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Lucia Borsellino? "Va fatta fuori come suo padre", Paolo Borsellino, il magistrato saltato in aria il 19 luglio del 1992. È il contenuto di un'intercettazione tra Matteo Tutino, ex primario di chirurgia plastica dell'ospedale Villa Sofia di Palermo, e il governatore della Sicilia Rosario Crocetta. Che in seguito alla diffusione del contenuto della registrazione si è autosospeso. Ci spiega Sabina Guzzanti come tutto sia collegato: mafia, politica e affari. Proprio ieri, al Parlamento Europeo su invito della portavoce del M5S Isabella Adinolfi, ha presentato la sua ultima fatica cinematografica, La Trattativa. "La domanda più ricorrente dopo la proiezione è: "quale genere di futuro ci aspetta dopo Silvio Berlusconi?". Il mio suggerimento è di non ragionare in modo schematico. Nel momento in cui si consente a un personaggio come Silvio Berlusconi - che evidenze processuali ci dicono legato a Cosa Nostra dal 1974 - di diventare Primo Ministro, si rompe ogni argine alla decenza e cambia il rapporto tra cittadini e politica, e tra mafia e istituzioni. Dopo il 1994 il patto è stato rafforzato ed ora politica e mafia sono completamente fuse. Basta vedere la cronaca e l'analisi di tutti gli scandali che si susseguono nel nostro Paese".

In quale Italia ci troviamo oggi?
"Siamo nell'Italia del post trattativa, in cui la politica opera in un modo talmente immorale e antidemocratico che per distinguerla dalla mafia bisogna guardare i settori di competenza. Come dice Scarpinato, la mafia è diventata un fornitore di servizi. Guardando agli scandali solo dell'ultimo anno, si capisce come ad ogni esempio ci sia un'equipe che opera: politica, criminalità organizzata e forze dell'ordine. Tutto in perfetta armonia".

Il Movimento 5 Stelle è l'elemento di rottura?
"Lo spero vivamente. Ma non è facile entrare in un sistema e non farsi coinvolgere. Ci vuole esperienza e scaltrezza, e più in generale un livello culturale che temo il nostro Paese abbia perso. Non basta l'onestà nuda e cruda intesa come rispetto della legge. Quelle che stanno approvando, infatti, sono incostituzionali e devono essere criticate. Ci vuole un'onestà intellettuale che è tutta da ricostruire".

È l'onestà intellettuale la chiave?
"Per tornare sulla retta via ci vuole tanto coraggio, tanta determinazione e la consapevolezza che quando combattiamo facciamo una vita piena, sana e dignitosa. Viceversa, cercando di evitare i problemi, ci condanniamo a un'esistenza misera e squallida. Io ho girato l'Italia negli ultimi nove mesi e quello che ho trovato è un popolo depresso. Gli italiani sono ridotti a una chiavica, privi di vitalità".

Lo schock provocato dal referendum greco è stato positivo?
"Credo di sì, ma la punizione ha dato una spinta nell'altra direzione. È evidente a tutti che sono state prese decisioni atte a intimidire e inibire il ricorso alla democrazia. Sarebbe importante che altri popoli reagissero".

Il popolo italiano ha paura?
"Abbiamo tutti paura, è per questo che non reagiamo. Questa cosa gli italiani non la ammettono, perché è oggettivamente umiliante. Si preferisce darsi spiegazioni fumose ricorrendo a citazioni o a presunti economisti. Ma sono chiacchiere per evitare di guardare in faccia la realtà. Non dobbiamo avere paura di cambiare".

Se dovessi scendere a un compromesso, pur di liberarti dalla mafia, a cosa rinunceresti?
"Non scenderei ad alcun compromesso. Ogni volta che ho dovuto fronteggiare situazioni difficili mi sono dovuta informare per difendermi e capire. E per realizzare le mie idee ho dovuto attrezzarmi. Non ho mai rinunciato a nulla. Quando decidi di affrontare la paura, anziché scappare, diventi una persona più forte e determinata. Rischiando qualcosa si guadagna sempre molto di più".

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