Evasione fiscale: sono tutti complici

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Il Governo più ipocrita della storia della Seconda Repubblica ha messo a segno un altro colpo. Ma questa volta si sono superati: gli eurodeputati del Partito Democratico, assieme ai compari di Forza Italia, NCD e UDC hanno negato che, nello scandalo LuxLeaks, il Lussemburgo (col suo ex primo ministro Jean-Claude Juncker) sia implicato politicamente. E' questo il verdetto che è emerso al termine del primo anno di TAXE, la commissione speciale fortemente voluta dal Movimento 5 Stelle che ha il compito di esaminare le pratiche fiscali e trovare un'armonizzazione del sistema.

Una sentenza paradossale, perché equivale ad affermare che per la truffa Volkswagen i vertici della casa tedesca non abbiano mai avuto alcuna responsabilità. Oppure, che nel pasticcio greco la Troika non sia mai stata coinvolta. Menzogne partorite da signori del nulla, ecco dove sono finiti i voti che Matteo Renzi si è conquistato alle ultime europee.

LA NEGAZIONE DELLA REALTA'
I signori che compongono le delegazioni italiane sono legati all'Europa dell'ingiustizia sociale e dell'austerità. I politici europei italiani non hanno voluto ammettere che Jean-Claude Juncker, primo ministro del Gran Ducato per 18 anni e ora presidente della Commissione Europea, è stato il principale artefice dell'immensa evasione fiscale che ha distrutto la maggior parte delle PMI del Sud Europa in favore dei profitti delle multinazionali. Colossi che nel Lussemburgo fanno affari a pioggia, come abbiamo ampiamente documentato nel corso di questo anno d'indagine.

PARADISI FISCALI
Così come non potranno mai ribadire che il "socio" Jeroen Dijsselbloem è un'altra delle pedine chiave del sistema elusivo internazionale. Proprio lui, attuale presidente dell'Eurogruppo che tanto voleva punire la Grecia per le sue malefatte, è stato ministro delle finanze olandese dal 2012. Uno di quei paesi che, assieme al dorato Lussemburgo, è sotto la lente d'ingrandimento dell'opinione pubblica e dei media per i suoi innumerevoli accordi fiscali con le multinazionali. Questi Paesi vanno chiamati col loro nome: paradisi fiscali.

GLI OSTACOLI INCONTRATI
In questi nove mesi di attività, i portavoce Marco Zanni e Marco Valli hanno lavorato duramente, nonostante le incredibili difficoltà trovate sul percorso: gli Stati più ricchi, infatti, si sono categoricamente rifiutati di rendere trasparente la loro impalcatura fiscale anche alla commissione TAXE. La maggior parte di essi hanno consegnato documenti incompleti, barrati con ampie righe nere a coprire i testi più compromettenti, o consegnando plichi con intere pagine mancanti. Un'ammissione di colpevolezza che fa inorridire.

ALCUNI OTTIMI RISULTATI
Come dicevamo, nonostante tutto, i risultati sono stati portati a casa. L'esito finale si chiama relazione Ferreira-Theurer, un testo che fa alcuni piccoli passi avanti e include alcune battaglie importanti per il M5S, ma che cadrà nel vuoto. Gli esempi sono il "Country-by-Country reporting" pubblico e comprensibile, una CCCTB piena (base imponibile consolidata comune per l'imposta sulle società) da realizzare nell'immediato. Le multinazionali, principali responsabili e beneficiarie di questi accordi, sono attaccate per il loro comportamento, poiché molte di loro, pur essendo state invitate alle audizioni, si sono rifiutate in un primo tempo di apparire e rispondere alle nostre domande adducendo le motivazioni le più diverse, salvo poi tornare (quasi tutte) sui loro passi e "concedersi" in incontri per nulla soddisfacenti.

NOMI E COGNOMI
Inoltre, siamo riusciti anche ad ottenere tutele adeguate per i whistleblowers (gli informatori) e a sottolineare il ruolo chiave (negativo) svolto da società di consulenza e banche nell'attuare queste pratiche che, seppur nella maggior parte dei casi formalmente legali, rappresentano in realtà delle distorsioni inaccettabili che sottraggono risorse alla collettività a vantaggio solamente dei grandi gruppi multinazionali. Mancano, come dicevamo, le responsabilità politiche. I partiti si sono ancora una volta coalizzati per difendere i poteri forti, perché da quest'ultimi sono nutriti nell'ego e nel portafogli.

Li volete conoscere i nomi? Questa volta non ci sono sfuggiti, perché abbiamo chiesto il "Roll Call Vote" - ovvero la votazione per appello nominale - per gli emendamenti chiave sulle responsabilità politiche. Eccoveli in tutto il loro splendore gli italiani che tanto parlano in televisione e che poi, alla prova dei fatti, vi piantano un coltello nella schiena.
ECCO IL LINK CON TUTTE LE MAIL UFFICIALI.

Partito Democratico (Gruppo S&D): Brando Benifei; Goffredo Maria Bettini; Simona Bonafè; Mercedes Bresso; Renata Briano; Nicola Caputo; Caterina Chinnici; Sergio Cofferati; Silvia Costa; Andrea Cozzolino; Nicola Danti; Paolo De Castro; Isabella De Monte; Enrico Gasbarra; Elena Gentile; Michela Giuffrida; Roberto Gualtieri; Luigi Morgano; Alessia Mosca; Pier Antonio Panzeri; Massimo Paolucci; Gianni Pittella; David Sassoli; Renato Soru; Patrizia Toia; Daniele Viotti; Flavio Zanonato; Damiano Zoffoli.

Forza Italia, NCD, UDC: Lorenzo Cesa - Unione di Centro; Salvatore Cicu, NCD; Alberto Cirio, FI; Lara Comi, FI; Herbert Dorfmann - Partito Popolare Sudtirolese; Elisabetta Gardini, FI; Giovanni La Via - Unione di Centro; Fulvio Martusciello, FI; Barbara Matera, FI; Stefano Maullu, FI; Aldo Patriciello, FI; Salvatore Domenico Pogliese, FI; Massimiliano Salini, FI; Antonio Tajani, FI.

ECR: Raffaele Fitto (ex FI); Remo Sernagiotto (ex FI).

Guarda cosa è successo in plenaria. Ascolta e diffondi le denunce di Marco Zanni e Marco Valli:

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