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Ieri il Parlamento ha affossato il report sul Semestre Europeo, con il quale avrebbe dovuto dare indicazioni non vincolanti alla Commissione su come migliorare le raccomandazioni che ogni anno indirizza ai vari Stati Membri, per fare in modo che questi facciano quello che da soli non farebbero mai: rispettare rigorosamente i vincoli di bilancio, smantellando lo stato sociale. Si tratta proprio di quelle raccomandazioni che hanno sinora imposto ai vari governi europei deliranti ricette economiche neoliberali basate sui cosiddetti "pilastri per la crescita": austerità, riforme strutturali e liberalizzazioni. Certo, non che questo report avrebbe nel bene o nel male spostato davvero l'orientamento della Commissione, perché i documenti politico-strategici adottati dal Parlamento non sono mai giuridicamente vincolanti, e peraltro spesso contano per la Commissione più o meno quanto il risultato del referendum greco: zero. Possono però servire a tenere alta la pressione, soprattutto se la maggioranza del Parlamento trovasse il coraggio di lanciare un messaggio politico forte contro l'austerità.

L'ENNESIMA OCCASIONE PERSA
Tutto questo in nome di quel "coordinamento fiscale" richiesto dalla procedura del Semestre europeo introdotta nel 2011 per salvare l'insostenibile impianto della moneta unica e assoggettare gli Stati europei a un unico modello economico, quello del più forte, ovviamente la Germania. Questo report rappresentava quindi un'occasione preziosa per far notare alla Commissione (che con le ultime raccomandazioni pubblicate a luglio aveva addirittura rincarato la dose) che in effetti l'austerità è stata un disastro e che questo tipo di coordinamento economico tecnocratico sta lentamente smantellando le democrazie europee e impedendo agli Stati di fare qualunque cosa contro la crisi.

NAVIGAZIONE A VISTA
Ovviamente nulla di tutto ciò, e non è questa la sorpresa. La sorpresa sta nel fatto che questo report, redatto da uno degli "impresentabili", Dariusz Rosati, grande amico delle banche, è stato clamorosamente (e giustamente) bocciato in plenaria. Sono stati 409 i voti contrari e solo 91 a favore (quelli appunto del PPE).
Motivazione? Non aveva più alcun senso. Non aveva direzione. Il testo arrivato al voto era in effetti a dir poco incoerente e sconclusionato, un'accozzaglia di indicazioni tutte in contraddizione tra loro. Il messaggio fondamentale del report voleva essere quello di chiedere agli Stati membri più rigore nell'attuazione delle riforme strutturali e il rispetto dei vincoli di bilancio e quello di invitare la Commissione ad adottare raccomandazioni ancora più vincolanti per portare avanti l'agenda dell'austerità, delle riforme strutturali e delle liberalizzazioni nel mercato del lavoro.

COSA E' SUCCESSO IN PLENARIA?
Ma al voto in plenaria è cambiato tutto, grazie all'approvazione di nuovi emendamenti a sorpresa che chiedevano l'esatto contrario: raccomandazioni focalizzate su disoccupazione e povertà, maggiore libertà per gli Stati di scegliere le proprie politiche economiche, più protezione ai lavoratori. È stato approvato con 325 voti a favore e 315 contrari un emendamento a firma M5S (poi crollato con tutto il resto) che chiedeva un radicale cambiamento di strategia: NO all'austerità e SI alla piena autonomia degli Stati membri di realizzare gli investimenti e le politiche economiche necessarie per uscire dalla crisi. Uno dei motivi che hanno spinto addirittura anche i liberali e altri deputati pro-austerity a respingere questo report.

L'EURO E' INCOMPATIBILE CON LA DEMOCRAZIA
In poche parole il report non ha convinto nessuno, né chi vuole un cambiamento, né chi si ostina ciecamente a difendere le folli politiche della Commissione. In questa grande confusione, il messaggio di fondo rimane comunque chiaro: il Parlamento è ormai incapace di esprimere una posizione qualsiasi sulle questioni relative alla governance economica. Non è capace di scegliere tra l'opzione di continuare con Euro, austerità e tecnocrazia centralizzata, oppure l'opzione di buon senso di cambiare rotta, scegliendo sovranità, investimenti pubblici per uscire dalla crisi e soprattutto democrazia. Ecco perchè l'unica speranza rimane ridare voce in queste materie ai singoli Stati. Una governance europea appoggiata dalla democrazia non può esistere.
Da una parte c'è la Germania e chi fa i suoi interessi. Dall'altra tutti gli altri.

- SCARICA QUI IL DOCUMENTO CON I RISULTATI DEI VOTI
- SCARICA QUI GLI EMENDAMENTI A FIRMA M5S

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