Dal "Greferendum" al "Grimbo", il NO che cambia l'Europa

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Questa volta li hanno fatti arrabbiare davvero, i greci. Nonostante la propaganda del terrore propugnata dalla Troika nel corso dell'ultima settimana, i cittadini hanno deciso di rifiutare questo modello d'Europa basato sul debito e sul ricatto. Romanticamente, rifacendosi a corsi e ricordi storici, potremmo dire che non è un caso che questo BOOM di democrazia sia esploso nella patria dell'Europa. Dove tutto è cominciato. Ma lasciando da parte il cuore, il voto ellenico merita di essere analizzato a livello politico e - passateci il termine - filosofico. In fondo, se in tedesco "debito" e "colpa" si traducono con lo stessa parola (schuld) c'è un motivo.

IL PRECEDENTE STORICO
Tsipras si è giocato il tutto per tutto ed ha vinto, anzi trionfato. Dal punto di vista politico quella vissuta dal Primo ministro è una legittimazione epocale, lo pone di fatto come un gigante in quello che sarà il prossimo Eurogruppo convocato per domani dai vertici europei. Il NO dei greci è poi straordinario perché segna un precedente storico. Un popolo di circa 10 milioni di abitanti ha sfidato apertamente l'Europa della finanza, quella che la BCE e il FMI hanno costruito e plasmato. La stessa Europa che ha gettato nella disperazione non solo gli ellenici, ma l'intero Sud del continente. Una sfida impari combattuta e vinta con l'unica arma che i tecnocrati ancora non sono riusciti ad abbattere: il referendum. Ovvero, l'ultimo baluardo di democrazia rimasta agli Stati sovrani privati da piani (diabolici) volti a cessioni di sovranità sempre maggiori, e sempre più silenziose.

UN'UNIONE FONDATA SUL NULLA
Nemmeno le decisioni del vile Mario Draghi sono bastate a spaventare i greci. La chiusura delle banche elleniche verrà ricordato come un'ultima e disgustosa mossa per mettere spalle al muro la democrazia. Altrove, e qui dovremmo farci un esame di coscienza noi italiani, queste misure avrebbero portato ad una netta vittoria del sì. Ma questa volta la percezione e l'umore del popolo erano diversi. La dittatura di stampo imperiale è venuta fuori con gli unici argomenti di cui dispone (la propaganda del terrore) mettendo in mostra il nulla che pervade l'Unione Europea: in termini di solidarietà, in termini macroeconomici e in termini politici. Il più grande fallimento della Troika è stato non dare una sola buona ragione ai greci per votare sì, se non il ricatto.

LA FINE DEGLI STATI UNITI D'EUROPA
Ma il popolo greco è orgoglioso e consapevole della propria identità. Ha resistito a secoli di dominazione ottomana, nella Seconda Guerra Mondiale ha combattuto senza paura gli italiani e i tedeschi di Hitler. È un popolo che quando viene minacciato reagisce unendosi e ribellandosi. Ci dispiace per gli economisti che storceranno il naso, ma in questa Europa bisogna tenere conto, eccome, delle nostre culture e differenze. D'altronde, basta fare il conto delle lingue ufficiali dell'Unione (che sono ben 24) per rendersi conto che non saremo mai come gli Stati Uniti d'America o la Russia. Per questo il sogno, anzi l'incubo, di creare gli Stati Uniti d'Europa è uno stortura tanto storica, quanto antropologica.

CHI DOVREBBE ANDARSENE
Qualunque strada decideranno di percorrere ora Tsipras e l'Eurogruppo, è certo che questo modello di Unione Europea ha fallito su tutti i fronti. Se fossero coerenti dovrebbero dimettersi istantaneamente tutti i protagonisti sconfitti dal referendum, senza più usare la favoletta di stampo draghiano "non siamo attori politici". Dovrebbero essere defenestrati, per ovvie incapacità nella gestione del negoziato: Mario Draghi - presidente della BCE -, Angela Merkel - cancelliera tedesca -, Wolfgang Schäuble - Ministro delle Finanze tedesco -, Jeroen Dijsselbloem - presidente dell'Eurogruppo -, Donald Tusk - presidente del Consiglio Europeo - e l'impresentabile Jean-Claude Juncker, presidente della Commissione Europea. Sono loro i veri decisori di questa Europa fondata sul nulla dei Trattati.

L'EUROPA DEVE GETTARE LA MASCHERA
L'aspetto più critico del voto ellenico è proprio questo. I grandi tecnici che fino ad una settimana fa sogghignavano alla parola democrazia, dovranno gettare la maschera e mostrarsi per ciò che sono realmente. Cedendo alle richieste di Tsipras e, soprattutto, rinegoziando una fetta del debito greco, implementando politiche d'ampio respiro e non punitive e stimolando la crescita economica, dovranno rinnegare quindici anni di inutile e folle austerity. Se invece continuerà la politica dei falchi, senza alcuna legittimazione democratica sia interna che esterna, la conseguenza ultima sarà il fallimento della Grecia che si tradurrà in un'uscita di Atene dall'Euro. E qui la sconfitta sarebbe ancora più bruciante, perché il tabù dell'uscita dalla moneta unica sarebbe finalmente infranto.

INTANTO SIAMO NEL GRIMBO
Gli analisti di Citi all'inizio di questa settimana hanno inviato una nota intitolata "Le banche e il Grimbo", evidenziando un periodo di limbo politico ed economico che si verificherà a prescindere dall'esito del voto referendario. "La Grexit non è lo scenario base di Citi ma i rischi sono aumentati. Se una Grexit dovesse accadere, ci aspettiamo che sia dopo un lungo periodo di "Grimbo" (la Grecia in un limbo economico e finanziario). In uno scenario negativo, una completa nazionalizzazione delle banche non può essere esclusa. Ci aspettiamo il persistere di una qualche forma di controllo sui capitali per il prossimo futuro".

Palla al centro. Il popolo ha deciso.
L'Europa deve cambiare.
Anzi, per fortuna, l'abbiamo già cambiata.


PS. Una domanda sorge spontanea: ma dov'è il Primo Ministro di quel Paese che ha il secondo debito pubblico più alto d'Europa e che nel corso dell'ultimo voto sulla "governance economica" ha imposto ai suoi di scegliere in favore dell'austerità?

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