La cultura non è un prodotto. Sul copyright una mezza occasione persa

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Il Parlamento europeo, che nell'immaginario dovrebbe essere un'istituzione progressista vicina agli interessi dei cittadini, ha approvato, nel corso dell'ultima plenaria, un testo reazionario, contenente principi contrari al mercato unico digitale. La grande coalizione in salsa europea, Popolari (PPE, Forza Italia) - Socialisti (S&D, Partito Democratico) - ALDE (Liberali), ha colpito ancora. Tutti a parole dicono di voler difendere e tutelare gli autori ed i creatori, di essere a favore delle nuove tecnologie e del mercato digitale unico, ma poi alla prova dei fatti non è così. Gli autori e i creatori sono, infatti, spesso citati strumentalmente per difendere altri interessi e rendite di posizione; le nuove tecnologie sono sovente osteggiate, perché in grado di determinare un riassetto degli interessi e delle posizioni presenti sul mercato. E l'obiettivo della realizzazione del mercato digitale unico viene solo sbandierato quando fa comodo senza però perseguirlo concretamene. Quello sul copyright è un problema emblematico da questo punto di vista.

UN'ATTESA VANA
C'erano grandi aspettative sul "rapporto Reda", che provenendo da un'esponente del partito pirata avrebbe dovuto essere se non rivoluzionario, almeno innovativo. Purtroppo, non si ritrova niente di ciò anche a causa degli emendamenti presentati dai partiti più conservatori e reazionari (vedi sopra). In generale, l'approccio utilizzato è contraddistinto da una forte ideologia neoliberista: il punto di vista che prevale è quello delle grandi imprese e del business (si citano i punti di PIL ed i posti di lavoro che si creerebbero, ed il mantra della crescita è ricorrente). Si è addirittura arrivati ad affermare con enfasi che il diritto di proprietà privata sia il fondamento della società moderna.

LA CULTURA SVILITA
La cultura viene presentata come un prodotto da commercializzare e fruibile solo dietro pagamento e vi è troppo poco spazio per la tutela dei diritti degli utenti, per la cultura come strumento di elevazione sociale, nonché per la libera circolazione e divulgazione della conoscenza. Si afferma il principio della territorialità, si decanta la bontà e la valenza delle licenze multi-territoriali e si giustificano pratiche quali il "geo-blocking": tutti aspetti che contrastano apertamente con l'idea di mercato digitale unico. Si paventa inoltre l'introduzione della responsabilità degli intermediari digitali (piattaforme) e dei service provider e si punta su un enforcement cosiddetto robusto, senza considerare gli effetti nefasti che si potrebbero produrre sui diritti fondamentali, nonché la sua frequente inefficacia.

VINCOLI DEBOLI
Troppo deboli e poco incisivi sono i richiami alla necessità di introdurre delle eccezioni obbligatorie, almeno per quanto concerne le più importanti come quelle a favore dell'istruzione, della ricerca, dei musei e delle biblioteche ed a tutela dell'interesse pubblico più in generale. Le idee e l'approccio del MoVimento 5 Stelle sono totalmente diverse e si pongono come alternativa moderna, realizzabile e di respiro europeo. Il diritto d'autore è un tema troppo importante - specie in un società dell'informazione come la nostra - per potersi accontentare di una visione così riduttiva.

QUALCHE NOTA POSITIVA
Ci sono però anche delle buone notizie che emergono grazie al lavoro del Movimento 5 Stelle. Anzitutto è stato rafforzato il potere contrattuale degli autori, artisti interpreti ed esecutori, a scapito di editori e produttori. Le biblioteche, inoltre, saranno autorizzate a digitalizzare le opere a scopo di consultazione, catalogazione e archivio. Parliamo di un emendamento voluto per rendere possibile il salvataggio e la conservazione delle opere antiche e preziose, e il più facile accesso ai cataloghi delle biblioteche storiche, come quelle universitarie di tutta Europa.
È stato poi introdotto il principio di trasparenza nel "diritto di prelievo" per copia privata: quando compriamo un iPhone, un iPad o qualsiasi dispositivo di fruizione di "contenuti", paghiamo un sovrappiù dettato dal fatto che potremmo caricarci contenuti protetti da diritto d'autore. In nome della trasparenza, da oggi, viene riconosciuto il diritto di sapere quanto e perché. L'informazione dei cittadini è il vero potere.

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