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Che Jean-Claude Juncker, presidente della Commissione Europea, sia un mentitore seriale ormai è cosa nota. Tuttavia, quanto è grave che le sue bugie siano raccontate con una certa nonchalance dinanzi alla commissione TAXE del Parlamento Europeo? Tanto grave quanto il fatto che Pier Carlo Padoan si rifiuti di fornire alla stessa TAXE le informazioni relative agli evasori italiani, dati in possesso del suo Ministero dal 1991. Il fattaccio la dice lunga sui criteri di trasparenza, anche mediatica, che aleggiano attorno alla Commissione Speciale TAXE, quella istituita "appositamente" per smascherare i grandi evasori d'Europa. Dai giornalisti alle istituzioni, passando per le grandi multinazionali. Il percorso della TAXE è carico di omertà, ostacoli e contraddizioni. Forse questo stato di cose conviene davvero a tutti, anche e soprattutto al "governo del fare", che si dimentica in fretta di come il tessuto imprenditoriale italiano soffra in modo atroce per i contributi che le multinazionali decidono di evadere con il beneplacito degli Stati. È quanto emerge dalla risposta che Pier Carlo Padoan ha deciso di concedere alle ripetute richieste della TAXE in merito agli accordi che eludono il fisco (ufficiale) italiano. Proprio lui, il ministro che doveva battere i pugni sul tavolo dell'Europa, è il primo ad accodarsi sui criteri di trasparenza che in primis danneggiano il Paese che rappresenta.

Vi proponiamo di seguito le richieste fatte dalla Commissione TAXE e, in esclusiva, le non-risposte del Ministero dell'Economia e delle Finanze italiano.
Lo snodo cruciale è quello sugli accordi con le multinazionali, quando la prima chiede al punto 3 di "fornire tutti i ruling emessi dal 1991, riportando per ciascuno data e denominazione sociale dell'impresa destinataria".
La risposta del Ministero (la trovate al punto 3) recita: "La Commissione Europea ha aperto un'indagine orizzontale riguardo i tax rulings nel 2014 e ha chiesto all'Italia una serie d'informazioni. A questo riguardo, l'Italia ha provveduto a rispondere ai servizi della Commissione, includendo i nomi delle suddette compagnie. Queste informazioni non possono essere divulgate per ragioni confidenziali".
Incredibile, ma purtroppo vero. L'Italia decide di danneggiare sé stessa.

E le multinazionali, intanto, se la ridono sulla pelle delle migliaia di PMI che pagano tasse sopra la media europea (di certo sopra quella lussemburghese). Ma anche loro sono state convocate per riferire alla Commissione TAXE. Il risultato? Hanno declinato l'invito, com'era non ovvio aspettarsi. Perché stiamo comunque parlando del Parlamento Europeo, e di un gruppo di europarlamentari riunitisi per riequilibrare la tassazione europea. Fortunatamente abbiamo conservato tutte le risposte di questi giganti coi piedi d'argilla, ve le proponiamo una ad una e vi chiediamo anche a voi di salvarle, per futura memoria e perché prima o poi i conti tornano indietro per tutti.
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Google (USA), Mr Eric E. Schmidt, Executive Chairman
"I wanted to let you know that I was not able to secure a speaker from Google for the TAXE hearing that will take place on June 1st. We would like to express our apologies to the Chair, Mr. Lamassoure, and to the rapporteurs. We would be more than happy, however, to send you our position on the tax issues, if it might be of relevance to the committee".
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Fiat Chrysler Automobiles N.V. (IT), Mr Sergio Marchionne, Chief Executive Officer
"Thank you for your letter dated 19 of May 2015, inviting us to speak at the public hearing on 'The internaitonal dimension of tax rulings and other measures' on 1 June 2015. As you will of course be aware, the tax treatment of one of our companies in Luxembourg is currently the subject of a state aid investigation by the Competition Directorate of the EC (ref. SA.38375). While we are highly confident that we have not received any state aid in Luxembourg in breach of EU law, we believe that it would, in the circumstances, not be appropriate for us to participate in the public hearing".
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Amazon (USA/Luxembourg), Mr Xavier Garambois
"Thank you for your invitation. The European Commission issued an opening decision on 7 October 2014 regarding a tax ruling issued by Luxembourg to Amazon in 2003 amounted to State aid. Amazon has received no special treatment from Luxembourg, and we are fully cooperating with the Commission in its investigation. As that investigation is ongoing, it would be inappropriate for us to discuss matters related to the case. As such, we must decline your invitation".
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AB InBev (BE), Mr Stuart MacFarlane, President Zone Europe
"Thank you for your invitation to join the European Parliament's TAXE committee on the 1st of June. The committee's continual effort to address the leading issues of the day on behalf of its constituents is an important mission. Unfortunately, on this occasion we will unable to attend the committee's exchange of views. Given that the Belgian government is currently the subject of an in-depth state aid investigation by the European Commission and AB InBev is a multinational company headquartered in Belgium, we feel it would be inappropriate to attend such a meeting at this time. We wish you all the best with your ongoing work and thank you again for commitment to representing the citizens of Europe".
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Ikea (SWE), Mr Peter Agnefjall, Chief Executive Officer of IKEA Capital B.V.
"Thank you for reaching out and for letting us know about the Special Committee on tax ruling and other measures similar in nature or effect (TAXE) that will take place on 1 June 2015, at the European Parliament's premises in Brussels. I would like to inform you that Mr Agnefjäll will not be able to join the meeting due to previous commitments and that in this occasion it will not be possible to send any other representative from IKEA to the meeting".
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HSBC Bank plc (UK), Mr Alan Keir, Chief Executive Officer
"Thank you for your email. Regrettably, we do not have a suitable representative who is able to attend the TAXE Committee at this time. Please note that it would also be inappropriate for the Bank to comment on a wide range of tax-related issues which are currently the subject matter of criminal and supervisory enquiries. As such, we are grateful for your understanding".
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The Coca-Cola Company (USA) ,Mr James Quinceay, Europe Group President - "A reply awaited"
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Total (FR), Mr Patric Pouyanne, Chief Executive Office,
"Having investigated the possibilities for Total to be represented at the proper level on the forthcoming Special Committee session on June 1st, 2015, it seems that neither Mr Pouyanné, nor the Group Chief Financial Officer, not the Group tax manager would be available that very date. I would like to assess further the need for our company to be heard by the Special Committee, as we don't have any tax ruling, and therefore wouldn't be in the position to share any experience in this respect. I propose to call you next Tuesday the 26th to discuss this and clarify the committee expectations".

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BNP Paribas, M Jean Lemierre, Président, a formal reply awaited
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Barclays Group (UK), Mr Anthony Jenkins, Chief Executive Officer,
"Thank you for your email. I'm afraid we will have to send apologies. Antony is en route to South Africa on 1 June and has commitments to the Board of Directors in London all day on 23 June".

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McDonalds, Mr Doug Goare, President of McDonald's Europe - A reply awaited
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Questa sfilza di rifiuti, misti alle più varie arrampicate sugli specchi, non ha lasciato indifferente nemmeno il presidente del Parlamento Europeo Martin Schulz. Lui stesso ha definito inaccettabile il comportamento delle multinazionali, che categoricamente si rifiutano di affrontare il problema. Hanno, evidentemente, troppo da nascondere.
Per punirle, ora, Schulz vorrebbe revocare i cartellini di accesso al Parlamento Europeo a tutti quei funzionari che lavorano per le suddette compagnie. Chiamiamoli pure lobbysti. Inoltre, si sta valutando la loro cancellazione integrale dai registri di trasparenza. Che almeno non facciano affari con l'unica istituzione dell'UE democraticamente eletta.

Le ripicche del presidente del Parlamento Europeo, tuttavia, sono ben poca cosa. Il problema è gigantesco e l'unica soluzione ad oggi valida è quella per cui si stanno battendo i portavoce del Movimento 5 Stelle. L'unica via per rendere funzionale l'Europa e la sua moneta resta una politica fiscale comune. Non ci dovranno più essere i furbetti che s'intascano gli utili delle multinazionali con tasse irrisorie. L'unica vera e possibile solidarietà europea nasce dal buon senso. Ma di raziocinio, questa Unione, come è evidente, non ne dispone.

La lettera della Commissione TAXE:
domande-TAXE-Padoan-1.jpg

La risposta di Pier Carlo Padoan (punto 3):
risposte-TAXE-Padoan-3.jpg

La Commissione TAXE in Lussemburgo:

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