commissione INTA:

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