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La flessibilità è un mantra a cui ci si aggrappa quando non si vuole ammettere che le costrizioni imposte dai trattati europei sono inaccettabili. Lo sa bene il nostro Primo Ministro e il suo vassallo Pier Carlo Padoan, che si atteggiano come grandi statisti o, peggio, illustri economisti, quando in realtà altro non fanno che giocare con i bilanci. L'Italia non è in ripresa, l'unica cosa che da anni la tiene a galla sono il sangue e il sudore delle spremutissime PMI, unica linfa vitale della penisola. I bilanci sono "legalmente" truccati, stiamo procrastinando l'inevitabile e prima o poi qualcuno (mercati, Merkel, creditori o debitori) verrà a bussare alla nostra porta per chiedere conto delle malefatte. Nel documento esclusivo che vi proponiamo, emerge come Pier Carlo Padoan non abbia voluto applicare la cosiddetta flessibilità all'Italia, rifiutandosi d'implementare la "Investment Clause".

OCCHIO NON VEDE, CITTADINO DUOLE
La famosa flessibilità tanto sbandierata come conquista del Governo Renzi, consiste appena in due semplici clausole, la "Structural Reform Clause" e, appunto, la "Investment Clause". Che, peraltro, sono state preparate dalla Commissione Europea senza consultare alcun governo nazionale. L'Italia, vista la criticità delle sue condizioni macroeconomiche e gli sforzi immensi sostenuti dai cittadini per porne rimedio, era il solo paese dell'intera Unione Europea a poter beneficiare delle due clausole. Con la prima, che è stata applicata, si è potuto evitare di "contabilizzare" sul bilancio alcune riforme strutturali. Con la seconda, che non è stata inspiegabilmente richiesta dal nostro ministro delle finanze, erano concessi investimenti veri fuori dai conteggi di bilancio. Qual è la ragione di una strategia tanto miope, attuata proprio in uscita dal semestre europeo italiano?

NEL DETTAGLIO
La richiesta della "Investment Clause" comporta una deviazione dall'MTO, ovvero dai bilanci di medio termine, dello 0,4% del PIL. Infatti, la deviazione massima concessa all'Italia è pari all'1,5% del PIL, di cui lo 0,7% è già stato sfruttato. Lo spazio rimanente sarebbe stato notevole, ben lo 0,8% del PIL di cui è stato sfruttato solo lo 0,4% grazie alla "Structural Reform Clause". Considerando poi che la "Investment Clause" include la politica di coesione (oltre che le spese infrastrutturali) questa mancata richiesta del governo comporta una perdita netta di benessere e una mancata possibilità di dare una spinta all'economia reale.

LA RICERCA DEL CONSENSO
In una situazione tanto critica, quale persona che ha a cuore il bene del proprio Paese potrebbe rinunciare a una anche minima deroga all'austerità? La strategia di Pier Paolo Padoan, però, non è così folle come potrebbe apparire. Secondo fonti interne della Commissione Europea, il ministro delle finanze italiano sa bene che l'Italia avrebbe bisogno come l'acqua nel deserto della "Investment Clause" e sa altrettanto bene che era l'unico Stato della UE ad aver fatto gli sforzi necessari (o bagni di sangue) per potervi accedere. Ma Pier Carlo Padoan si è tenuto questa carta per l'anno prossimo, perché il Primo Ministro avrebbe previsto un calo del consenso sul lungo termine. E la deroga sulla flessibilità da sbandierare come scalpo dell'Europa potrebbe fargli recuperare un paio di punti percentuale sul Movimento 5 Stelle. Stanno giocando con la nostra vita pur di non abbandonare la loro poltrona, circondata dal solito marciume all'italiana, dove tutto non cambia. Mai.

Alcuni stralci del documento:
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