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Le multinazionali sono riuscite a portare a casa la prima delle battaglie sul TTIP. La guerra, però, è ancora lunga e irta di ostacoli. A distruggere la democrazia, oltre al famoso trattato internazionale, ci penserà il TISA, ovvero il "Trade in Service Agreement". In altre parole un "accordo" internazionale di scambio sui servizi, che ne prevede la deregolamentazione e la liberalizzazione selvaggia. Il tutto avviene nell'era post 2008, dopo il giro di boa dovuto alla catastrofe economica dettata dalla mancanza di regole e pene certe per chi, con i mercati, ci gioca in modo colpevole e consapevole.

LA FONTE
I cittadini, e gli europarlamentari, sono stati informati dell'esistenza del mostruoso TISA grazie ad una fuga di notizie dovuta a Wikileaks che, dopo le prime rivelazioni del 19 Giugno 2014, a distanza di un anno, ha rilasciato nuovi documenti riguardanti le negoziazioni in corso (altri documenti qui, e qui). L'importanza di questo accordo è facilmente intuibile considerando sia i numerosi Paesi coinvolti, sia i tipi di servizi. Al tavolo delle trattative sono seduti la bellezza di 51 Stati: naturalmente gli Stati Uniti, assieme ai 28 paesi dell'Unione Europea, con Australia, Nuova Zelanda, Canada, Svizzera, Islanda, Norvegia, Liechtenstein, Israele, Turchia, Taiwan, Hong Kong, Corea del Sud, Giappone, Pakistan, Panama, Perù, Paraguay, Uruguay, Cile, Colombia, Messico e Costa Rica. Insomma, unici assenti i BRICS. Ed i presenti, di certo, non brillano per la loro condotta pulita sui mercati internazionali.

LE AZIONI DEL MOVIMENTO
I portavoce in Europa del Movimento 5 Stelle si sono mossi immediatamente già a settembre per chiedere spiegazioni alla Commissione Europea. Lo hanno fatto con un'interrogazione la cui risposta è stata totalmente insoddisfacente.

Di seguito vi proponiamo una seconda interrogazione, con cui la Commissione è stata incalzata su temi specifici:
"Mercoledì 3 giugno, Wikileaks ha divulgato diciassette sezioni dell'accordo segreto TISA sulla liberalizzazione dei servizi, tra cui quella sui servizi finanziari. Tali rivelazioni confermano le preoccupazioni espresse dall'opinione pubblica e smentiscono quanto affermato dalla stessa Commissione in risposta a una precedente interrogazione (E-006632-14).
Contrariamente a quanto dichiarato dalla Commissione, i documenti negoziali rimarranno segreti per 5 anni dall'entrata in vigore; i limiti al diritto degli Stati di regolamentare vanno ben oltre il principio del trattamento nazionale, essendo applicati anche alle misure non discriminatorie; inoltre future misure di regolamentazione sono rese di fatto impossibili dalla clausola "stand still" e dalla formulazione restrittiva delle misure prudenziali.
Ciò premesso, stante il ruolo avuto dalla liberalizzazione finanziaria nel provocare la crisi globale 2008 e preso atto che recenti studi (tra cui BIS e IMF) dimostrano che non solo la correlazione tra finanza, crescita e occupazione è insignificante, ma che troppa finanza provoca un impatto negativo sulla crescita economica, può la Commissione far sapere:
1. Come le previsioni TISA volte a bloccare l'adozione di nuove misure di regolamentazione e a eliminare o limitare quelle esistenti si conciliano con il processo di riforma globale della finanza avviato dopo la crisi?
2. Se ha intenzione di condurre una valutazione d'impatto per valutare i rischi di un'ulteriore liberalizzazione finanziaria sull'economia reale, la disoccupazione, l'aumento delle diseguaglianze e il rischio di nuove crisi?
"

La risposta della Commissione, alquanto lacunosa, recita:
"1. L'accordo TiSA contiene disposizioni volte a garantire il diritto a regolamentare, a condizione che i regolamenti non siano discriminatori. Il TiSA non limiterà quindi la capacità delle parti firmatarie di regolamentare i loro mercati finanziari in modo non discriminatorio.
Il TiSA, come l'Accordo generale sugli scambi di servizi (GATS) dell'OMC, conterrà una clausola di salvaguardia specifica, il cosiddetto "Prudential Carve Out" (misure prudenziali), che consente alle parti firmatarie, UE compresa, e indipendentemente da tutti i loro altri impegni nell'ambito del TiSA, di adottare misure prudenziali per cui si intende qualsiasi misura volta a preservare la stabilità finanziaria o a proteggere gli utilizzatori dei mercati finanziari.
La combinazione di questi elementi di flessibilità contenuti nei vigenti accordi commerciali dell'UE ha consentito a quest'ultima di potenziare e rafforzare il suo quadro normativo in campo finanziario a seguito della crisi senza venire accusata di violare i suoi impegni, il che è chiaro indice del fatto che tali elementi di flessibilità consentono all'UE di modernizzare o di mantenere la sua legislazione attuale.
2. L'UE è impegnata ad effettuare valutazioni d'impatto di sostenibilità commerciale (VIS) nel contesto del suo processo di policy-making. Dal 1999 l'UE ha realizzato VIS in tema di commercio in relazione a tutti i suoi principali negoziati commerciali. Dal maggio 2013 è in corso il processo di valutazione d'impatto per determinare in che modo le disposizioni in corso di negoziazione nell'ambito del TiSA potrebbero ripercuotersi sugli aspetti economici, sociali, ambientali e umani nell'UE. Il processo è portato avanti in paesi selezionati tra i partner dell'accordo e in un numero determinato di paesi terzi in cui rientrano anche paesi in via di sviluppo e paesi meno avanzati.
"

IL FINTO DIRITTO A REGOLAMENTARE I MERCATI
La Commissione sostiene che il TISA non limiterà la capacità degli Stati a regolamentare, purché lo facciano in modo da non discriminare i prodotti esteri a vantaggio di quelli nazionali, secondo il principio di "non-discriminazione". Ma nelle pagine che si possono studiare sul TISA, disponibili ora grazie a Wikileaks, questo principio si spinge fino a proibire o limitare la capacità per gli Stati di adottare misure che, seppur non-discriminatorie, hanno l'effetto di ledere gli interessi dell'industria finanziaria. Oggi è l'accesso al mercato, non certo la riforma della finanza, l'unico tassello su cui impostare qualsivoglia scambio. Tradotto in soldoni, non ci possono essere più barriere per un prodotto proveniente da Taiwan, o da Panama, solo per fare due esempi. La regolamentazione europea verrebbe dunque completamente scavalcata per non "limitare l'espansione delle attività legate ai servizi finanziari". Col TISA, si legge ancora, "devono essere garantiti i servizi finanziari delle parti che hanno contratto l'accordo, in modo da competere sul mercato d'interesse" e non si potranno "limitare o restringere la portata delle opportunità di mercato e i benefici di cui già gode l'industria finanziaria in un altro Stato". Ma se qualcuno (un Primo Ministro o un capo di Stato) volesse alzare la voce e reagire? Ci sarebbe già pronto un tribunale internazionale extra-giudiziario con il compito di giudicare chi ha ragione tra la multinazionale finanziaria e il Paese in oggetto.

LA COMMISSIONE HA MENTITO
Ecco perché possiamo affermare con certezza che la Commissione ci ha mentito. A conti fatti, esistono fortissime limitazioni anche per quelle leggi non discriminatorie. Lo standard europeo che sarebbe dovuto essere in via di rafforzamento dopo il crollo del 2008 subisce una caduta verso il basso. Dirigendosi proprio nella direzione di quei Paesi a scarsissima, per non dire assente, regolamentazione finanziaria. Ecco come viene usata davvero la solidarietà europea: per fare un accordo che accontenti tutti si aprono le porte a titoli tossici e spazzatura finanziaria in nome della "non-discriminazione". Perché noi, che siamo i buoni secondo la logica perversa del capitalismo, non possiamo imporre le nostre regole agli altri mercati che vorrebbero interagire. Molto meglio distruggere le pur scarse difese costruite in decenni di storia e di lezioni lacrime e sangue.

IL VUOTO SULLE MISURE PRUDENZIALI
I grandi assenti sono i consumatori, che si ritrovano come al solito senza la benché minima tutela dal girotondo del mondo virtuale dell'economia. In particolare, le clausole prudenziali con le quali si cerca d'indorare la pillola riguardano problemi legati all'integrità dei pagamenti tra, a questo punto, speculatore e speculatore. Come ciliegina sulla torta, queste misure riguarderanno prodotti "identificati" come tossici all'origine. Da chi? Non è specificato, così come non si conosce il nome dell'analista che - nella loro immissione sul mercato - aveva identificato i derivati come la possibile causa di una crisi mondiale. Per questi motivi l'Unione Europea applica, in molti settori come l'ambiente e l'alimentazione, il principio di precauzione. Logica che, a quanto sembra, non si applicherà alla finanza. Le misure prudenziali di cui si fregia la Commissione, sono quindi scritte in modo tale da essere di fatto inapplicabili. Uno Stato potrà invocarle solo nei casi in cui vi sia una minaccia oggettiva e evidente per la stabilità finanziaria, alquanto difficile da dimostrare preventivamente. Correndo, come detto, il rischio di vedere le proprie leggi impugnate di fronte a un tribunale extragiudiziale.

CLAUSOLA "STANDSTILL", LA COMMISSIONE NON RISPONDE
A spaventare più di ogni altra cosa è il testo pubblicato dalla Commissione Europea dopo la pressione dei cittadini succeduta alle rivelazioni di Wikileaks. Nel seguente documento (che vi proponiamo) appare la clausola "standstill", ovvero un sistema per garantire che la regolamentazione dei prodotti finanziari non evolva più. In altre parole, si vorrebbe congelare ("stand still" significa "stai fermo") la regolamentazione una volta approvato il TISA. Per quanto tempo? Illimitatamente. I prodotti che saranno creati "ad hoc" non potranno essere fermati in alcun modo, perché la legge - di fatto - non potrà più seguire la realtà virtuale creata dalla finanza. Follia pura.

QUAL E' LO SCOPO DEL TISA?
Oltre a consegnare interi settori nelle mani di multinazionali, interessi privati e monopoli consolidati, il TISA - come il TTIP (Transatlantic Trade and Investment Partnership) e il TPP (Trans-Pacific Partnership) - sono trattati dalla forte matrice americana. Lo scopo ultimo è quello di mantenere le sacche del potere dove sono già ben radicate, nelle mani di burocrati, multinazionali e lobby, con il rischio di abbassare la soglia di protezione della salute, della sicurezza alimentare e delle condizioni di lavoro. La cruda realtà è che, ai cittadini, è stata tolta la parola e, continuando di questo passo, verrà tolta anche la speranza. Il Movimento 5 Stelle continuerà a lottare per riportare al centro del mondo la persona, l'intelligenza, la logica, l'onestà e il buon senso. Noi non molleremo mai, anche se ci volessero decenni.

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